L’alassino Emanuele Mei ha raggiunto Capo Nord in bicicletta dopo 5.800 chilometri

Una missione impossibile, ma non per Emanuele Mei, fotoreporter gira mondo di Alassio che è riuscito a farsi un selfie sotto il globo monumento a Capo Nord, ovvero il punto più settentrionale d’Europa.

Per arrivarci non ha preso l’aereo, la nave, l’auto o la moto, ma la sua inseparabile bicicletta. Ha pedalato per 5.800 chilometri facendo 64 tappe sfidando intemperie e imprevisti, ma alla fine è arrivato a Nordkapp (in norvegese), una costa rocciosa alta 307 metri, con pareti a picco, che si affaccia sul Mar Glaciale Artico. Si trova sulla punta nord dell’isola di Magerøya, nella regione di Nord-Norge, la parte più settentrionale della Norvegia. Era partito il primo agosto da Albenga. «Pedalata dopo pedalata eccomi a Capo Nord», racconta entusiasta Emanuele.

E’ lui stesso a raccontare il motivo che lo ha spinto in questa avventura senza limiti. «Se sono partito in bicicletta verso Capo Nord è stato anche perché ho iniziato a vedere tutto in bianco e nero. Anzi, mi correggo, magari fosse stato bianco e nero, ci sarebbe stata una censura, un taglio, una differenza. Era tutto grigio, tutto uguale e grigio. Quando vivi certe esperienze accade». Emanuele allora ha scelto Capo Nord, un posto lontano, un luogo che richiede uno sforzo importante, ma anche fisico e mentale», un luogo che, una volta raggiunto, in un viaggio così, non può che cambiare qualcosa in te».

Come gli avventurieri che a partire dagli anni Sessanta hanno raggiunto Capo Nord anche Emanuele ha voluto vivere un’esperienza e scrivere un nuovo capitolo nella sua vita da fotoreporter giramondo. Ha pedalato tra le meraviglie naturali che contraddistinguono questa località norvegese. Lui, in sella sua bici, si è imbattuto nello straordinario spettacolo dell’aurora boreale che tinge il cielo di un verde accesso misto a diverse altre tinte e sfumature. Uno spettacolo straordinario che ha tenuto i suoi occhi incollati al cielo. La sua vita è un continuo alternarsi di ritmi, viaggi impegnativi, fronti di guerra, su e giù per lo Stivale per riuscire a curare ogni progetto a cui si dedica, un fiume in piena. «Questo per me – ricorda Emanuele – è stato un viaggio interiore, un viaggio di riflessione, che si è intrecciato con grande equilibrio narrativo con il racconto e le descrizioni di ogni singola tappa».