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Angelo Iannelli ridà vita a un vocabolo arcaico della lingua italiana nel nuovo singolo “Malbene”

Dopo l’excursus nel pop ironico e giocoso effettuato con l’ultimo singolo Poema vocale, il cantautore romano Angelo Iannelli riabbraccia melodie e atmosfere indie pop più notturne e malinconiche sul nuovo brano Malbene, in uscita il 14 ottobre 2021. Il pezzo è stato prodotto dai fratelli Alessandro e Francesco Cosentino (noti per il loro lavoro con Ariete e Franco126 fra gli altri), ed è stato per così dire fortemente influenzato dalla professione di Iannelli, che quando non indossa i panni del cantautore fa il professore di lettere in un liceo. Il titolo del brano è infatti un arcaismo da tempo scomparso dal vocabolario italiano: “malbene” vuole indicare, secondo l’accezione che ne dà l’artista, uno stato d’animo che non sia superficialmente catalogabile in termini positivi o negativi, per quelle notti in cui c’è bisogno che qualcuno ti stringa la mano nonostante tutto.

Una possibile derivazione della parola si può riscontrare già nel XIII secolo, nel sonetto La mia malinconia è tanta e tale di Cecco Angiolieri, dove è presente l’espressione “né mal né bene”. Sempre del XIII secolo potrebbe essere la prima attestazione della parola (scritta staccata), comparsa in una delle rime presenti nei Memoriali bolognesi (1279-1300), precisamente nella poesia anonima Io mi sono tutto dato a trager oro, trascritta nel Recto della seconda copertina del volume di atti n. 374 del 1300 dal notaio Isfacciato d’Antonio da Montecatini:

“Di ciò ch’un altro amante trarria pene, / spesse fïate mi fa ralegrare; / ch’i’ m’asotiglio di traer del mal bene / e de lo scuro lume.”
Di largo utilizzo letterario dal 1500 al 1700 (Stefano Guazzo, Tommaso Garzoni, Hilarion Monachus Genuensis e tanti altri autori), la parola, usata con vari significati, compare anche nelle Rime di Francesco Berni, esattamente nella Rima 53 (Capitolo secondo della peste), come dimostrano questi splendidi versi:
“In fin, questo amor proprio ha del bestiale / e l’ignoranza, che va sempre seco, / fa che ’l mal bene e ’l ben si chiama male.”
Con questa canzone la parola “malbene”, resa contemporanea dalla grafia unita, si fa strada per riprendere vita.

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