La Diocesi di Savona indice il bando di concorso “Un logo per Pio VII”

Il 2023 sarà l’anno bicentenario della morte di Pio VII, il papa che fu prigioniero di Napoleone Bonaparte a Savona dal 1809 al 1812. Per ricordare l’evento la Diocesi di Savona-Noli organizzerà una serie di celebrazioni e iniziative dal 18 marzo, solennità dell’apparizione di Nostra Signora di Misericordia, alla quale Barnaba Niccolò Maria Luigi Chiaramonti era molto devoto, fino al 10 maggio 2024, a commemorazione dell’incoronazione della statua mariana al Santuario nel 1815 da parte dello stesso pontefice.

La pubblicizzazione di tutti gli eventi sarà contrassegnata da un logo, per la cui realizzazione verrà chiesto agli studenti di cimentarsi con un elaborato grafico. Al bando di concorso possono partecipare gli studenti, singolarmente o a gruppi, degli istituti d’istruzione secondaria di secondo grado presenti sul territorio diocesano. L’adesione dovrà essere comunicata via e-mail a museoecattedralesavona@gmail.com non oltre il 7 dicembre, per consentire agli organizzatori di offrire agli allievi e ai gruppi scolastici una visita guidata gratuita agli Appartamenti di Pio VII, preziosa opportunità di approfondimento per cogliere idee e spunti ai fini di una migliore ideazione del logo.

La partecipazione al concorso è gratuita e ogni partecipante o gruppo potrà presentare un solo logo. L’elaborato dovrà essere inviato cartaceo o digitale in formato A4, potrà presentare tecniche grafiche libere e dovrà essere accompagnato da una breve descrizione (non più di 20 righe) del percorso di sensibilizzazione dei singoli sul tema del concorso, del significato delle scelte espressive effettuate, delle fasi di lavoro intraprese e delle tecniche usate. Gli elaborati saranno valutati da una commissione apposita.

Gli interessati dovranno consegnare gli elaborati in busta chiusa e in forma anonima non oltre il 31 gennaio alla Segreteria della Curia(info suchiesasavona.it/segreteria-curia) indirizzandola a Commissione di Valutazione del Concorso “Un logo per Pio VII”. Nessuna indicazione dell’autore o degli autori né del mittente dovrà essere riportata sull’elaborato e sulla busta che lo contiene. All’interno della medesima busta se ne dovrà inserire una piccola, debitamente chiusa e contenente i dati dall’autore o degli autori (nome, cognome, classe, istituto scolastico di appartenenza).

Dopo la scadenza dei termini la commissione procederà alla valutazione degli elaborati e alla proclamazione del vincitore o dei vincitori. All’autore o agli autori del logo prescelto verrà destinato un riconoscimento speciale. Gli elaborati grafici che perverranno alla commissione resteranno di proprietà della Diocesi, che ne acquisirà automaticamente i diritti di pubblicazione ed uso e saranno diffusi sul sito web della Diocesi stessa. Ugualmente vi saranno pubblicati sia l’elenco di coloro che hanno partecipato sia il nominativo dei vincitori con date e luogo dell’evento espositivo degli elaborati in concorso.

A Genova visitatori ipnotizzati dalla bellezza di Van Gogh

Palazzo Ducale di Genova torna a giocare la carta dell’emozione. Già l’aveva fatto durante la pandemia e i tempi terribili del lockdown, quando la direttrice Serena Bertolucci e l’allora presidente della Fondazione per la cultura di Palazzo Ducale Luca Bizzarri trasformarono il distanziamento in un incontro ‘immersivo’ con l’opera più iconica di Monet, una delle ‘Ninfee’ prestate per l’occasione dal museo Marmottan di Parigi.

Il visitatore poteva rimanere da solo 5 minuti a tu per tu con l’opera. Un esperimento che fece scintille. Adesso, alle soglie del 2023, Palazzo Ducale ripete l’esperimento: stavolta il quadro scelto è ‘Paesaggio con covoni e luna nascente’ di van Gogh che sarà collocato nella Cappella del Doge e potrà essere ammirato per cinque minuti da una persona alla volta.

Certo, la sicurezza sarà serrata, visti gli ultimi episodi di blitz di attivisti che hanno coinvolto anche ‘Il seminatore’ dell’artista olandese, esposto a Roma a palazzo Bonaparte: sorveglianza puntuale esterna e interna h 24 e tela collocata in una teca. Nessuno potrà nemmeno tentare di arrecare danno a una delle opere più complesse di Vincent van Gogh. Questa specifica opera, prestata per l’occasione dal Koeller-Muller Museum The Nederlands di Otterlo che ha chiesto e ottenuto speciali misure di sorveglianza, è stata realizzata poco prima della morte dell’artista, quando era ricoverato all’ospedale psichiatrico di Saint Rémy dove veniva curato per l’epilessia.

Uno dei periodi più terribili e più feritili per van Gogh che dipinse, guardando dalla finestra della sua stanza, il Paesaggio con covoni e luna nascente. Come tutte le opere del grande olandese, anche questo olio su tela, datato 1889, consente a chi lo ammira di comprendere lo stato d’animo così complesso, altalenante, deformato di van Gogh.

Scriveva Mirabeau: “Non si era immedesimato nella natura, aveva immedesimato in se stesso la natura, l’aveva obbligata a piegarsi, a modellarsi secondo le forme del proprio pensiero, a seguirlo nelle sue impennate, addirittura a seguire le sue deformazioni”. Ed eccolo qui il van Gogh del ‘Paesaggio con i covoni’ dove una luna rotante svela il sole e dialoga con il grano, dove il cielo non ha più la potenza vibrante e alla fine commovente della ‘Notte stellata’, ma è singhiozzo di animo torturato, movimento allucinato e ripetuto, motore ipnotico. Non stelle ma pensieri, ossessioni, fantasmi in progredire ossessivo. Così, chi avrà la fortuna di immergersi nel quadro grazie a ‘Cinque minuti con van Gogh’ (Palazzo Ducale di Genova, cappella del Doge aprile-luglio 2023), potrà uscire e dire che sì, l’ha capito, che l’ha ‘sentito’. Che ne ha avvertito quella ultima, disperante emozione.

Alla galleria Artender “I Doveri dell’Uomo” secondo Giuseppe Mazzini

Sabato 12 novembre alle ore 16 nella galleria Artender di Passeggiata Cadorna 53, con il patrocinio del comune di Alassio, si terrà la presentazione del libro “I Doveri dell’Uomo di Giuseppe Mazzini. Un commento di Danilo Bruno” pubblicato da Porto Seguro Editore. Ne discuterà con l’autore il prof. Bruno Schivo. Lia Giribone ne leggerà alcuni estratti.

“I Doveri dell’Uomo”, il testo più importante e significativo di Giuseppe Mazzini, è oggi di assoluta attualità in quanto delinea la necessità di una Italia nuova in cui tutte le persone prendano coscienza delle proprie responsabilità verso la Nazione.

Nato a Imperia nel 1958 e residente a Savona, Danilo Bruno ha curato o pubblicato oltre duecento articoli, testi scientifici e interventi a convegni. Si è occupato di storia del movimento operaio mazziniano, antropologia storica e storia dei beni culturali. Ha diretto per tutta la sua esistenza il Laboratorio di Antropologia Storica e Sociale delle Alpi Marittime – Biblioteca della Montagna “Francesco Biamonti”. Ha scritto su numerose riviste, tra le quali si segnalano: Beidana, Pensiero Mazziniano, Atti e memorie della Società Savonese di Storia Patria, Nuova Museologia. È socio di ICOM (International Council of Museums) Italia, di Inge Genova (associazione per la valorizzazione del patrimonio di archeologia industriale), dell’Associazione Mazziniana, della Domus Mazziniana di Pisa e vicepresidente della Sezione Sabazia dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri.

Al Teatro Sacco di Savona lo spettacolo “Trovata una sega” di Antonello Taurino

Al Teatro Sacco di Savona arriva sabato 12 novembre alle 21 21 “Trovata una sega” di e con Antonello Taurino.

Racconto su Livorno, Modigliani e “lo scherzo del secolo” dell’estate 1984.

Quando il caso incatena gli eventi meglio di uno sceneggiatore hollywoodiano.
Più di trent’anni dopo, il racconto per “Attore e proiettore” sulla perfetta sequenza di eventi di quell’estate ’84. La leggenda la conoscevano tutti, a Livorno: nel 1909 Modigliani pare avesse gettato nel Fosso Reale alcune sue sculture, deluso per lo scherno di amici incompetenti che lo avevano deriso per quelle opere. Ma quando nel 1984, per celebrarne i cent’anni dalla nascita, il Comune (a latere di una mostra organizzata in suo onore), ne azzarda tra roventi polemiche il temerario recupero, avviene la pesca miracolosa di tre teste che porta davanti ai Fossi di Livorno le Tv di tutto il mondo! E subito i maggiori critici d’arte non hanno dubbi a sancire: “Sono dei capolavori, sono di Modigliani!”.
Ma dopo un mese venne fuori che.. non eran proprio di Modigliani…

L’invasamento collettivo nel cortocircuito vero-falso e il mistero di alcune morti mai chiarite. Tre studenti burloni e un pittore-portuale dalla vita maledetta. Uno spaccato sociologico sull’Italia d’allora e tantissima, memorabile, comicità involontaria: ecco gli ingredienti di quello che fu definito “lo scherzo del secolo”.

Protagonista assoluto di questa storia è il Caso, che infilò in quell’estate una successione di eventi fortuiti talmente meravigliosa che la drammaturgia è già perfetta di suo. Alcune coincidenze sono così incredibili che si stenta a crederci: da lì, l’idea dello spettacolo per “Attore e Proiettore”, quasi che le immagini dell’epoca testimoniassero della veridicità degli episodi raccontati.

Dal comico al drammatico, dalla farsa alla tragedia, nella galleria di personaggi non manca davvero nessuno. In più, quasi come in “Romeo e Giulietta”, questa storia è anche una specie di guerra tra vecchi e giovani. Per tutto ciò, lo spettacolo non poteva che indirizzarsi verso un divertito mimetismo di tutti i personaggi che l’hanno popolata, a partire dalla calda e caratteristica parlata livornese: per dare voce, a scopo comico o meno, l’umanità dei personaggi al di là del taglio documentaristico di alcuni tratti dello spettacolo.

Clamorosa la sconfitta, ridicola e senza appelli, dei grandi critici: una batosta solenne per un certo tipo di cultura altezzosa. Ma questa farsa ha fornito anche spunti di riflessioni più generali sul senso dell’arte nella società contemporanea: erano i goderecci e rampanti anni ’80, pieni di decisionismo cialtrone e di emergenza arruffona in cui sono chiari i segni – se non già i semi – della nostra attuale deriva.

-SELEZIONATO PER IL FESTIVAL “KILOWATT 2014”

http://www.kilowattfestival.it/programma-2014/sabato-26-luglio/antonello-taurino-trovata-una-sega/

-SELEZIONATO PER IL “FESTIVAL TRAMEDAUTORE – 2015”

http://www.outis.it/trovata-una-sega/http://www.piccoloteatro.org/events/2014-2015/tramedautore-trovata-una-sega

PREMIO NAZIONALE “CALANDRA” – 2017 e “PREMIO MIGLIOR REGIA” e “PREMIO GIURIA POPOLARE”“Non credo di esagerare nel dire che “Trovata una sega!” è uno spettacolo geniale. Divertentissimo, preciso, ironico: arrivi alla fine e vorresti che Antonello, unico attore/affabulatore in scena, continuasse a parlarci ancora della beffa!”

(D. Daria, “CORRIERE DELLO SPETTACOLO”)

“Taurino rappresenta un autentico caso nel panorama teatrale italiano. In “Trovata una sega!” convivono meravigliosi momenti comici, gestiti con tempi perfetti, e ombre drammatiche o addirittura oscure. Taurino racconta per un’ora e mezza senza respiro, interpretando tutti i personaggi. Momento clou (da fare una “ola” per le troppe risate): la presa in giro dei massimi critici d’arte!” (M. Coralli, “MILANO TEATRI”)

“Trovata una sega! è uno spettacolo esplosivo e multiforme. Taurino da solo anima il palcoscenico, cambia continuamente voce, volto, ruolo; riempie il teatro con energia inarrestabile, precisione e al contempo assoluta levità, guidando lo spettatore tra la selva di date, nomi e particolari che costituiscono la vicenda. E si gode così di una performance che non solo intriga, ma fa ridere tanto, e davvero” (C. Campana, “RIVISTA ONLINE”)

“La celebre storia delle finte teste di Modì viene restituita con ironia a dispetto di un pattern di accadimenti molto complesso. Il “test” funziona in platea e nei passaggi più assurdi ma reali, sono numerosi i bisbigli, gli scuotimenti di capo, i «non ci posso credere»” (Andrea Pocosgnic, “TEATRO&CRITICA.net”)

 Il Teatro ha una disponibilità di posti a sedere limitata pertanto la prenotazione è consigliata .

INFO E PRENOTAZIONI

TEL: 331.77.39.633 

EMAIL: info@teatrosacco.com

“Sulle sponde del Nilo”, Roberto Tomatis racconta la sua passione per i cavalli in un libro

“Sulle sponde del Nilo”. E’ il libro scritto da Roberto Tomatis, in questo caso come grande appassionato di cavalli e non come consigliere comunale. La prefazione è stata curata da Gino Rapa.

“Si dice che i migliori compagni di viaggio siano i libri, parlano quando ne sentì il bisogno, tacciono quando si cerca il silenzio, fanno compagnia senza essere invadenti e danno moltissimo senza chiedere nulla in cambio”, dice Tomatis in un post sui social.

“Nei mesi scorsi ho scritto un libro. È una storia vera. Ho iniziato a buttare giù pensieri per me stesso, ma poi mi sono reso conto che poteva essere bello condividere con gli altri”. Il libro sarà presentato l’11 novembre alle 18,30 presso la chiesa dei Frati Martini. A moderare l’incontro sarà Bruno Robello De Filippis.

Prorogata all’8 gennaio 2023 la mostra Onde barocche. Capolavori diocesani tra 1600 e 1750

Considerato il grande successo di pubblico e la partecipazione di numerosi gruppi scolastici, la mostra Onde barocche. Capolavori diocesani tra 1600 e 1750, dallo scorso aprile al Museo Diocesano di Albenga, all’Oratorio della Ripa a Pieve di Teco (IM) e in numerosi siti diffusi sul territorio diocesano, è prorogata fino all’8 gennaio 2023.

Dalla primavera a oggi l’importante esposizione ha registrato numeri importanti: sono infatti quasi diecimila i visitatori che hanno potuto ammirare i capolavori esposti al Museo Diocesano di Albenga e all’Oratorio della Ripa di Pieve di Teco, e circa 5000 le presenze nei siti diffusi del territorio diocesano che, ospitando opere parte integrante della mostra, hanno ampliato la geografia di Onde barocche.

«Abbiamo avuto una nutrita presenza di studenti, tra cui si sono distinti quelli del Liceo Giordano Bruno di Albenga, ma non solo – raccontano i curatori della mostra, Castore Sirimarco, direttore dell’Ufficio Beni Culturali della Diocesi e don Emanuele Caccia, vicedirettore del Museo Diocesano–abbiamo ricevuto anche tanti gruppi arrivati da fuori regione appositamente per Onde barocche, e ci fa piacere ricordare la visita del Nucleo Tutela del Patrimonio Culturale dei Carabinieri di Genova e di Monza, in occasione della restituzione di un’opera trafugata negli anni Ottanta. Vogliamo ringraziare la Fondazione De Mari di Savona, che ci ha supportato per tutta l’iniziativa e i suoi progetti collaterali, ma anche tutti i volontari che hanno accompagnato gli eventi legati alla mostra e gli addetti del Museo Diocesano, che hanno svolto un ottimo lavoro con professionalità».

Onde barocche porta sotto i riflettori la ricchezza del patrimonio barocco: le sale del Museo Diocesano accolgono capolavori tra i più importanti e affascinanti di questa fase artistica. Tra i protagonisti della mostra, che dà spazio a opere pittoriche con alcuni splendidi esemplari di scultura, Guido Reni, Giovanni Lanfranco, Domenico Fiasella, Luciano Borzone, Giulio Benso, i De Ferrari, Gioacchino Assereto, Giovanni Battista Casoni, Domenico Piola e Anton Maria Maragliano. Non solo un’esposizione di tesori artistici, ma un percorso che unisce storia, cultura e itinerari invitando alla scoperta di alcuni tra gli esempi più significativi del periodo compreso tra il 1600 e il 1750 e diffusi sul territorio. La mostra incoraggia l’approfondimento di una stagione altissima dell’arte di tutti i tempi attraverso lo stupore e la meraviglia.

«Moltissimi visitatori sono rimasti stupiti rispetto alla qualità artistica di Onde barocche – proseguono i curatori –e di alcune opere in particolare tra cui il Sant’Antonio da Padova con Gesù Bambino di Giulio Benso, San Felice da Cantalice di Giovanni Cappellino, ma anche l’Angelo proveniente da Tovo Faraldi e la tela di Giovanni Ansaldo dedicata al trionfo del nome di San Giovanni Battista, solitamente fruibile da lontano nella sede originale di Loano e al Museo predisposta per essere ammirata da vicino».

Tra le iniziative collaterali di Onde baroccheseguite e apprezzate, si segnala il recente ciclo di approfondimento Trame barocche, dedicato al tessuto e alla moda in epoca barocca, realizzato in collaborazione con la Fondazione Arte della Seta Lisio e con la Fondazione Oddi di Albenga. Un centinaio di persone ha seguito, lungo il mese di ottobre, gli incontri accreditati dall’Università di Genova per i propri studenti e caratterizzati da un approccio originale a temi che hanno spaziato dall’iconografia al gioiello, dal tessuto al ricamo

Onde baroccheè stata realizzata in collaborazione con Scuderie del Quirinale e Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura Genova, che hanno ospitato nel corso del 2022 mostre dedicate al Barocco richiamandosi reciprocamente nei temi e negli artisti ed esponendo opere del patrimonio diocesano comeIl Battesimo di Cristo di Anton Maria Maragliano, le Tentazioni di Sant’Antonioel’Assuntadi Giulio Benso.

Curata dall’arch. Castore Sirimarco, direttore dell’Ufficio Beni Culturali della Diocesi e da Don Emanuele Caccia, vicedirettore del Museo Diocesano, Onde barocche vede inoltre la collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Imperia e Savona, che ha offerto il proprio contributo scientifico.

Tutte le informazioni su orari e biglietti sul www.formaelucis.com

formaelucis@diocesidialbengaimperia.it

A Genova la mostra “Rubens & Bacco In vino Veritas”

A Genova la mostra “Rubens & Bacco, In vino Veritas” proposta da Fondazione Carige.   Il punto di partenza è un dipinto di ambito rubensiano appartenente alla collezione della banca. L’educazione di Bacco.  

Le curatrici della mostra Anna Orlando e Agnese Marengo hanno scelto 30 dipinti e opere grafiche di artisti che a Rubens si ispirarono e come lui svilupparono il tema dell’ebrezza divina.  Da Domenico Piola al Grechetto ma anche Magnasco, Assereto, Fiasella e De Ferrari oltre ai fiamminghi che nel 600 lavorarono a Genova.  

Molte delle opere, da collezioni private,  non erano mai state esposte prima.  La mostra verrà inaugurata sabato a Palazzo Doria Carcassi, sede della fondazione,  è quindi un’occasione da non perdere. Visitabile fino a fine febbraio.

Alla mostra si affiancheranno anche diverse iniziative collaterali. “Da questa mostra- spiega il Vice Presidente della Regione Liguria Alessandro Piana – si sono originate una serie di iniziative che hanno visto la messa a sistema di competenze e professionalità diverse, per ripercorrere l’intera filiera del mondo del vino”.

Michela Minini pubblica “Destino d’estate”

Il progetto letterario-benefico di Michela Minini è nato “tanti anni fa con la buonanima di mia sorella Ilaria: è sempre lei il motore di questa macchina, un motore che batterà vivo per sempre”. Tutti i suoi libri portano con loro “la speranza di ridare un sorriso ai bimbi”.

Ora la fatica e la pazienza della savonese Michela Minini è stata premiata ed è uscito il libro “Destino d’estate” ed è già disponibile in libreria e su varie piattaforme (come Youcanprint). Si tratta del suo terzo libro dopo “Pensieri dell’anima” e “Cuore con cuore”

Tutto ciò che sarà ricavato dalla vendita del libro verrà devoluto alla pediatria dell’ospedale San Paolo di Savona.

Loano, in biblioteca una serata con “Il Barbiere di Siviglia” di Rossini

Loano, in biblioteca una serata con “Il Barbiere di Siviglia” di Rossini. Venerdì 4 novembre alle 21 nella biblioteca civica “Antonio Arecco” di Palazzo Kursaal a Loano l’Associazione Musicale Loanese propone la guida all’ascolto de “Il Barbiere di Siviglia” di Gioachino Rossini.

Il maestro Mattia Pelosi accompagnerà i partecipanti alla scoperta dell’opera attraverso diapositive, filmati e registrazioni storiche.

La manifestazione gode del patrocinio dell’assessorato a turismo, cultura e sport del Comune di Loano.

 

“La pubblicità della forma” dedicata a Andy Warhol a Milano, Fabbrica del Vapore

La pubblicità della forma
Milano, Fabbrica del Vapore
22 ottobre 2022 – 26 marzo 2023
Una mostra imperdibile sul protagonista della pop art Americana
Ogni cosa ripete se stessa. È stupefacente che tutti siano convinti che ogni cosa sia
nuova, quando in realtà altro non è se non una ripetizione.

Andy Warhol
Con oltre trecento opere divise in sette aree tematiche e tredici sezioni – dagli inizi negli anni Cinquanta come illustratore commerciale sino all’ultimo decennio di attività negli anni Ottanta connotato dal rapporto con il sacro – la spettacolare mostra Andy Warhol. La pubblicità della forma è promossa e prodotta da Comune di Milano–Cultura e Navigare, curata da Achille Bonito Oliva con Edoardo Falcioni per Art Motors, Partner BMW e Hublot.
Aperta dal 22 ottobre 2022 sino al 26 marzo 2023 a Milano alla Fabbrica del Vapore, è un viaggio nell’universo artistico e umano di uno degli artisti che hanno maggiormente innovato la storia dell’arte mondiale.

“Ad oltre settant’anni di distanza dalla realizzazione dei primi pezzi che aprono l’esposizione – dichiara Tommaso Sacchi Assessore alla Cultura del Comune di Milano – le opere di Warhol incontrano tuttora il gusto e il favore del pubblico, dimostrandosi spesso attuali e capaci di trasmettere messaggi visivi immediati riguardo alla società odierna. Quelle di Warhol sono icone che hanno saputo e sanno ancora abitare a tutto tondo la contemporaneità, uscendo dal perimetro tracciato dai luoghi istituzionali della cultura e lasciando tracce profonde in diversi ambiti quali quello della moda, della musica e della pubblicità”.

“Warhol – afferma Bonito Oliva – è il Raffaello della società di massa americana che dà superficie ad ogni profondità dell’immagine rendendola in tal modo immediatamente fruibile, pronta al consumo come ogni prodotto che affolla il nostro vivere quotidiano. In tal modo sviluppa un’inedita classicità nella sua trasformazione estetica. Così la pubblicità della forma crea l’epifania, cioè l’apparizione, dell’immagine”.

Dopo il successo della Mostra di Roma nel 2018 al Complesso del Vittoriano, Eugenio Falcioni, esperto di rilievo di Andy Warhol, collezionista e prestatore nella sua veste di responsabile di Art Motors omaggia la sua città adottiva Milano producendo una esposizione con più di 300 opere, per la maggior opere uniche. Molte provenienti dall’Estate Andy Warhol, due di Keith Haring e di altre prestigiose collezioni private. “Dai disegni degli anni 50 alle icone Liz, Jackie, Marilyn, Mao, Flowers, Mick Jagger ai ritratti ed ai suoi progetti personali come il fashion – dichiara Falcioni – sono presenti tele, carte, sete, latte con le famose ed uniche Polaroid, per arrivare agli acetati unici che fanno parte della seconda fase del suo lavoro altrettanto importante”.

Andrew Warhola, classe 1928, originario di Pittsburgh, dopo la laurea nel 1949 si trasferisce a New York, trasforma il proprio nome di origine slovacca in Warhol e nei primi anni ’60 è un giovane pubblicitario di successo, che lavora per riviste come New Yorker, Vogue e Glamour. L’intuizione che lo renderà celebre e ricco è quella di ripetere una immagine più e più volte, in modo da farla entrare per sempre nella mente del pubblico. Thirty Are Better Than One, la sua prima Monna Lisa ripetuta ben trenta volte, da celebre ed esclusiva opera d’arte, viene trasformata in una opera di tutti e per tutti, trasformando il linguaggio della pubblicità in arte. In Green Coca-Cola Bottles – scrive Falcioni nel suo testo per il catalogo – comprendiamo immediatamente che per l’artista è proprio la quantità a prevalere sull’originalità del soggetto raffigurato: è infatti ripetendo la stessa immagine che egli riesce a portare e mettere in scena il panorama consumistico nel mondo dell’arte: compito dell’artista non è più creare, ma riprodurre”.

Per far questo Warhol adotta una speciale tecnica di serializzazione, con l’ausilio di un impianto serigrafico, che facilita la realizzazione delle opere e riduce notevolmente i tempi di produzione. Su grosse tele riproduce moltissime volte la stessa immagine alterandone i colori: usando immagini pubblicitarie di grandi marchi commerciali o immagini di impatto come incidenti stradali o sedie elettrice, riesce a svuotarle del significato originario. L’arte deve essere “consumata” come qualsiasi altro prodotto.

La tecnica della serigrafia viene usata da Warhol già nel 1962 per realizzare la serie Campbell’s Soup Cans, composta da trentadue piccole tele di identiche dimensioni raffiguranti ciascuna gli iconici barattoli di zuppa Campbell’s, esposte nello stesso anno alla Ferus Gallery di Los Angeles. Lo stesso fa con i ritratti delle celebrità dell’epoca: Marilyn Monroe, Mao Zedong, Che Guevara, Michael Jackson, Elvis Presley, Elizabeth Taylor, Brigitte Bardot, Marlon Brando, Liza Minnelli, Gianni e Marella Agnelli, le regine Elisabetta II del Regno Unito, Margherita II di Danimarca, Beatrice dei Paesi Bassi, l’imperatrice iraniana Farah Pahlavi, la principessa di Monaco Grace Kelly, la principessa del Galles Diana Spencer.
Per queste personalità essere ritratte da Wahrol diventa un imperativo a conferma del
proprio status sociale. Emblematica la Gold Marilyn Monroe, conservata al MoMA di
New York: una delle donne più affascinanti della storia moderna americana viene qui
rappresentata su uno sfondo oro, esattamente come si trattasse di una tavola del
Trecento raffigurante la Madonna.

La critica all’inizio stronca questi lavori, non comprendendone l’originalità né la volontà di Warhol di comunicare l’idea della ripetizione e dell’abbondanza del prodotto, in linea con la filosofia consumistica dell’epoca. La sua opera viene vista come un oltraggio all’Espressionismo Astratto, movimento artistico allora dominante negli USA. Lo stesso celebre gallerista Leo Castelli all’inizio non comprende la genialità innovativa del lavoro di Warhol e cede alla richiesta di Jasper Johns di non ammetterlo nella sua scuderia. In realtà aderendo alla cultura di massa e portandola nel mondo concettuale dell’arte figurativa, Warhol ha esaltato la patria del consumismo e tutto quanto gli Stati Uniti hanno simboleggiato dal dopo guerra sino agli anni ’80.

“Il vero colpo di genio attraverso cui l’artista riuscì a valorizzare definitivamente gli anni ’60 e le nuove forme di comunicazione di massa – leggiamo ancora nel testo di Falcioni – furono però le Brillo Box: si tratta di sculture identiche alle scatole di pagliette saponate Brillo in vendita nei supermercati. Queste vennero realizzate da una falegnameria e i bordi vennero serigrafati da Warhol e i suoi assistenti come le etichette originali. Saranno proprio queste opere a far scaturire in Arthur Danto, celebre filosofo ammaliato da queste creazioni, la sua concezione sulla filosofia dell’arte, che ruota attorno ad una domanda fondamentale: “che cos’è l’arte?”. Questo interrogativo lo porterà a ritenere queste scatole di legno delle vere e proprie opere d’arte, in forza della loro capacità di evocare e rappresentare alla perfezione un determinato contesto storico, in questo caso gli anni ‘60 assieme alle sue innumerevoli novità, di cui il pop artist può essere considerato senza dubbio il massimo interprete.

L’evento che rese queste opere tra le più celebri dell’intera storia dell’arte fu la personale dell’artista presso la Stable Gallery di New York, tenutasi nel 1964: queste sculture furono disposte all’interno dello spazio espositivo tutte in fila e una sopra all’altra, proprio come se si trattasse di un supermercato piuttosto che di una galleria d’arte”. E’ visitando questa mostra che Leo Castelli si ricrede e comprende l’attualità dell’operazione di Warhol, arruolando nella sua scuderia.

Da questo momento la carriera di Warhol ha una vera e propria deflagrazione. Nasce la celebre The Factory, originariamente al 231 East 47th Street, dove innumerevoli assistenti creano a ritmo frenetico le sue opere in serie: quadri, film, cover musicali, sculture, copertine di riviste e molto altro. E dove Warhol accoglie attori, musicisti, scrittori, tutto il mondo creativo newyorchese, creando i primi film come i The Velvet Uderground & Nico, per cui realizza anche la copertina del celebre LP. Qui sono realizzati molti altri film che mostrano azioni ripetute dilatate nel tempo, sorta di quadri proiettati su una parete bianca e gli Screen Test, ritratti filmati di personaggi in visita alla Factory, ripresi, allo scopo di entrare nella loro intimità, con una camera fissa senza muoversi per tre minuti su un fondo nero. Alcuni di questi film dedicati alla cultura gay newyorkese, di cui Warhol faceva parte, sono stati censurati, distribuiti col passaparola e proiettati trent’anni dopo la data di realizzazione in occasione di mostre organizzate in vari musei del mondo. Nella Factory viene realizzato inoltre il magazine Interview con in copertina, per ciascun numero, il
personaggio del momento. E sono prodotte altre celebri copertine per Time e Playboy.

Molte altre Factory seguiranno in diverse parti della città, laboratori dei tantissimi progetti ideati senza sosta dal poliedrico artista. Nel frattempo è nata una nuova generazione di artisti come Basquiat, Haring, Scharf che considerano Warhol il loro padre spirituale: accogliendoli nella sua cerchia Warhol ne assorbisce dinamismo e creatività. Riesce così a rinnovarsi nuovamente, ideando le ultime sperimentazioni iconiche come il celeberrimo Dollar Sign, emblema del rampantismo economico di quegli anni, abbandonando l’uso della serigrafia e dedicandosi, reinterpretando in chiave pop alcuni riferimenti artistici del passato, alla pittura pura.

La mostra milanese vuole documentare questo avvincente percorso: dagli oggetti simboli del consumismo di massa, ai ritratti dello star system degli anni ’60; dalla serie Ladies & Gentlemen degli anni ’70 dedicata alle drag queen, i travestiti, simbolo di emarginazione per eccellenza e considerati alla pari di star come Marilyn, sino agli anni ’80 in cui diviene predominante il rapporto col sacro: cattolico praticante, ne era stato in realtà pervaso per tutta la vita.

Esposte quasi tutte opere uniche come tele, serigrafie su seta, cotone e carta, oltre a disegni, fotografie, dischi originali, T-shirt, il computer Commodore Amiga 2000 con le sue illustrazioni digitali – i primi NFT della storia – , la BMW Art Car dipinta da Warhol con il video in cui la realizzò, la ricostruzione fedele della prima Factory e una parte multimediale con proiezioni di film da vedere con gli occhialini tridimensionali. Andy Warhol muore nel 1987 per una infezione alla cistifellea. Le sue icone, i suoi personaggi, i suoi soggetti sono riprodotti ovunque, in tutto il mondo, su vestiti, matite, posters, piatti, zaini. Ha anticipato i social network e la globalizzazione degli anni Duemila, ha cambiato per sempre la storia dell’arte, è ancora attualissimo e amato da un pubblico trasversale. La mostra rappresenta una occasione imperdibile per godere della sua arte unica, coraggiosa, innovativa e traboccante di idee.

“Finalmente espressionista”, all’Artender di Alassio arriva l’artista romano Giovanni Trimani

L’artista romano Giovanni Trimani inaugura venerdì 7 ottobre, alle ore 18.00, con il patrocinio del Comune di Alassio, la mostra personale alla galleria Artender in Passeggiata Cadorna 53. Al vernissage le opere presentate saranno avvolte dall’atmosfera delle note dell’arpa celtica di Gianna Williams. L’esposizione si intitola “Finalmente espressionista” ed è curata dalle critiche d’arte Claudia Andreotta e Francesca Bogliolo: le opere rimarranno in mostra sino al 23 ottobre, con apertura della mostra nei giorni venerdì, sabato e domenica dalle 16.00 alle 19.30. Con questa mostra Artender conferma la sua volontà di ospitare artisti di livello nazionale: Giovanni Trimani infatti vive e opera a Roma, città nella quale ha svolto la sua formazione sotto la guida di Franco Giacchieri.  Nella capitale ha aperto lo spazio “R.C.A. Real Contemporary Art – Giovanni Trimani” che definisce così: “non è una mostra, non è una galleria nè un museo. E’ un luogo di Arte, un “nido”, un punto di accumulazione per il pensiero e l’Arte”. Le sue opere sono state esposte in Italia (Roma, Napoli, Bologna, Venezia…) e all’estero (Monaco, Marsiglia, Coimbra). Dal 2007 ha intensificato la sua attività artistica e visuale, approfondendo nel corso del tempo nuovi percorsi comunicazionali attraverso un approccio che leghi arte contemporanea e vissuto quotidiano. Le opere che Giovanni Trimani espone sono una rielaborazione personale dell’Espressionismo, corrente nata in Germania all’inizio del Novecento: da questo movimento l’artista ha tratto ispirazione per le cromie decise, accese, prive di sfumature, per il segno spezzato e, come ricorda Claudia Andreotta per “l’accentuazione prepotente del ruolo del soggetto, attraverso il quale gli artisti espressionisti intensificano fortemente la sensibilità del romanticismo tedesco” “Giovanni Trimani siede contemporaneamente al centro e fuori dalla stanza, su una sedia a specchio. Da un lato della realtà impugna il pennello; nell’altrove della dimensione opposta, le forbici. Così armato, l’artista si confronta con il proprio spazio immaginativo, accarezzando, smembrando, isolando e confondendo le parti del corpo che più sono funzionali all’espressione del sentire del momento” (Francesca Bogliolo).

Zetafobia una saga “Made in Italy” sull’epidemia zombie

Quest’estate mi è capitato, di riprendere in mano un po’ il mio Kindle, in cerca di qualcosa da leggere che mi conciliasse il sonno e ho trovato una saga, al momento formata da due libri, ma con presto l’uscita del terzo, di uno scrittore italiano Gualtiero Ferrari chiamata Zetafobia 1 e il seguito, Zetafobia 2 La città Morta editore Delos Digital.

Dovete sapere, che sono un’appassionato di libri sull’argomento zombie e dopo aver letto la trama e aver scoperto che parlava di un’epidemia che si svolgeva in Italia, nello specifico a Torino, mi sono detto diamogli una possibilità e da li è stato tutta una discesa, molto ripida a rotta di collo di emozioni sparse, dal divertito, alla suspense, al mistero, alla tristezza, be mi pare ovvio che muoia qualcuno, anche senza spoiler, si parla di uno libro horror sugli zombie.

Partiamo dal principio, i libri narrano la storia di Domenico e della sua famiglia, composta da Lucrezia (sua moglie) e Sebastiano (suo figlio), che vivono nella periferia di Torino.

All’inizio della storia, inizieremo a conoscere Domenico, in quasi ogni sua più piccola sfaccettatura e piano piano, a conoscere anche la sua famiglia; verremo catapultati fin da subito in un’epidemia di influenza aviaria, che diventerà in breve tempo globale, infatti all’inizio non sembra particolarmente preoccupante, parte come epidemia per poi evolversi in pandemia.

A quanto pare questo virus colpirà le persone e le farà rianimare trasformandole in zombie, da qua inizierà il viaggio dei nostri protagonisti per resistere, barricarsi, sopravvivere e sperare nella risoluzione della pandemia. Ma cosa succederà? Riusciranno i nostri protagonisti a farcela? Incontreranno altri superstiti e se si, saranno buoni o cattivi?

Ma chi sono veramente Domenico, Lucrezia e Sebastiano?

Domenico lavora per un’azienda che tratta prodotti chimici, che ha una particolare peculiarità: è una persona un po’ paranoica, tende a pianificare, ed essere un maniaco del controllo, tutto questa sua paranoia nella vita, prende forma nel suo cervello come un folletto irlandese (potremmo dire un Leprecauno), di nome Patrick che rappresenta il suo io più primordiale, la parte di lui che è sempre attenta e che cerca di fargli notare dove sbaglia o cose che sul momento non vedrebbe, colui che lo risveglia dal torpore della paura,  che si può provare vedendo ciò che può succedere durante un’epidemia zombie, dandogli l’adrenalina necessaria per farcela.

Lucrezia è una donna forte, ma allo stesso tempo molto dolce, ama profondamente suo marito, anche se lo ritiene ogni tanto fuori come una campana, però nella sua pazzia, scorge sempre qualcosa di particolare che tende a farsi che lei si possa fidare di lui e grazie a questo le faccia superare le avversità che dovranno affrontare nella storia, ama i suoi famigliari e si trova catapultata insieme a loro, in un mondo di puro terrore e morte.

E infine parliamo di Sebastiano, nella storia passerà dall’adolescenza nel primo libro alla pubertà nel secondo, che lo porteranno ad avere un’evoluzione pazzesca del personaggio, sia nel modo di pensare, sia nel modo di agire, sia nel modo di interagire con gli altri, parte da bambino di 11 anni molto chiuso, con problemi a scuola e con i compagni e finisce per venire catapultato in un mondo che “O cresci O muori”, per certi versi nel primo e nel secondo libro lo vedremo spesso più maturo di Domenico, ma chi non lo diventerebbe se dovesse crescere in un mondo così.

Dovete sapere che ho avuto il piacere di avere Gualtiero Ferrari come ospite, sul mio canale YouTube e sono molto felice di parlarvene perché è una persona squisita, molto gentile, aperto nel discutere dei suoi libri e dei suoi personaggi e non solo, anche in generale del mondo nerd, lui stesso si è definito nerd.

Gualtiero è una persona molte genuina, semplice, ho amato molto come ha parlato dei suoi personaggi, di come si è evoluto come scrittore, dei corsi che ha fatto per migliorare sempre più e devo essere sincero, mi è capitato di leggere libri sull’argomento da Stephen King con “A Volte Ritornano” a “Diario di un Sopravvissuto agli Zombie” di J.L. Bourne, fino ad arrivare “Finchè Zombie non ci separi” di Jesse Petersen a “World War Z” di Max Brooks, ma dei libri così scorrevoli come i suoi sono difficili da trovare, sinceramente se non avessi dovuto lavorare, penso me lo sarei divorato in un’intera notte, da quanto mi aveva preso il primo libro e idem il secondo, quindi ora sono in trepidazione per il terzo capitolo della saga che uscirà nel 2023.

Gualtiero è nato e cresciuto a Torino e nei suoi libri, oltre che una storia di terrore, con alcuni tratti divertenti (vedi siparietti famigliari o con Patrick), si sente proprio la sua voglia di far conoscere un territorio, per l’esattezza il Piemonte con il suo capoluogo Torino, partendo prima dalla periferia fino ad arrivare alle vie del centro, nel libro si sente tantissimo, la sua voglia di far conoscere cose, che alla maggior parte delle persone sono sconosciute, dalle armi, ai protocolli militari, all’anatomia; quando succedeva qualcosa di particolare, il lettore grazie alle sue descrizioni scorrevoli che raggiungevano direttamente il punto, (passatemi il termine, non pesanti o lunghe), riusciva a capire facilmente di cosa si parlava, avendo inoltre un quadro accurato di dove si stava svolgendo la storia, di cosa i nostri protagonisti stavano usando o di cosa stavano facendo ecc, senza mai cadere nello stucchevole anzi, regalandoti una saga da divorare a morsi.

Oltre che l’articolo, vi consiglio di andare a guardare anche il video dell’intervista/quattro chiacchiere che ho avuto il piacere di fare con lui, così da farvi un’idea sia di come sia lui, sia di come siano i suoi libri, che vado consigliarvi in questo articolo, il tutto naturalmente made in Italy e ad un passo da noi.

Ecco il video:

Ora un po’ di link utili:

Qua potete trovare tutto su Gualtiero Ferrari e dove acquistare i suoi libri:

https://gualtieroferrari.com

e poi vi lascio il mio link dove potete scrivermi se volete commentare o altre gli articoli:

https://linktr.ee/vanhellsingtv