Le più belle canzoni sconosciute di tutti i tempi 3: “Many rivers to cross”

Ci sono canzoni che sembrano essere sempre esistite. Sono talmente classiche, nella costruzione e nell’andatura, che sembrano arrivare da un passato remoto. Come, ad esempio, “Many rivers to cross”, una specie di gospel che potrebbe arrivare addirittura dall’Ottocento, dalla penna di un qualche oscuro compositore di inni sacri americano.

Invece è una canzone pubblicata nel 1969 da Jimmy Cliff, un cantante e compositore di reggae giamaicano.

La canzone è talmente bella e struggente che davvero nulla potrebbe far immaginare la sua origine, recente e da un musicista tutto o quasi dedicato alla musica in levare tanto cara a Bob Marley e Peter Tosh. Eppure è così.

Il dramma di “Many river to cross” tuttavia, è proprio quello di essere nata classica, cioè vecchia. Una canzone meravigliosa ma fuori dal tempo. Con un testo universale e toccante, ma anch’esso fuori dal tempo:

 

«Molti fiumi da attraversare

ma non riesco a trovare la mia strada.

Vagando mi sono perso mentre viaggio

lungo le bianche scogliere di Dover».

La canzone fu interpretata, dal 1969 in poi, da tantissimi artisti come Percy Sledge e Joe Cocker, da Harry Nilsson con la collaborazione di John Lennon e un arrangiamento uguale a quello di “#9 Dream” dell’ex-Beatles, e poi, magnificamente, da Eric Burdon durante l’ultima reunion degli Animals nel 1977, per l’album “Before we were so rudely interrupted”.

In ogni caso, la canzone – una delle più belle e ispirate composizioni degli anni Sessanta – non andò, almeno in Europa, da nessuna parte. Entrò nelle parti basse della classifica francese, pare. Poi basta.

 

Ferdinando Molteni

 

https://www.youtube.com/watch?v=kGeCeK85sUg