HomeIn EvidenzaRest in peace di Paul D. Genovese

Rest in peace di Paul D. Genovese

Che goduria. Non riesco veramente a trovare le parole per definire una felicità simile. Belìn ragazzi: un finale di campionato così altro che DAZN, lo dovrebbero mandare in loop nella homepage di Brazzers.
Ieri prima di entrare allo stadio ho incontrato un vecchio amico che mi ha detto: “Oggi è il nostro Carnevale” e non posso che essere completamente d’accordo con lui, dato che Marassi si è trasformato in Rio de Janeiro per una sera, con molti meno carri da parata e fiori, ma con molte più croci e bare.
Parliamo della partita: la Sampdoria ha vinto l’ultima di campionato davanti al suo pubblico, stendendo al tappeto la Fiorentina di Vincenzo Italiano per 4 (avete capito bene, QUATTRO) a 1.
Fino a che non sono arrivato a casa, ho pensato che fosse tutto un frutto della mia immaginazione e che mi sarei risvegliato, in coma, in qualche ospedale guatemalteco, senza un rene.
Invece no, tutto vero. Nessuna droga nel bicchiere, solo pura perfezione calcistica: questo è il cioccolatino confezionato dal Maître Chocolatier Marco Giampaolo che, finalmente, si è potuto godere una squadra capace di esprimere la sua idea di calcio, probabilmente anche perchè libera dal peso psicologico che comporta la lotta retrocessione, durante un’annata dove è successo di tutto.
Sulla partita in sè ho poco da dire: gol di petto di Alex Ferrari, assist “no look” di “Zizou” Sabiri per Quagliarella che supera Terraciano con uno scavetto da cineteca, “tap in” di Thorsby su imbucata di Candreva e sigillo finale sempre di Sabirisessuale che, dal limite dell’area, mette un pallone in buca d’angolo. Qualche scampolo di partita anche per l’uomo spogliatoio Ravaglia, che purtroppo subisce gol su rigore per via di un ingenuità del giovanissimo Trimboli, ma che gli vuoi dire? Sò ragazzi.
Questo è tutto quello che ho da dire sulla prestazione, dato che praticamente non ho visto manco un minuto di partita: ogni tifoso della Samp ieri non ha solo tifato, ma ha anche festeggiato… E nemmeno così poco: se ci fosse stato tra di noi Odino, il padre degli dei del Valhalla, persino lui, a fine serata, si sarebbe preso un Gaviscon e un Estathe.
Ieri è stata una festa duplice dal gusto dolce e semplice, quello che poche volte si assapora nella vita: festeggiare salvezza matematica e retrocessione dei Grifondoro è stato unico. Purtroppo ci sono squadre che veramente non hanno “mai una gioia”, e i cugini bicolorati sono una di queste: capite che se il loro unico vanto era solo quello di averci condannato alla serie cadetta, per mano di Boselli (che poi non è vero, ma lasciamoglielo credere… meschinetti), c’è un problema grosso.
Li capisco a tratti dato che, da quando c’è la Sampdoria, la loro gioia è finita e non riescono a farsene una ragione.
Nel loro anno migliore son arrivati quarti in campionato e noi primi. Nel nostro anno peggiore, tra presidenti in manette, casse prosciugate e una rosa che sembra un mix tra il reparto ortopedico del San Martino e il film Cocoon, loro sono retrocessi grazie ad un rigore sbagliato del loro capitano e noi siamo salvi sempre grazie a quel rigore sbagliato. Il tutto condito dall’arrivo degli americani, bandiere a stelle strisce, proclami altisonanti e staff tecnici osannati come se fossero i nuovi messia del calcio. Il risultato? Undici punti a Gennaio. Arrivati sotto alla Salernitana (neo promossa) e allo Spezia.
Questo menaggio è per voi: per voi che non avete mai guardato la vostra squadra, ma sempre la nostra; per voi che non sapete nemmeno cosa voglia dire vincere qualcosa, dato che l’ultima volta che è successo, si andava ancora in giro a Cavallo e c’era il Re; per voi che anzichè accettare la realtà, ne inventate sempre una più fantasiosa e incredibile; per voi che anzichè sperare in qualche miracolo sportivo, sperate solo il nostro male. Beh dai ci si vede tra un pò, magari tra un bel pò, ma guardate il lato positivo: in primavera il Südtirol è uno spettacolo.

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