Hacker in azione, Cremlino sotto attacco

I conflitti informatici si combattono nell’ombra, ma nel caso dell’invasione russa dell’Ucraina, è un gruppo che si fa chiamare Anonymous a fare la dichiarazione di guerra più potente. Come racconta il The Guardian il collettivo di hacker ha twittato da un account collegato ad Anonymous, @YourAnonOne, di avere nel mirino il regime di Vladimir Putin.

Lo stesso gruppo ha rivendicato il merito di numerosi attacchi informatici che hanno fatto crollare i siti web del governo e quello di Russia Today, il notiziario statale. Gli attacchi DDoS sembravano ancora funzionare domenica pomeriggio, con i siti ufficiali del Cremlino e del Ministero della Difesa ancora inaccessibili.

Anonymous ha anche affermato di aver violato il database del Ministero della Difesa, mentre domenica è stato affermato che il gruppo ha violato i canali della TV di stato russa, pubblicando contenuti pro-Ucraina tra cui canzoni patriottiche e immagini dell’invasione.

Radar da aggiornare a Vardo in Norvegia, abitanti sul piede di guerra

L’aggiornamento del radar americano nella città polare norvegese di Vardø, a 28 chilometri dal confine con la Russia, sta suscitando malcontento tra la popolazione locale. Lo rivela l’edizione italiana di Sputnik News che ha ripreso una notizia lanciata dall’emittente pubblica norvegese NRK, il potenziamento del sistema radar americano nella contea di Finmark, la più settentrionale del Paese, starebbe creando malumori e timori nella popolazione locale.

Lo scorso fine settimana, il cargo americano Ocean Freedom di 153 metri, è arrivato a Vardø con la seconda fornitura di apparecchiature di intelligence direttamente da Portland, nel Maine. L’intera banchina di Vardø è rimasta chiusa con alti recinti di metallo e l’intera aera severamente sorvegliata da personale militare e civile. La consegna speciale è stata poi scortata dalla polizia e blindata.

Pare non sia stato uno spettacolo gradito ai tranquilli abitanti del villaggio, per lo più pescatori, che si sentono sempre più presi in mezzo ad una lotta tra superpotenza che non li riguarda. Il residente locale Stig Nilsen, intervistato dall’emittente, ha descritto la situazione come “pura guerra”. Ha ipotizzato che le attrezzature statunitensi potrebbero essere usate per bloccare gli aerei russi.

“È semplicemente una minaccia per la città. È assolutamente terribile”, ha detto Nilsen a NRK. Un altro uomo del posto, Asle Kristiansen, ha messo in dubbio la legalità del potenziamento, sottolineando che ci sono almeno 2.000 persone che vivono attorno al nuovo radar.

“Come potremmo salvare le nostre vite se dovesse succedere qualcosa, non riesco a capire. Non avremo nulla in cambio per tutto questo. Vedo solo svantaggi in questa storia. Rende insicura l’intera comunità qui a Vardø. Ti senti confuso e triste quando ci pensi”, ha detto Kristiansen. Ronny Bjørklund, che vive a 200 metri dai sistemi radar, vede Vardø come possibile bersaglio in caso di conflitto. “Prima di tutto, questa è una provocazione contro i nostri vicini ad est. In secondo luogo, siamo un bersaglio facile da bombardare, se dovesse succedere qualcosa. Non è affatto buono”, ha detto Bjørklund. Il sindaco di Vardø, Ørjan Jensen, ha affermato che, sebbene personalmente non si preoccupi, potrebbe però comprendere le preoccupazioni dei residenti.

“Il sistema radar è una spina negli occhi della Russia. Non è del tutto improbabile che una situazione del genere possa portare ad una crisi a Vardø ”, ha riflettuto Jensen. Il sindaco ha anche dichiarato di aspettarsi che il Ministero della Difesa adotti misure per migliorare la sicurezza del sistema radar e per rafforzare le misure in caso di evacuazione. Il Ministero della Difesa è a conoscenza delle critiche locali e lavora “in buon dialogo con il comune”. Secondo il ministero, il sistema radar sarebbe importante per “salvaguardare la Norvegia e i suoi interessi nazionali”. Secondo la consigliera del Ministero della Difesa, Marita Isaksen Wangberg, la modernizzazione, che è in corso da diversi anni, non cambierà la missione radar o in qualche modo aumenterà le tensioni militari nel nord.

“Il dopo”, l’analisi di Franco Floris post Covid 19

Il dopo… Non sono previsioni fumose, tratte da qualche film di fantascienza, quello che ci spetterà dopo questa devastante pandemia, non illudiamoci, non sarà rose e fiori, non sarà più come prima! Tuttavia impariamo a vedere positivo anche in questo momento difficile: l’evento coronavirus prendiamolo come un avvertimento, un monito per tutti noi, all’umanità, a non proseguire su questa strada che ancora oggi infierisce sull’ambiente naturale in un modo tale da mettere a rischio la stessa sopravvivenza di noi umani.
Diamo finalmente vita a tutti quei progetti che menti illuminate hanno realizzato da anni per una sostenibilità non solo ambientale, ma anche economica tra tutti i popoli della Terra. Non dobbiamo temere di affrontare al buio il dopo coronavirus, le soluzioni esistono ed anche esempi importanti, si tratta ora di coinvolgere tutti i cittadini del pianeta, non certo gli attuali padroni delle finanze, delle energie e delle politiche planetarie, ma gente come noi che aspira a lasciare un mondo vivibile ai propri figli e nipoti. Si pensi che solo il 5% di tutta l’umanità decide per noi, ma non lo fa per il nostro bene, lo fa solo per il proprio tornaconto, sia esso economico o di potere politico. Purtroppo noto che ancora i politici nel mondo si muovono e si comportano come se nulla fosse cambiato, nessun cambio di passo, nessuna nuova strategia, le visioni sono sempre legate al passato. Nord-Sud, Russia, Stati Uniti d’America e Cina con il solito scacchiere, gli imperi contro gli altri e guerra tra di loro.
Questi “signori” non hanno capito che bisogna cambiare rotta, siamo tutti nella stessa barca (pianeta) e dobbiamo constatare che le risorse stanno finendo, che la crescita non c’è più, che i cambiamenti climatici ci sono e gli effetti si sentono già chiaramente, ecc. ecc. In tutto questo è chiaro che la cosiddetta società consumistica ha clamorosamente fallito. Essa è servita solo ad arricchire i soliti “illuminati” e ad impoverire la maggior parte degli abitanti del pianeta; non solo, ma questa nostra società non è stata capace di scongiurare le infinite guerre “dei poveri” che continuano ad insanguinare il Sud del mondo. E allora? Cerchiamo di ripartire con nuove regole, quelle utili a ridonare equilibrio tra natura e uomo.
Rivediamo le nostre economie, abbandoniamo definitivamente l’economia lineare per quella circolare o comunque ecosostenibile. Rimoduliamo il concetto di distribuzione delle ricchezze sul nostro pianeta, evitiamo di assistere a sprechi di risorse terrestri solo perché c’è qualcuno che ha tanti soldi da sfruttarle. Questo è il sogno di ognuno di noi per una società equa, non oppressiva e in armonia con la natura, ovviamente questa è la visione più macroscopica, scendendo con i piedi per terra, nel nostro piccolo, ricordiamoci di aver promesso di “fare la nostra parte”, limitando al massimo di ferire con la nostra impronta ecologica negativa Madre Terra. Ridimensioniamo quindi i nostri atteggiamenti verso questa riconversione della società umana.
In parole povere cominciando dalle piccole cose come ad esempio: prendere mezzi di trasporto meno inquinanti, produrre il meno possibile rifiuti, riutilizzare oggetti che altrimenti sotto la spinta consumistica saremmo stati obbligati a buttar via, bandire dalle nostre tavole prodotti agricoli che fanno uso indiscriminato e incosciente di fitofarmaci, ridurre l’uso delle carni, ecc. ecc. Ma soprattutto quando andiamo a votare distinguiamo chi ha usato l’ambiente solo per avere qualche voto in più, da chi invece ne ha fatto una vera missione di salvaguardia ecologica. Dobbiamo, infine, non dimenticare che non è più tempo di rinviare il nostro impegno, grande o piccolo che sia, nei confronti dell’ambiente, è giunto invece il momento di agire, di fare. In caso contrario dobbiamo accettare, senza più lamentarci, altre situazioni come questa che stiamo vivendo in questi giorni e, dal punto climatico, accettare disastri sempre più gravi.

Franco Floris, presidente nazionale di Accademia Kronos

Il 13 febbraio é la giornata mondiale della radio

Un giorno arrivò la televisione. E i soliti profeti della tecnologia proclamarono la fine della radio, fino ad allora signora incontrastata dei media. Poi arrivò Internet. E i soliti profeti sentenziarono l’ennesima fine della radio.

Invece no, questo strumento che deve la paternità a un italiano, Guglielmo Marconi, è ancora più che presente nella vita di tutti i giorni di centinaia e centinaia di milioni di persone in tutto il mondo. Lo racconta Giampiero Bernardini su Avvenire.

La radio, insomma, è capace di adattarsi ai cambiamenti e di sfruttare anche internet (con lo streaming o il podcast sul cellulare) e pure la televisione dove la radio si ascolta e si vede, con il Dj che diventano anche personaggi televisivi.

Per questo ogni anno, il 13 febbraio, si celebra la Giornata mondiale della radio, promossa dall’Unesco, che quest’anno ha per argomento la diversità.

La diversità, oltre a quella della tecnologia, può essere quella dei contenuti e degli obiettivi. Si va dall’emittente comunitaria a quella commerciale. Da quella specializzata che trasmette solo rock jazz o informazioni economiche, alla radio generalista con tante canzoni, chiacchiere e qualche spazio informativo.

Ma ci sono anche tante differenze a a livello geografico e sociale. Le vecchie onde medie, ad esempio, oggi sono poco usate in Italia, ma sono ancora ben presenti e ascoltate in Paesi come Spagna e Stati Uniti, nonostante le nuove tecnologie. In Norvegia invece sono state abbandonate da tempo. Anzi in questa nazione nordica sono state lasciate anche le FM, a parte le radio più piccole locali, ed ora il grosso della programmazione radiofonica viaggia sul digitale, il Dab+. L’esempio della Norvegia sarà seguito presto dalla Svizzera.

In Italia il digitale invece fatica ad avanzare mentre le FM sono sovraffollate, mancando anche una programmazione nazionale e regionale delle frequenze. A Milano, ad esempio, più radio possono essere ascoltate su due o più frequenze, con la riduzione dello “spazio” disponibile per nuove radio e uno spreco energetico per ogni singola emittente.

In altri Paesi, e non sono pochi, la radio è ancora l’unico mezzo, almeno in certe aree, per rimanere informati su quello che accade nella regione e oltre. Lo streaming telefonico, ad esempio in molte zone rurali africane o asiatiche, o in luoghi devastati dalle guerre, non è spesso accessibile, o comunque non è affidabile oltre ad essere costoso.

L’Onu, sottolinea come la radio sia un mezzo di comunicazione a basso costo, particolarmente adatto per raggiungere comunità isolate e persone vulnerabili (gli analfabeti, le persone con disabilità, i giovani, i poveri). «Fornisce a tutti, indipendentemente dal livello di istruzione, l’opportunità di partecipare al dibattito pubblico», evidenziano le Nazioni Unite.

In più, in luoghi come il Burkina Faso, ad esempio, dove esistono oltre 154 emittenti, il legame della popolazione nei confronti di questo strumento resta forte perchè permette alle persone anche nelle zone più remote di conoscere ciò che fa notizia nel paese.

Dunque, nonostante l’evoluzione delle tecnologie e dei modelli di consumo, la radio rimane una voce. Una voce che sembra parlare solo per noi. «Con questa giornata internazionale – spiega il Segretario delle Nazioni Unite, Antonio Guterres – rendiamo omaggio al potere duraturo della radio, che contribuisce alla promozione della diversità e alla costruzione di un mondo più pacifico e unito».

Durante la fase di riorganizzazione dei media vaticani i vescovi africani fecero sentire la propria voce perché non fossero chiuse le trasmissioni in onde corte, che in Occidente sono usate sempre meno. Fecero notare che era l’unico modo per portare la voce del Papa in tante aree remote e povere del loro continente.

Oggi sul mercato si trovano molti tipi di “radioline” con le onde corte a costo molto basso e queste frequenza permettono di raggiungere aree remote anche da distanze notevoli. La richiesta dei pastori fu ascoltata e attualmente la Radio Vaticana è sempre attiva sulle onde corte in particolare per coprire determinate aree. Non solo africane. Ad esempio sono diverse le trasmissioni verso l’Asia in cinese, vietnamita, hindi, malayalam, tamil ma anche russo. E poi ci sono le trasmissioni in arabo.

È beneo ricordare che un ascoltatore, ad esempio della Radio Vaticana, via internet può essere facilmente individuato dalle autorità governative. (Ma anche bloccato, come può esserlo quello via satellite). E che in determinati casi l’ascoltatore può trovarsi la polizia in casa, con le consegue immaginabili in alcuni Paesi poco tolleranti anche sul fronte religioso.

Il fatto che le comunicazioni, non solo radio in streaming ma anche via social, su Internet possano essere “intercettate” con l’individuazione degli ascoltatori e bloccate, fa sì che ancora oggi, come ai tempi della Guerra fredda, le campagne di propaganda politica passino ancora in parte sulle onde radio, onde medie e corte in particolare.

Gli Stati Uniti, solo per fare un esempio, finanziano tuttora diverse emittenti che “sparano” parole e musica contro quelli che Washington considera dei nemici. Come Radio Martì che trasmette in modo massiccio verso Cuba. Oppure Radio Farda, in farsi, destinata al territorio iraniano. Ma c’è anche Radio Liberty, già molto attiva dal 1953, che continua ad operare in onde medie dalla Lituania con trasmissioni per ascoltatori in Russia e Bielorussia.

La radio è utilmente coinvolta, infine, nei sistemi di comunicazione di emergenza e nell’organizzazione dei soccorsi in caso di calamità. I collegamenti tramite il cellulare possono venire a mancare per il danneggiamento dei ponti telefonici (che sono sempre una forma di radio). Nel caso della tragedia di Rigopiano, nel gennaio 2017, non fu possibile chiamare col telefonino l’albergo per chiedere come andasse. Passò del tempo prezioso prima che scattassero i soccorsi. E anche i soccorritori in avvicinamento non erano in grado di comunicare con quelli dell’albergo. Per questo molte baite e rifugi in montagna sono dotate di radio ed esistono dei canali di emergenza.

La Protezione civile conta anche sul lavoro di gruppi di radioamatori addestrati a ristabilire le comunicazioni, utilizzando le frequenze più opportune, in caso di calamità naturali. Ad esempio in caso di terremoto tra i municipi e prefetture per coordinare al meglio i primi soccorsi, che spesso sono decisivi per salvare le persone rimaste sotto le macerie.

In Russia la rinascita del convento San Teodoro a Pereslavl-Zalesskij

All’inizio del XX secolo, il chimico e fotografo russo Sergej Prokudin-Gorskij inventò un complesso procedimento per ottenere vivide e dettagliate fotografie a colori (vedi il paragrafo in basso). Voglioso di utilizzare questo nuovo metodo per documentare la grande varietà architettonica dell’Impero russo, intraprese numerosi viaggi nel periodo compreso tra il 1903 e il 1916. Lo racconta Russia Beyond.

La sua visione della fotografia come forma di educazione e di comprensione dell’esistente si è espressa con particolare chiarezza attraverso gli scatti di monumenti architettonici delle città storiche a nord-est di Mosca che formano il cosiddetto “Anello d’Oro”.

Tra queste spicca Pereslàvl-Zalèsskij (attuale popolazione: 38.700 abitanti), che Prokudin-Gorskij visitò nel 1911. Il mio lavoro di documentazione in città va invece dal 1980 al 2019. Secondo le fonti ufficiali, la città fu fondata nel 1152 dal principe Jurij Dolgorukij, che è anche considerato il fondatore di Mosca (nel 1147). Coloni provenienti dalla capitale medievale di Kiev si erano trasferiti in quest’area fin dall’inizio del XII secolo e si ritiene che il nome della città derivi dalla città di Perejaslavl (oggi Perejaslav-Khmelnitskij), vicino a Kiev. L’aggiunta di “Zalesskij” (“Oltre le foreste”) suggerisce che il nuovo insediamento si trovava in una fertile zona di campi e foreste nella Russia centro-settentrionale.

Delle numerose istituzioni monastiche della città, Prokudin-Gorskij dedicò molta attenzione al Monastero Fjodorovskij (di San Teodoro), situato nella periferia sud-ovest della città, vicino alla via che conduce a Mosca e convertito in convento femminile a metà del XVII secolo. La tradizione vuole che il Monastero Fjodorovskij si trovi sul campo di una feroce battaglia tra Mosca e Tver, la cui rivalità è una delle lotte chiave nella storia russa, durante i due secoli successivi all’invasione mongola del 1237-41.

A cavallo del XIV secolo, la posizione strategica di Pereslavl-Zalesskij sul fianco nord del principato moscovita attirò l’attenzione ostile del principato di Tver. Di conseguenza, avvenne una battaglia vicino a Pereslavl, durante la quale le forze del principe Jurij Danilovich di Mosca sconfissero le schiere del principe Mikhail Jaroslavich di Tver (1271-1318) l’8 giugno del 1304. Nel calendario della Chiesa Ortodossa questo giorno è consacrato a San Teodoro (Fjodor in russo) di Amasea, un ufficiale romano martirizzato per la sua fede cristiana nel 319 e considerato il santo patrono dei guerrieri. In segno di gratitudine per la sua vittoria contro Tver, il principe Jurij fondò un monastero e lo dedicò a San Teodoro. Va aggiunto che circa 14 anni dopo, il principe Mikhail di Tver fu ucciso per ordine di Mosca dall’onnipotente Khan Uzbek dell’Orda d’oro mongola. Il principe Mikhail fu canonizzato come martire dalla Chiesa nel 1547.

Fino al XVI secolo, ci sono poche informazioni sul Monastero Fjodorovskij. Probabilmente fu saccheggiato, insieme al resto della città, dal mongolo (tataro) Khan Tokhtamysh, durante la sua invasione della Russia del 1382. A metà del XVI secolo, Ivan il Terribile, frequente benefattore di Pereslavl-Zalesskij, diede supporto al monastero con la costruzione di una grande chiesa in mattoni, dedicata a San Teodoro.

Questa struttura monastica centrale era, in effetti, un’offerta votiva in occasione della nascita del secondo figlio di Ivan, Fjodor, nel 1557. Secondo i resoconti tradizionali, la moglie di Ivan, Anastasia Romanova, diede alla luce Fjodor vicino al monastero in un sito che sarebbe stato commemorato da una cappella in mattoni (fotografata da Prokudin-Gorskij). Con la morte di Fjodor nel 1598, la prima dinastia russa, quella dei Rjurikidi, terminò. Sebbene priva della forma stravagante di San Basilio sulla Piazza Rossa, la Cattedrale di San Teodoro è un punto di riferimento nel consolidamento dell’architettura ecclesiastica moscovita del XVI secolo. La sua massiccia struttura in mattoni sale su fino cinque cupole , secondo uno schema architettonico tipico per l’inizio del XVI secolo.

Le facciate sono tripartite, e ognuno di questi elementi culmina in un timpano semicircolare, noto come zakomara. Il lato est è costituito da un’abside divisa in tre parti, con l’altare maggiore al centro. Il lato ovest ha un nartece, successivamente convertito in galleria.

Nel corso dei secoli, la cattedrale fu modificata numerose volte. Per facilitare la manutenzione, i timpani zakomara curvi furono ricoperti nel 1800 con un tetto in metallo a quattro pendenze che è parzialmente visibile nella vista nord-occidentale di Prokudin-Gorskij dell’insieme architettonico. Durante i restauri della cattedrale nel 1880, delle cappelle furono aggiunte a nord e sud. Contengono altari secondari dedicati all’icona della Vergine di San Teodoro e, dal 1903, a San Serafino di Sarov.

L’interno della cattedrale fu dipinto nel tardo XVI e nel XVII secolo, ma gli affreschi furono danneggiati dagli incendi. Una riverniciatura degli interni nella prima metà del XIX secolo subì gravi danni durante il periodo sovietico. Tuttavia, sono sopravvissuti grandi frammenti, come mostrano le mie fotografie. Quando e perché il monastero Feodorovskij è diventato un convento? Nel 1608, la città e i suoi monasteri furono saccheggiati dalle forze polacco-lituane, durante l’interregno dinastico noto come Periodo dei torbidi. Furono necessari decenni per riprendersi dalle distruzioni, e alla metà del XVII secolo, il monastero si trovò di fronte a un drastico calo di monaci.

Dopo un’epidemia di peste nell’area, all’inizio degli anni Sessanta del Seicento, in città rimasero molte donne e ragazze sole, la cui unica possibile fonte di sostegno era la chiesa. La mancanza di spazio nei conventi esistenti e il forte bisogno degli indigenti portarono alla decisione del patriarca, sostenuta dallo zar Alessio Mikhailovich, di convertire il monastero maschile, in gran parte vuoto, in un convento femminile nel 1667.

Successivamente, il convento Fjodorovskij divenne un luogo molto vitale e nel XVIII secolo fu un centro d’avanguardia per la tessitura, il ricamo, la ceramica e la pittura di icone. Pietro il Grande, un frequente visitatore di Pereslavl-Zalesskij, conobbe la badessa Natalja Vzimkova e fece donazioni al convento. Si interessò anche in modo particolare allo sviluppo della produzione di tessuti del convento. Il convento ricevette ulteriori donazioni dall’amata sorella di Pietro, Natalia Alekseevna, figlia dello zar Alessio e di Natalia Naryshkina (altra sostenitrice del convento). Con il suo appoggio, il convento si arricchì di una chiesa refettorio, dedicata alla Presentazione al tempio (1710) e di una chiesa infermeria, dedicata all’Icona della Vergine di Kazan (1714), fotografata da Prokudin-Gorskij.

Due ali di chiostri in mattoni, originariamente costruite nel XVII secolo e ricostruite nel XIX secolo, sono state ora riportate alla loro forma del XVII secolo. Nel 1681, il territorio del convento era racchiuso da un muro di mattoni che è magnificamente visibile nella vista da sud-ovest di Prokudin-Gorskij, ora quasi interamente oscurata dagli alberi lungo la strada per Mosca.

Sebbene non vi fossero risorse sufficienti per costruire la abituale chiesa sopra la porta d’ingresso principale, un campanile e una piccola cappella dedicata a San Teodoro con un pozzo sacro, furono edificati qui originariamente alla fine del XVII secolo. Sono in primo piano nella vista nord-occidentale del convento di Prokudin-Gorskij.

Alla fine del XIX secolo, il Convento Fjodorovskij aveva ben 400 suore e novizie sotto la supervisione di Madre Evgenija (1832-1920), che fu madre superiora dal 1875 al 1916. Chiuso nel 1923, il convento fu utilizzato per vari scopi durante l’era sovietica, tra cui una colonia per bambini abbandonati e alloggi per i lavoratori.

La Cattedrale di San Teodoro continuò a servire le necessità religiose della parrocchia fino alla sua chiusura, nel 1928. Nel 1930, il campanile del convento, costruito nel 1704 e visibile nelle fotografie di Prokudin-Gorskij, fu demolito.
Ritornato alla Chiesa ortodossa nel 1998, il Convento Fjodorovskij è ora di nuovo attivo come centro spirituale. I lavori di restauro hanno prodotto risultati impressionanti, aiutati dal valore documentario eccezionale delle fotografie di Prokudin-Gorskij.

Fagidaze, da Sanremo alla conquista di Russia e Stati Uniti

É un producer di Sanremo che ora punta all’estero per farsi conoscere. Sì chiama Davide D’Andrea, in arte “Fagidaze”.

Ha deciso di espandere il suo stile sul mercato musicale discografico Usa e russo, con due inediti techno music dai titoli Now e Only Person.

“Continua così la sua crescita discografica portando a quattro singoli, più un EP di sei tracce tutte ascoltabili negli store digitali e sul sito personale www.fagidaze.it – si legge in una nota stampa – Questo e un punto di svolta nella crescita musicale dell’artista che gli ha aperto il mercato discografico e americano e russo attraverso due etichette importanti che l’hanno saputo valorizzare. All’orizzonte si vuole concretizzare la volontà di portare le proprie produzioni negli eventi italiani e esteri dal vivo”.

In Russia si potrà viaggiare con un visto elettronico gratuito

Dal 1º gennaio 2021 il regime dei visti elettronici sarà esteso a tutte le regioni russe. Lo ha riferito l’agenzia Ria Novosti, citando un documento firmato dal primo ministro russo Dmitrij Medvedev e lo ha rilanciato il portale Russia Beyond.

La notizia farà fare i salti di gioia a chi sogna un viaggio in Russia senza lungaggini né garbugli burocratici: il provvedimento permetterà infatti di semplificare questa procedura e di ottenere tramite internet un semplice visto elettronico gratuito in soli quattro giorni. Questa tipologia di visto sarà valida 30 giorni e consentirà ai turisti di trascorrere 8 giorni nel paese degli zar.

Questo regime di visti è già valido nell’oblast di Kaliningrad e nell’Estremo oriente (i cittadini italiani lo possono richiedere solo nel primo caso). E dal prossimo 1º ottobre entrerà in vigore anche a San Pietroburgo.

Il provvedimento, che potrebbe portare a una grossa crescita del turismo, sarà valido per i cittadini di 53 paesi, compresi quelli dell’Unione Europea, di Svizzera, India, Indonesia, Iran, Qatar, Cina, Turchia, Arabia Saudita e Giappone.

Formula 1, al via una stagione ricca di emozioni

Rombano i motori. Bolidi pronti ad emozionare ancora una volta gli appassionati della Formula 1. Sarà una stagione straordinaria, da non perdere. Si comincia il 17 marzo in Australia. Tutte le gare europee scatteranno alle 15.10, compreso il Gran Premio di Francia che lo scorso anno iniziò alle 16.10 per evitare la concomitanza con i Mondiali di calcio in Russia. In programma otto weekend nei quali MotoGP e Formula 1 saranno protagoniste insieme. La partenza alle 15.10 evita la sovrapposizione oraria (per le moto confermato il classico orario delle 14.00).

Il calendario da non perdere d’occhio con date e orari di partenza (ora locale)
GP Australia 17 marzo ore 16.10 – (7.10 in Italia)
GP Bahrain 31 marzo ore 18.10 – (17.10 in Italia)
GP Cina 14 aprile ore 14.10 – (8.10 in Italia)
GP Azerbaijan 28 aprile ore 16.10 – (14.10 in Italia)
GP Spagna 12 maggio ore 15.10
GP Monaco 26 maggio ore 15.10
GP Canada 9 giugno ore 14.10 – (20.10 in Italia)
GP Francia 23 giugno ore 15.10
GP Austria 30 giugno ore 15.10
GP Gran Bretagna 14 luglio ore 14.10
GP Germania 28 luglio ore 15.10
GP Ungheria 4 agosto ore 15.10
GP Belgio 1 settembre ore 15.10
GP Italia 8 settembre ore 15.10
GP Singapore 22 settembre ore 20.10 – (14.10 in Italia)
GP Russia 29 settembre ore 14.10 – (13.10 in Italia)
GP Giappone 13 ottobre ore 14.10 – (7.10 in Italia)
GP Messico 27 ottobre ore 13.10 – (20.10 in Italia)
GP Stati Uniti 3 novembre ore 13.10 – (20.10 in Italia)
GP Brasile 17 novembre ore 15.10 – (18.10 in Italia)
GP Abu Dhabi 1 dicembre ore 17.10 – (14.10 in Italia)

Diana Hotel Alassio, il gioiello della Riviera

Una nuova vita attende il Diana Grand Hotel di Alassio grazie a un progetto architettonico importante per la realtà turistica alassina. Già presentato nel corso della conferenza stampa che lo annunciava come nuova location dell’appena conclusa sesta edizione di Un mare di Champagne il nuovo disegno di restyling intende portare il quattro stelle a nuovi splendori, unitamente ad un piano di rilancio per ciò che concerne comunicazione e marketing. Oltre al raffinato Ristorante “Sun Terrace”, il Diana avrà un centro benessere di lusso, spiaggia privata, il Ristorante “La Marina” informale e proprio sul mare, e una ricchissima cantina gestita dal Sommelier Fausto Carrara. Inoltre il palco nella sala principale sarà utilizzato per ospitare eventi musicali e spettacoli durante tutto l’anno.

Obiettivo ben saldo della nuova proprietà quello di mettere a frutto la meravigliosa struttura storica per ritornare in vetta al turismo di alta qualità della Riviera grazie alla tipologia di offerta unita alla naturale posizione strategica. L’Hotel consente di fare un bel bagno al mare e di raggiungere rapidamente Nizza, Monaco e le più belle località del basso Piemonte. Il Diana non vivrà solo nella bella stagione ma sarà anche un rifugio di lusso per il nuovo turismo del business e gastronomico.

Federico Galleani -Responsabile del progetto di espansione del Diana Grand Hotel- conferma la nuova direzione presa da quest’anno: La nuova proprietà ha deciso di avviare diverse attività di miglioramento della struttura alberghiera che si concentreranno in primis sull’offerta balneare con il progetto di una nuova spiaggia ridisegnata ed affiancata da un servizio che spazia dal fitness al semplice cocktail servito direttamente sotto l’ombrellone, i corsi di nuoto in piscina o di cyclette , i sui ristoranti con proposte legate al benessere, il centro benessere la palestra la spa e il centro estetico, aumentando la capacità di parcheggio della struttura che verrà rinnovata ed ampliata nella capacità ricettiva. L’ambiente e la tradizione dell’albergo faranno un salto in avanti, per offrire, al turismo della Riviera, una qualità sempre migliore”.

IL SOGNO IN ANTEPRIMA
Quando si arriverà al nuovo Diana Grand Hotel ci si preparerà a trascorrere una esperienza nuova. Ora una ventata di novità sta per investire l’Hotel pronto a diventare la nuova perla del Ponente ligure. Una nuova filosofia, un nuovo linguaggio tailor made sul target di una clientela esigente che avrà come regola il WELLNESS STYLE e l’ELEGANZA.
La cura estrema dei particolari sarà declinata in mille sfumature dalla nuova gestione: figure altamente professionali e consulenti di nicchia nel food e nel beverage, nell’intrattenimento e nel design. La stessa spa sarà firmata S’Agapò, la linea di cosmesi di Cherasco, prodotto di avanguardia lanciato con successo sul mercato nazionale e internazionale.

Gli Chef del Diana puntano alla valorizzazione del territorio: un nome di riferimento per la buona cucina che esalti le produzioni eccellenti del territorio, con l’amore e la fatica del quotidiano, che portano alla perfezione del risultato finale. Con loro la cucina sarà un’esperienza sensoriale ed emozionale. Non sarà tralasciato nessun dettaglio: dalla nuova sistemazione della spiaggia e del ristorante sulla marina, dalla terrazza sul mare al ristorante dell’albergo alla spa. La Mcp&Partners invece coordinerà le varie tessere del mosaico per iniziare a disegnare il Diana Grand Hotel del futuro prossimo venturo dal punto di vista della comunicazione e dell’immagine. Insomma un mare di coccole già a partire dalla stagione in corso.

Alassio vuole vincere l’embargo con la Russia

La “Città del Muretto” mette in campo le sue risorse, materiali e immateriali, e passa dalle politiche dell’intrattenimento a quelle della promozione. Riempire le strutture ricettive, specialmente nella bassa stagione e con segmenti di clientela medio alta, è l’obiettivo che si è data l’amministrazione “Melgrati” per invertire la tendenza al declino.
Più attenzione al mercato, alle opportunità, ai nuovi trend di domanda, con l’obiettivo di inserirsi nelle strategie di marketing territoriale ed interagire tra le diverse economie, dall’agricoltura all’immobiliare, al fine di rilanciare l’economia turistica della Città di Alassio.
In quest’ottica il focus sul mercato russo e sulle potenzialità del segmento enogastronomico per riaffermare, ora che sembra superata la crisi, il ruolo di leadership nel contesto della Federazione russa.
Nelle premesse dell’incontro, l’analisi dei dati e dei segmenti in ascesa: Food&Wine, Wedding, MICE, Luxury e Leisure.Vi hanno partecipato il vicesindaco Angelo Galtieri, l’assessore Fabio Macheda, la Preside dell’Alberghiero di Alassio Simonetta Barile, il preside Angelo Capizzi in rappresentanza della Rete degli alberghieri liguri e italiani, Franco Laureri responsabile del Centro Studi del “Giancardi”, Aurelio Macheda presidente degli Albergatori ed Egidio Mantellassi già coordinatore del team di imprenditori del settore turistico e agricolo Alassio–Russia, Viktoriya Kalinina e Marco Zanardi ideatori ed editori della rivista “ALASSIO Italian Riviera”.
Tutto conferma che il mercato russo si è rimesso in “moto” verso l’Italia, infatti, il Consolato Generale d’Italia a Mosca ha certificato un incremento del 12,4 % per il 2017 di visti rilasciati per il Bel Paese rispetto al 2016, tutti gli analisti concordano, e il Rosstat, Comitato russo della statistica, attesta che si è tornati a flussi turistici verso l’Italia a livelli del 2014, segnando a settembre del 2017, un incremento del 28% rispetto allo stesso periodo del 2016, di fatto tornando alle quote pre-crisi.
Anche l’aumento del numero dei voli dalla Russia verso l’Italia è significativo: dal dicembre 2017, la compagnia aerea S7 ha iniziato a volare da Mosca a Roma, da San Pietroburgo a Torino e a Verona. Dal 28 aprile a fine ottobre, il secondo vettore per dimensioni di tutta la Federazione russa garantisce tre collegamenti settimanali con voli diretti tra Genova e Mosca.
Considerate le premesse positive, l’impegno che l’amministrazione alassina si è assunta è quello di mettere in campo una strategia di marketing territoriale capace di coagulare un’offerta competitiva che spazia dal Food&Wine al Wedding, dal MICE al Luxury senza tralasciare Leisure e Outdoor per il mercato russo e in generale per tutti quelli emergenti.
“La presenza dei rappresentanti degli istituti alberghieri – come sottolineano gli assessori Galtieri e Macheda – è fondamentale, sia per il ruolo relativo alla formazione professionale sia per le capacità promozionali che gli stessi possono giocare nei confronti delle scuole russe attraverso gemellaggi e scambi culturali, elementi portanti per lo sviluppo delle eccellenze agroalimentari negli Stati della Federazione russa. L’idea – proseguono gli amministratori – è quella di sfruttare le enormi potenzialità del brand “Liguria Food”, nell’anno dedicato al cibo italiano nel mondo, per comunicare e vendere tutti gli altri segmenti: dal Wedding al Leisure, attraverso un piano mirato di web e social media marketing”.

Il volto sfuggente della metro di Mosca

Mosca. Ogni giorno migliaia di persone viaggiano nelle viscere della capitale russa, in maniera composta e silenziosa. Mondi appartenenti ad ambienti diversi della società si incrociano nei vagoni e tra i binari, dipingendo un universo eterogeneo che ben descrive la multiforme realtà di Mosca. Il fotografo israeliano Tomer Ifrah ha cercato di catturare con i suoi scatti la straordinaria diversità di questo luogo.

L’architettura, la luce, i simboli del passato sovietico. E, ovviamente, i volti delle persone che affollano le banchine e i vagoni. Sono queste le cose che hanno affascinato il fotografo israeliano Tomer Ifrah, che tra il 2012 e il 2014 ha immortalato in un documentario fotografico la sotterranea di Mosca

Un amore a prima vista, quello scattato tra Tomer e la metro di Mosca. Il fotografo ha trascorso quasi tre mesi nelle viscere della capitale russa, alla ricerca di scatti rubati che potessero ben descrivere il suo fascino nei confronti di questa autentica opera d’arte in movimento.

“Volevo realizzare un progetto fotografico che potesse rappresentare la città nella sua straordinaria diversità. E la metro riassume bene le mie intenzioni, visto che le persone che viaggiano ogni giorno sottoterra provengono dai più svariati strati sociali”, racconta il fotografo. “È l’unico posto della città dove si può incontrare questa diversità. Nelle ore di punta si incrociano migliaia di persone in pochissimi minuti”. “Sono stato colpito dalla bellezza delle stazioni, dallo stile e dal modo di vestire della gente – prosegue l’artista -. Uno stile che mi ha ricordato vecchie immagini classiche, anche se fra queste persone c’erano molti giovani appena usciti da qualche negozio di lusso dove hanno fatto shopping”.

Tomer Ifrah descrive la gente che ha incrociato nelle varie stazioni come persone introverse, calme e pensierose. A volte, dice, l’unico rumore che si percepiva al lato dei binari era quello dei passi e dei treni in arrivo

Chiedendo alla gente di mettersi in posa davanti alla macchina fotografica, nessuno ha mai detto di no. “Spero che le mie foto diventino una finestra aperta su una realtà diversa e che riescano a mostrare un’altra prospettiva della vita quotidiana a Mosca”, dice. L’artista ha immortalato gli straordinari interni della metropolitana, la luce e l’architettura. Ma anche i viaggiatori, giovani e adulti: dai veterani della Grande guerra patriottica fino ad affascinanti ragazze in pelliccia.

Tomer Ifrah è nato in Israele nel 1981. Ha iniziato a dedicarsi a forme di fotografia documentaria nel 2007, dopo un suo primo viaggio in Etiopia. Ha vinto diversi premi fotografici in Israele. Inoltre ha viaggiato molto per lavorare a diversi progetti documentari indipendenti

fonte Russia Beyond the Headlines IT