Livello di vita soddisfacente – Le risposte della Psic LA DOMANDA DI OGGI è: Che cosa manca nella foto?

 

 

 

Una bella famiglia al completo, nella stanza della casa in cui solitamente avvengono la maggior parte degli scambi vitali, due genitori e due figli, una coppia e due splendidi ragazzini. Apparentemente ci sono tutti gli ingredienti per poter essere felici e funzionare al meglio.

Allora che cosa manca davvero?

 

La fotografia di Eric Pickersgill, che ci aiuta a capire quello che accade in molte delle nostre relazioni ed interazioni umane, l’ho scoperta oggi leggendo l’articolo di Michela Marzano su Specchio su “ossessione di esserci sempre”.

Una fotografia che fa parte di <Removed: progetto fotografico dove i protagonisti dei suoi scatti vengono privati di tutti i generi tecnologici che, altrimenti, sarebbero rimasti serrati fra le loro mani.

Il suo lavoro è una narrazione di relazioni interrotte, bloccate, ferme. È la narrazione di ciò che rimane, mani vuote ed espressioni spente, le stesse che probabilmente indossiamo durante l’intera giornata nonostante chi o cosa abbiamo intorno.>

 

Nella fotografia mancano quindi i cellulari e tablet, ma non solo quelli; salta la connessione tra le persone nello scorrere della vita quotidiana, lo scambio affettivo che passa dagli sguardi e da gesti della comunicazione non verbale.

 

Sparisce quel guizzo vitale che ci piacerebbe cogliere negli occhi altrui, magari rivolto anche a noi, che ci fa sentire importanti, degni di essere amati, che dovrebbe primariamente partire dai genitori verso i figli, per poi rimanere nel loro zaino via via che cresceranno.

 

Sorge il dubbio che il cellulare, tanto per citare uno strumento tecnologico, si sostituisca a quello che non c’è più o non c’è mai stato nelle relazioni familiari, di coppia, di lavoro, amicali.

Il cellulare riempie per le persone quel vuoto di affetti che altrimenti non sarebbero in grado di gestire, quel vuoto che genera il vortice del malessere sempre più intenso, che intorpidisce la mente.

Il cellulare dà l’illusione di esserci con gli altri, di esserci per sé; quindi non essere connessi potrebbe significare non esistere, quindi, una angoscia che si pensa di tenere a bada con lo smartphone.

 

Manca nella foto la capacità di prendersi cura di sé e dei propri cari, di amare se stessi e di rivolgere amore agli altri.

Con una e-mail si pensa di poter tenere a bada una relazione che magari non abbiamo mai veramente vissuto e capito;

con una telefonata si crede di acquisire il diritto di essere presente nella vita di una persona, si arriva ad inserirsi nei suoi momenti di vita per non dover ascoltare il proprio vuoto e la propria nudità mentale ed affettiva;

con lo smartphone si cerca di darsi un valore umano che non si possiede.

 

Manca nella foto la forza vitale che ci rende talvolta felici, che ci fa organizzare la vita di tutti i giorni, che ci permette di superare le difficoltà; non c’è amore, passione, affetto, sentirsi intriganti. Manca la vita.

 

Alla prossima puntata, se avete domande mi trovate via e-mail: info@giovannaferro.it

Giovanna Ferro, psicologa-psicoterapeuta