Albenga città del vino, le aziende della Piana risorsa fondamentale per l’economia

La viticoltura ad Albenga si è consolidata nei secoli, introdotta e diffusa da marinai e commercianti che a partire dall’alto medioevo hanno portato da altri paesi la filosofia e le coltivazioni, lentamente adattatasi.

Il tempo ha permesso di migliorare le tecniche di coltivazione, le particolari condizioni climatiche della Piana di Albenga, una fascia di terra collinare affacciata sul Mediterraneo e protetta dalle Alpi, hanno permesso di esaltare nei vini del territorio, freschezza e sapidità.

Diverse iniziative sono state avviate nel comprensorio ingauno volte a promuovere l’autoctono come vino di territorio, legato da un rapporto di identità-tipicità. Un tema che oggi si collega al più vasto tema della biodiversità e che da anni è anche fattore di sviluppo per l’enoturismo. L’enoviaggiatore infatti è attratto dal vitigno autoctono perché richiama un luogo specifico e conferisce alla esperienza di viaggio un motivo forte di richiamo e interesse. In questi anni si è potuto avvertire il desiderio di molti viticoltori di essere nuovamente presenti per raccontare in diretta i loro vini, ma anche l’entusiasmo degli enoappassionati e degli operatori del settore nel tornare a degustare. Tra i turisti è emersa una positiva sensazione sulla vitalità del vino locale. Un segnale sicuramente positivo che fa ben sperare anche per il futuro.

Oggi Albenga è riconosciuta come città del vino e PigatoRossese e Vermentino (anche Superiore e Passito) sono l’ eccellenza dell’enologia ingauna, rappresentata da 8 cantine che ne sono promotrici:  Anfossi, Bio Vio, Cantine Calleri, Cascina Feipu, Dario Enrico, La Vecchia Cantina, Torre Pernice e Sommariva.