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Alessio Lega canta Della Mea, ed è un viaggio struggente nella canzone politica italiana

Non so se sia uno scherzo della nostalgia, la paradossale nostalgia per cose che non si sono vissute, oppure la voglia di immaginare ancora un mondo pieno di speranza, ma il disco “Mea. Alessio Lega canta Ivan della Mea”, interamente dedicato, appunto, al cantautore Della Mea, è un vitale pugno nello stomaco.

 

Dice Lega: «Ivan Della Mea è stato un poeta, cantore, intellettuale e scrittore, tra i più originali della scena culturale italiana. Ivan ha influenzato il suo tempo e con generosità ha sacrificato all’impegno politico anche il riconoscimento del suo talento».

Ed ha ragione. Se Ivan della Mea avesse messo da parte il suo radicalismo e le sue spigolose canzoni politiche avrebbe potuto aspirare, negli anni Settanta soprattutto, alla grande ribalta della canzone d’autore.

Ma ha deciso diversamente. Ed ha trascorso la sua vita (Della Mea nasce a Lucca nel 1940 e muore a Milano nel 2009) sempre a ricercare, e a scrivere musica che fosse, al contempo, popolare e politica. Amatissimo dai suoi seguaci, quasi sconosciuto al resto del mondo degli appassionati di musica.

Alessio Lega riprende alcune delle canzoni più importanti del canzoniere di Ivan della Mea e lo fa immedesimandosi, talora in modo sorprendente, con l’oggetto delle sue reinterpretazioni.

Lo aiutano tanti musicisti, legati più o meno direttamente, a quella stagione: Francesca Baccolini, Rocco Marchi, Sasà Sorace, Guido Baldoni, Massimo Furia, e poi ancora Riccardo Tesi, Daniele Sepe, Michelangelo Ricci, Giovanna Marini, Paolo Pietrangeli in alcune delle sue ultime incisioni, Davide Giromini, De Soda Sisters.

Le tracce del disco sono 16 e non è possibile raccontarle tutte. Solo “La nave dei folli” (più di nove minuti pieni di musica, storie e politica) meriterebbe un discorso a parte. E poi “El me gatt”, forse una delle poche cose note di Della Mea grazie all’interpretazione che ne fecero i Gufi di Nanni Svampa e Lino Patruno. E altre canzoni straordinarie in milanese. Che Alessio Lega rende con con convinzione e senso della Storia.

Alessio Lega. Copy Roberto Gimmi

Come nella versione, cantata insieme a Giovanna Marini e Paolo Pietrangeli, di uno dei capolavori di Ivan della Mea, “O cara moglie”, uno degli inni del movimento degli anni Settanta, secondo forse solo a “Contessa” dello stesso Pietrangeli.

La canzone è uno dei momenti più alti del disco, come pure “A quel omm” cantata con dolcezza da Silvia Malagugini o la narrativa “Io so che un giorno” cantata, con la sua voce antica, dallo solo Lega. Oppure la cinematografica “Le maledizioni”, quasi una suite in un contesto combat-folk.

Da notare ancora “Il Mea”, traballante canzone di Alessio Lega cantata da Pietrangeli che tenta di raccontare la storia di Ivan. Una sorta di talking blues, leggermente autoreferenziale ma reso tuttavia struggente dalla voce ormai quasi lontana dell’autore di “Contessa” e dai versi: «E vedrai che canteremo ancora insieme, Ivan, aspettami».

Un disco pieno di cose bellissime, dunque. Fuori dal tempo. E incomprensibile ai più, probabilmente. Ma un disco onesto e pieno di poesia. Una di quelle cose che, in Italia, solo gente come Alessio Lega riesce ancora a fare.

Ferdinando Molteni

La canzone da sentire: https://www.youtube.com/watch?v=qZWkQPh8j0M&list=OLAK5uy_nXb-uESOk6LoGh45V08oZr8kEO1OMwlyc&index=6

 

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