HomeEventiMorire per amore. Molteni racconta la poetessa Antonia Pozzi  

Morire per amore. Molteni racconta la poetessa Antonia Pozzi  

Sabato 13 agosto alle 21 si svolgerà il quarto appuntamento estivo nel Giadino di Mezzalunga a Celle Ligure. Protagonista la poesia di Antonia Pozzi (1912-1938), scrittrice di straordinario talento riscoperta in anni recenti ed entrata, a tutti gli effetti, nella storia della letteratura del Novecento.

Ne parlerà Ferdinando Molteni, giornalista e scrittore ma soprattutto, in questo caso, cultore della poesia della Pozzi, introducendo un cortometraggio intitolato “Poesia che mi guardi” della regista Marina Spada. La serata – chiamata “Io non devo scordare che il cielo fu in me”  – è ad ingresso libero e si svolgerà anche in caso di maltempo.

Organizza l’Associazione Allegro con Moto con il sostegno del Comune di Celle Ligure e della Fondazione De Mari.

Antonia Pozzi nasce il 13 febbraio 1912 – scrive Graziella Bernabò – da genitori molto importanti nella Milano dell’epoca: il padre Roberto è un brillante avvocato gradito al regime; la madre – Carolina (detta Lina) Cavagna Sangiuliani di Gualdana – un’aristocratica di antico lignaggio, oltretutto pronipote di Tommaso Grossi. Antonia vive dunque in un ambiente ricco e raffinato, che le consente di integrare lo studio con frequenti viaggi in Italia e all’estero, e con la pratica di vari sport, soprattutto del prediletto alpinismo. Al Liceo Ginnasio Manzoni si innamora del suo professore di latino e greco, il grande classicista Antonio Maria Cervi; ma il rapporto con lui, iniziato nel 1930 (dopo il trasferimento del docente a Roma), è contrastato dalla famiglia Pozzi, fino a una forzata interruzione nel 1933. Il profondo dolore che gliene deriva, e che segnerà tutta la sua vita, diventa tuttavia una spinta all’intensificazione dell’attività poetica, precocemente iniziata nel 1929. […] A partire dalla metà circa degli anni Trenta, Antonia Pozzi comincia a frequentare, con Vittorio Sereni, Dino Formaggio e altri amici, le malinconiche periferie milanesi di Piazzale Corvetto e Porto di mare, dove conosce una realtà di miseria, che, in quanto nascosta dal trionfalismo fascista, le era dapprima sconosciuta, e che suscita in lei una crescente e profonda condivisione. […] Dolorosamente provata da vicende personali (in particolare da un’ultima sconfitta affettiva), ma anche dalla sottovalutazione della sua poesia nell’ambiente culturale di riferimento e dall’incupimento dell’atmosfera politica – soprattutto dalle leggi razziali che costringono alla fuga dall’Italia i suoi amici Treves – si suicida nel dicembre 1938, a soli ventisei anni, presso l’abbazia di Chiaravalle, chiedendo nell’ultimo messaggio ai genitori di essere sepolta nel cimitero di Pasturo, dove tuttora riposa ai piedi delle amate Grigne.

Ferdinando Molteni (Finale Ligure, 1962) è un giornalista, scrittore, docente e musicista. Laureato presso l’Università degli Studi di Genova con una tesi in storia economica medievale (pubblicata), è stato borsista dell’Università degli Studi di Genova, della Biblioteca Franzoniana di Genova e della Società Ligure di Storia Patria di Genova. Ha tenuto conferenze e lezioni ed ha partecipato a convegni in molte città italiane e straniere. È stato lecturer presso la New York University; Stony Brook University, NY; Saint Joseph’s University in Philadelphia, University of Illinois, Urbana-Champaign, Lycée du Parc Imperial de Nice (Francia). Ha diretto il comitato scientifico e curato la mostra “La memoria di Cristo”, Spedale di Santa Maria della Scala, Siena, 2000. Ha curato, per conto della Biblioteca Apostolica Vaticana, una sezione della mostra “Il volto di Cristo”, Palazzo delle Esposizioni, Roma, 2000-2001. Ha scritto in modo continuativo su “Il Secolo XIX”, “La Stampa”, “Il Foglio” diretto da Giuliano Ferrara, “Diario” diretto da Enrico Deaglio. Ha collaborato in modo continuativo anche con numerose riviste specializzate come “Ecclesia”, “Quaderni Franzoniani”, ecc. Ha scritto per il teatro e la televisione e suoi spettacoli sono stati portati in scena, tra gli altri, da Mauro Ermanno Giovanardi e Roberto Tesconi. Ha pubblicato oltre trenta saggi. Negli ultimi anni si è dedicato allo studio del rapporto tra canzone d’autore italiana e società. Tra i suoi libri recenti: “Controsole. Fabrizio de André e Crêuza de mä”, Arcana, Roma, 2011, “L’ultimo giorno di Luigi Tenco”, Giunti, Firenze, 2015 e “Banana Republic 1979. Dalla, De Gregori e il tour della svolta”, Vololibero, Milano, 2019.

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