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Locasciulli torna sul luogo del delitto. E “Intorno a trentanni” è ancora un capolavoro  

Una manciata di canzoni possono fare un capolavoro. Meno sono e meglio è. Nel 1982, Mimmo Locasciulli lo sa bene e ci consegna un album perfetto: “Intorno a trentanni”. Quarant’anni fa, il poco più che trentenne medico e sodale di De Gregori, confeziona un gioiello. Talmente bello e perfetto che, dopo quarant’anni, dunque ad un’età intorno ai settanta, ha deciso di riproporlo (quasi) tale e quale.

Lo abbiamo ascoltato.

“Svegliami domattina” – la ballata che introduce il disco – perde in questa versione le chitarre ma acquista, grazie al lavoro del piano, in intimità e dolcezza.

Il blues “Due ore” – reso con fedeltà melodica – passa da un arrangiamento pianistico vagamente vaudeville ad un lounge-jazz di gran classe con un organo Hammond in gran spolvero.

“Gli occhi”, una delle più belle canzoni di Locasciulli, che ancora oggi mi chiedo perché non abbia cantato Vasco, è resa con un arrangiamento di maniera, così da non danneggiare il capolavoro. Un arrangiamento, a dire il vero, non troppo distante dall’originale.

L’irrestibile “Buoni propositi”, canzone dedicata ai vizi difficili da debellare, nella nuova versione – davvero bella, jazzly e piena di chitarre – eseguita insieme a Brunori Sas, acquista freschezza e attualità.

Il cuore del disco è ovviamente la title-track “Intorno ai trentanni” proposta in modo fedelissimo all’originale, non fosse per la voce Eugenio Finardi e una chitarra in levare che conferisce, a tratti, un suono decisamente ska al pezzo.

”Cala la luna”, già bellissima nell’originale dell’82, sembra acquistare qualcosa, dalla nuova versione e dall’intervento di Stefano di Battista.

Un bellissimo pianoforte arricchisce la nuova versione de “Lo zingaro”. Una ballata tra De Gregori, ancora una volta, e Stefano Rosso.

L’ultima canzone del disco, la più suggestiva allora e oggi, si chiama “Natalina”. Parla della guerra ed è una delle più belle canzoni scritte in Italia sull’argomento. Straziante e dolcissima. Semplice e terribile.

Riproporre il disco di quarant’anni fa, per Locasciulli, potrebbe avere un senso solo per fare risentire questa meravigliosa canzone. Forse il suo capolavoro assoluto nel capolavoro (l’album). Anche se la versione dell’82 è, probabilmente, inarrivabile.

Ferdinando Molteni

La canzone da sentire: https://www.youtube.com/watch?v=huxaxTMvFkA

 

 

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