HomeI dischi del professoreMarracash e il suo Premio Tenco “sbagliato”. Ecco il racconto degli “sconfitti”

Marracash e il suo Premio Tenco “sbagliato”. Ecco il racconto degli “sconfitti”

È successo il finimondo. Marracash ha vinto la Targa Tenco come miglior album dell’anno con “Noi, loro, gli altri”. Ha sopravanzato, in classifica, Erica Boschiero (“Respira”), Giovanni Caccamo (“Parola”), Cristina Donà (“DeSidera”), Max Manfredi (“Il grido della fata”) e Federico Sirianni (“Maqroll”).

Era inevitabile. Ed è successo. Chi ha maggior successo vince. Poi viene al– la premiazione, fa lo show e poi la gente viene a vederlo.

Succede come nelle rassegne letterarie. Se hai una faccia televisiva ti invito – Recalcati, Scanzi, Antonio Caprarica (pensa te) – se sei il più grande scrittore italiano di tutti i tempi, ma non vai in tv, puoi startene a casa. Tanto la gente non viene a vederti.
Ho ascoltato, durante questo 2021-2022, tutti gli album finiti nella cinquina, che in realtà è una sestina.

Non sono tra i giurati del Tenco – che pure sono ben trecento – e devo dire che, al momento, mi va bene così. Meglio starne fuori.
Ma ascolto i dischi. Appena escono.
Sempre.

Vado in ordine alfabetico.
Erica Boschiero: “Respira”. Disco di struggente bellezza. Suoni acustici. Veri. Testi raffinati e capaci di farci perdere nel racconto. Una voce pulita e intima. Un disco senza tempo. In un mondo normale (tipo in Francia) sarebbe un successo.

Giovanni Caccamo: “Parola”. Album che conduce alla meraviglia. Non voglio parlare delle partecipazioni (Willem Dafoe, Patti Smith, Andrea Camilleri) ma l’opera è di maturità assoluta. Potrebbe essere un disco di Battiato (cui pure non somiglia) e nessuno direbbe niente. Straordinario. Probabilmente uno dei dischi del decennio. Per chi se ne accorgerà.

Cristina Donà: “DeSidera”. La amo da sempre. Anche quando fa le canzoni sbilenche. Come sono quelle di questo disco. Sembra quasi lavorare per non farsi amare. Per non piacere. È un enigma Cristina Donà. E infatti non poteva vincere. Ma “L’autunno” è un capolavoro.
Max Manfredi: “Il grido della fata”. Il disco che avrebbe vinto se non ci fosse stato Marracash (e forse anche Boschiero e Caccamo e Sirianni). Ogni disco di Max Manfredi dovrebbe vincere. Qualsiasi premio. Come questo. Dove dentro ci sono delle canzoni incredibili, come “Elicriso”.

Federico Sirianni: “Maqroll”. Il disco che avrebbe vinto se non ci fosse stato Marracash (e forse anche Boschiero e Caccamo e Manfredi). Ogni disco di Federico Sirianni dovrebbe vincere. Qualsiasi premio. Come questo. Dove dentro ci sono delle canzoni incredibili, come “Maqroll, gabbiere”.

Marracash ha vinto, dunque. “Noi, loro, gli altri” però non è male. Forse non c’è tutta la poesia e il lavoro che c’è dalle altre parti. Nei dischi degli altri ce n’è qualche quintale in più. Marracash non fa poesia. Chiacchiera e mette le parole in fila. Marracash è bravo.
Il disco mi è piaciuto. Il disco è buono. Molto buono. Marracash comunica. E in questo è molto bravo. Gli altri, secondo me, lavorano per esprimersi.

Anni fa Manlio Sgalambro, sodale di Franco Battiaro, disse: «Comunicare è da insetti. Esprimerci ci riguarda».

Ferdinando Molteni

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