Livello di vita soddisfacente – Le risposte della Psic LA DOMANDA DI OGGI è: Sai proteggere il tuo spazio personale?

Talvolta capita di provare una sensazione di malessere, molto fastidiosa, che rende irrequieti; a volte sembra proprio rabbia.
Non sempre si capisce bene la natura del disagio, quasi si prova vergogna di esperire una tale sensazione. Provando a metterlo a fuoco si può sentire la mancanza di protezione da parte di qualcuno, ci si aspetta che qualcuno intervenga a proteggere.
Subentra un po’ di confusione. Manca la consapevolezza di non essere stati protetti, magari solo a tratti; che le figure di riferimento non siano state capaci di tutelare e di insegnare a delineare i confini personali mentali ed affettivi.
Quella mancanza da parte dei genitori rende deboli e fa reclamare protezione in continuazione da parte degli altri, quando invece diviene importante arrivare a capire che sarebbe opportuno imparare a farsi rispettare da soli.
La “metafora del giardino” di M. Valcarenghi può essere molto utile per imparare ad inquadrare anche lo spazio personale; la psicoanalista afferma che alla nascita ci venga consegnato un giardino, di cui non possediamo esattamente né la collocazione geografica (più o meno esposto al sole, attraversato da corsi d’acqua, fertile o roccioso) né la tempistica per occuparcene.
“Ma il compito …è quello di farlo fiorire, di farlo essere al suo meglio. Ognuno di noi farà quello che può mediando fra la natura del suo giardino e le sue aspirazioni: potranno crescere margherite o pomodori o orchidee … ciò che conta è il piacere di trasformare un terreno in un giardino e di riconoscere che quello è proprio il nostro giardino”.
Da sottolineare l’importanza della dimensione del piacere nella propria vita, altra dimensione di cui spesso ci parlano poco a seconda dei contesti in cui si è allevati, in particolar modo se donne, su cui si palesa la dimensione più frequente dell’attitudine al sacrificio.
“Per coltivare un terreno, bisogna saperlo difendere, recintarlo, sistemare un cancello, regolamentare le visite, escludere gli importuni, i perdigiorno, e i violenti; è, questo, un diritto-dovere in assenza del quale nessuna coltivazione darà frutti”
Dobbiamo ammettere pure che non siamo tanto abituati a pensare al nostro benessere in maniera adeguata, senza sentirci giudicati come egoisti.
Da qui poi la difficoltà a proteggersi, e a sentirsi in diritto di esprimere fastidio, dolore sofferenza per i soprusi ricevuti.
Tante situazioni di vita quotidiana ci forniscono occasioni per riflettere su di noi. L’ultima mia occasione personale è arrivata dalla interazione con vari operatori (muratore, idraulico, amministratore) per una perdita d’acqua che ho subito nell’appartamento in cui vivo: ho imparato a pretendere il rispetto del mio spazio, a proteggerlo senza sentirmi la fuori di testa che non accetta le soluzioni proposte perché per niente valide al ripristino né del danno fisico né tanto meno della considerazione della mia persona.
Voi vi sentite sufficientemente allenati a proteggervi? Sentite di avere una buona considerazione dei vostri confini personali? Riflettete sull’ultima volta in cui avete provato delusione, rabbia, fastidio per cercare di capire la dimensione mentale ed emotiva che vi attribuite. Ed infine provate a immaginare il vostro giardino. Vi piace davvero o potreste modificarlo?

Alla prossima puntata, e ricordatevi che la rubrica della Psic ha cadenza quindicinale!
Se avete domande mi trovate via e-mail: info@giovannaferro.it
Giovanna Ferro, psicologa-psicoterapeuta