HomeI dischi del professore“Azzurro” e Elvis suonati all'organetto. Alessandro d'Alessandro ci regala un piccolo capolavoro

“Azzurro” e Elvis suonati all’organetto. Alessandro d’Alessandro ci regala un piccolo capolavoro

La Ciociaria è il posto magico dell’organetto diatonico. L’organetto è uno strumento popolare simile al bandoneon, quello che suonava Piazzola e simile alla fisarmonica, anche se – l’organetto – ha soltanto bottoni, a destra e a sinistra.

Anche oggi non è difficile, durante le feste, trovare nelle fraschette (sorta di osterie autogestite nei bassi delle abitazioni) giovani suonatori di organetto capaci di strabilianti virtuosismi.

Non so se Alessandro d’Alessandro sia stato uno di quelli. Ma so che oggi ha tentato un’operazione davvero straordinaria, quella di traghettare il suono dell’organetto nel mondo della canzone. Qualcosa di simile a quanto fatto dal grande Riccardo Tesi, ma D’Alessandro si è spinto un po’ più in là.

Il risultato è “Canzoni per organetto preparato & elettronica”, un album che raccoglie pezzi assai noti, talora imprevedibili, e composizioni originali.

Difficile raccontarlo tutto. Sono ben sedici le tracce che lo compongono. Tutte, a modo loro, degne di un ascolto attento e rispettoso. Ma qualcuna spicca, per singolarità o pathos.

La prima – intitolata “Tiritera delle canzoni che volano” – che racconta, giocando sui ritmi della musica da ballo, tantissime canzoni, appunto, che sono citate e che è divertente riconoscere. Insieme a D’Alessandro giocano Elio e David Riondino.

Le rese solo strumentali solo belle e convincenti: “Jamin-a” di De André, “I giardini di marzo” di Battisti, “I shot the sheriff” di Bob Marley. Così come le composizioni originali.

Ma i vertici del disco – secondo me, almeno – sono “Azzurro” di Paolo Conte, a tratti persino commovente, “Can’t help falling in love” di Elvis, che ha riportato alla memoria il leggendario funerale di Fraccia nel film di Ligabue, infine “Ritals”, capolavoro di Gianmaria Testa dedicato agli italiani di Francia e reso da D’Alessandro con grazia e con la partecipazione delle voci, bellissime, di Sonia Bergamasco e Neri Marcoré.

Un album raro, pieno di ospiti che non ho citato (come Cammariere) e dedicato ad uno dei tanti strumenti della nostra tradizione da valorizzare e suonare.

 

Ferdinando Molteni

 

 

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