I punti a Venezia servono come l’aria quando si è in ascensore con Adinolfi dopo un all-you-can-eat Indiano

Paul D. Genovese

Domenica mattina, Piazza delle Vigne di Genova. Il vostro Paul entra nel bar della piazza per prendere un caffè e far decollare la giornata. Entro, consumo, pago. Esco, e il piede sinistro non solo decide di mettersi di traverso come Mastella durante la crisi di governo del 2008 ma, giusto per non farmi mai mancare nulla, il tutto viene condito come un sonoro “CRACK”.
Bene: nella mia testa la seconda cosa a cui ho pensato (la prima è stata qualche scambio di vedute con l’altissimo) è stata “Beh almeno speriamo che il Doria vinca”.
Questo è stato il mood della settimana: “Speriamo che il Doria vinca”. Perchè è stata una settimana lunga, lunghissima, dove tutti i blucerchiati del mondo continuavano a guardare il calendario e a ripetersi “E’ ancora Martedì”. Non ci son state coppe o serie TV che tengano: la nostra mente era già al match contro il Venezia, tesi come Sbirulino che affronta Connor McGregor in un incontro di MMA.

Dopo un’estenuante attesa arriva il weekend e la tensione sale: i cugini vincono contro un remissivo Torino (ora sembrano gli eroi del Camp Nou, ma è la seconda vittoria del campionato, così, per dare due statistiche obiettive), e la classifica si complica ulteriormente per i Marinai.

I punti a Venezia servono come l’aria quando si è in ascensore con Adinolfi dopo un all-you-can-eat Indiano, e la lotta per la salvezza si fa sempre più serrata.
Da genova partono in tanti, tantissimi, alla volta di Venezia, e colorano di tinte blucerchiate come in un film Felliniano i battelli che portano allo Stadio Pier Luigi Penzo. Un sentito grazie a tutti i tifosi in trasferta, a nome mio e di tutti penso, per aver regalato questa meraviglia a tutti noi.

Detto questo, la partita non è stato uno spettacolo, diciamocelo chiaro. E’ stata sicuramente una partita tosta e giocata su ogni pallone (c’è chi dice che il Venezia si sia “scansato”, ma secondo me è solo un effetto collaterale della pasta di Fissan), fisica e nervosa come la pacatissima reazione di Zanetti all’espulsione di Henry dove, dopo averlo preso per la maglietta con la bava alla bocca, penso che gli abbia detto qualcosa del tipo “Il pane LO PORTO IO”.

Giampaolo si presenta a Venezia con una formazione atipica, differente dal solito 4-3-1-2 che ha fatto mugugnare tutti i Sampdoriani del mondo, e si schiera con un 4-3-2-1 ad “albero di Natale”, distaccandosi dal dogma imprescindibile delle 2 punte, mettendo alle spalle di Caputo il buon Sensi e il trequartista più forte del mondo: Zinedine Sabiri. Si perchè, si scrive Sabiri, ma si legge Zidane.

Sabiri (o Zizou, qual dir si voglia) è attore protagonista della prestazione dei blucerchiati. In occasione del primo gol la squadra di Zanetti prova a costruire dal basso passando il pallone al terzo portiere della formazione Lagunare (Mäenpää) che, anzichè passarla, ha un attacco di labirintite piuttosto importante, sul quale il nostro Abdelhamid non si lascia intenerire. Pressing, palla rubata e Ciccio Caputo (reduce da un intervista bellissima su Cronache di Spogliatioio, che vi consiglio) la insacca esplodendo di gioia per questo benedetto gol che stentava ad arrivare.

I Lagunari non si danno per vinti e si scagliano nell’area avversaria con foga e anche con un filo confusione, senza mai riuscire ad impensierire l’ex della partita Audero (che fa rifiatare il portiere più forte del mondo, Wladimiro “Manuel Neuer” Falcone), complice un Bereszinsky in stato di grazia e una difesa che ha capito che quando l’avversario ha la palla bisogna provare a levargliela.

Al 38esimo del primo tempo il secondo squillo della Samp: sempre Zinedine Sabiri pesca Sensi in area che scarica verso Mäenpää un pallone velenoso (ma nemmeno tanto, tipo una puntura di Ape abbastanza brutta ma nulla di grave), che viene respinto in quanto il portiere non è mani-munito, e insaccato da Caputo.
Da li in poi la partita è riassumibile in una parola: “Stincate”.
Tanta corsa, tantissima, e molta foga, ma pochi altri episodi da li alla fine. Gli ultimi 5 minuti son durati circa 18 ore, ma finalmente la Samp porta a casa i 3 punti che tanto aspettava e mette un pò di “Fieno in Cascina” per allontarsi dalle sabbie mobili delle ultime posizioni. Non siamo sicuramente salvi ma siamo vivi e sani come in uno spot dell’olio Cuore, e non sia mai che Giampaolo abbia trovato la chiave di volta decisiva per questa formazione, orfana di punte fresche e capaci di dare profondità e intensità (abbiamo si Supryaga, ma meschinetto ha ben altro a cui pensare, dato che tutta la sua famiglia vive a Kiev… il mio abbraccio virtuale va a lui).

Ora testa a Roma, con lo stadio pieno (a capienza massima dopo 2 anni), il cuore in gola e lo stomaco pieno di luppolo. Non vedo già l’ora che sia il 3 aprile.