HomeIn EvidenzaBene ma non Bereszynski di Paul D. Genovese

Bene ma non Bereszynski di Paul D. Genovese

Nemmeno il tempo di smaltire la sbornia rimediata il weekend scorso, che questa giornata di Serie A ci lascia con l’amaro in bocca, per non dire altro: purtroppo abbiamo perso punti preziosi a Roma, dopo aver incassato due gol dalla formazione guidata da Marlboro-man Sarri.
Non che il risultato non fosse prevedibile. Questa settimana, ogni qual volta venisse nominata “Lazio – Sampdoria”, si sentiva un mugugno capace di generare uno tsunami dall’altra parte del globo terracqueo.
C’è anche da dire che noi tifosi blucerchiati siamo assolutamente dei fuoriclasse nel tirarci addosso la rogna da soli: la frase più gettonata questa settimana è stata: “si belin è stata una goduria, ma tanto ora andiamo a Roma e zucchiamo”. Quando parliamo di Doria, anche i gatti neri si toccano.
Prevedibile, certo, non è che vivo in cima ad un Baobab, ma ogni tanto un pizzico di ottimismo potrebbe non essere così deleterio, anzi, ci potrebbe aiutare a vivercela un filo meglio, anzichè avere attacchi di colite a raffica, aspettando il risultato di Salernitana – Cagliari.
Ma torniamo alla nostra partita. Secondo me il risultato è stato un filo bugiardo. Non ho visto uno strapotere della Lazio, se non nelle individualità, e la Samp ha giocato con un’ identità abbastanza chiara, palleggiando a due tocchi e in verticale, alla ricerca di un terminale offensivo, purtroppo, solo come la bolliccina dell’acqua Lete.
La fase difensiva mi è sembrata abbastanza organizzata (con Augello sempre più dentro gli schemi di Giampaolo) nonostante la manche improvvisata di “un, due, tre, STELLA!” in occasione del primo gol.
I problemi sono arrivati dalla trequarti in sù, dato che non abbiamo nè mezzali, e nè tantomeno trequartisti di ruolo: aspettarsi della fantasia da Thorsby e Rincon ha tanto senso quanto calarsi le braghe in mezzo alla strada aspettando che arrivi la donna dei propri sogni. L’unica cosa che puoi sperare che arrivi, è un TSO.
Nonostante panchina cortissima e con giocatori a “casaccio”, la formazione di Giampaolo si è fatta valere, prima di crollare definitivamente dopo la magia di Luis Alberto. Badate bene: non dico che la Samp fosse diventata magicamente il Barcellona di Xavi e Iniesta, ma quantomeno ha fatto intravedere qualcosa di buono, con una formazione degna della Pincopallino Joe del film Dodgeball.
Secondo me il dramma della U.C. Sampdoria è solo questo: questa stagione non abbiamo mai, e dico mai, giocato con la formazione migliore. Più che una società calcistica, in questi mesi, la Sampdoria è sembrata una via di mezzo tra il “Fate Bene Fratelli” e Sanpatrignano, tra giocatori ammalati, infortunati cronici, e con brutte dipendenze da merendine.
Ma non cerchiamo alibi, mancano due partite e bisogna stringere i denti sia noi (tifosi) che loro (calciatori). Malgrado gli orari imposti dalla Lega, che non perde mai occasione di romperci le balle con un slot stomachevoli, lunedì vediamoci tutti allo stadio, con lo stomaco pieno di “pane liquido” e la voglia di divertirci, cantando sempre per Lei.

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