“Mal di terra”, il romanzo di Tomas Gazo che racconta l’amore per il mare

Il mal di terra, noto anche come mal de débarquement (MDD), è un tipo di vertigine e di squilibrio che insorge dopo essere scesi da una imbarcazione o, talvolta, a seguito di un viaggio aereo di lunga durata. Ma «Mal di terra» è anche il titolo del romanzo scritto da Tomas Gazo conosciuto come Ino, giornalista imperiese per  Gli scrittori della porta accanto. Una storia per chi ama navigare sul mare e non saprebbe vivere senza, una storia che sa di vele bagnate, legno e salsedine. Una bella storia che vede protagonista Francesco, un maestro d’ascia che ama il mare e che senza il mare non potrebbe vivere.

Un libro nel quale emerge tutto l’ amore per il mare dello scrittore, ma anche per la vela e per la sua città, visto da una prospettiva diversa da quella professionale. Nel romanzo si possono riconoscere luoghi e volti di Imperia, in particolare del mondo della marineria e della Marina di Porto Maurizio dove Gazo è cresciuto.

Sinossi
Anni Cinquanta. Un borgo che respira e vive accanto alla città di Imperia: crocevia anche durante il secondo dopoguerra di tutto il Ponente ligure. Francesco è un uomo che oggi diremmo giovane, ha venticinque anni e lavora come apprendista maestro d’ascia nel cantiere di padron Berto. Un lavoro, il suo, che gli ha sempre dato modo di coniugare la necessità di portare a casa dei soldi con una grande passione: la vela.

Sole, mare, un mestiere che ha nelle sue vene qualcosa di poetico e di avventuroso allo stesso tempo, un borgo tranquillo in cui villeggiano d’estate numerose ragazze tedesche e provenienti dal Nord Europa: tutto fa pensare a una vita che oggi, sepolti dalla frenesia della società in cui siamo immersi, definiremmo idilliaca, in qualche modo desiderabile.
E invece no. Francesco è in fondo un ragazzo lasciato solo di fronte alla quotidianità: la morte del padre gli ha impedito di laurearsi, gli ha precluso l’opportunità di evadere, se così si può dire, da un mondo che a ben vedere suona gretto, spesso inospitale. I pochi “amici” del bar non pensano a nient’altro che a far battute sulle straniere a fine giornata, restano intrappolati – senza neppure averne coscienza – tra minime angherie, gelosie senza senso. Anche la madre di Francesco è morta, e lui per arrotondare affitta la camera da letto della sua umile abitazione ai villeggianti, durante la bella stagione.

È così che un giorno conosce Elisabetta, giovane milanese venuta a godersi sole e mare al seguito del padre, noto ingegnere lombardo, e della famiglia tutta. Elisabetta e Francesco condividono serate, sguardi: s’innamorano. Ma lui continua a sentirsi perduto nella distanza che c’è tra i loro due mondi: una Milano che nel dopoguerra inizia a rilanciarsi e una provincia che fatica invece a fare del progresso un’opportunità. Dopo i primi mesi di lontananza, tenuti vivi da lettere d’amore, Elisabetta comunica a Francesco che il loro sentimento è destinato a morire: il padre l’ha promessa sposa a un giovane in grado di risollevare le sorti dell’azienda di famiglia.

Lei sparirà, per sempre. Francesco ha un amico, Leonardo: un compagno di lavoro con il quale litiga sempre, e al quale, anno dopo anno, si avvicina sempre più. I due, insieme, fanno regate, quasi si divertono… Inizieranno persino a lavorare alla costruzione di una house boat – una specie di barca che non naviga, una casetta galleggiante – proprio per il padre di Elisabetta: il progetto tuttavia resterà inevaso, lo scheletro della barca a marcire in cantiere.

Passa qualche annetto. Il progresso poi arriva, e sa di plastica e di materiali nuovi con i quali fabbricare imbarcazioni d’ogni tipo e misura: padron Berto chiuderà il cantiere, Francesco e Leonardo cercheranno una nuova vita. Il primo si farà marinaio su mercantili che solcano l’Atlantico, il secondo pescatore e saltuariamente muratore: ed eccolo qui, il rilancio di una provincia italiana che passerà anche per il sentiero oscuro della speculazione edilizia.

Finita la guerra – il secondo conflitto mondiale –, ne inizia un’altra, combattuta con le armi dell’impiego e quelle dell’industria, perduta nei tatticismi di intere zone d’Italia che non hanno saputo – o potuto – difendersi in altro modo se non svendendosi. Perdere un volto, negoziarne i lineamenti, per risorgere, in qualche misura.

Una vita dalla quale evadere, si diceva. L’occasione per Francesco arriverà inaspettata: un lontano parente gli lascia in eredità una casa e più di qualche soldo. Così ecco l’idea, farsi una barca, vivere sul mare durante i mesi in cui non avrebbe navigato sui mercantili. Ma quell’idea, di fronte ad un mondo che non riesce a capire, diventa una scelta di vita definitiva. Partire alla scoperta di un’altra vita, alla ricerca di se stesso. E non ritornare più a terra.