Le più belle canzoni sconosciute di tutti i tempi n. 1: “Doot-Doot”

 

Ci sono canzoni bellissime che sono rimaste in un limbo. Tra il successo e l’insuccesso, tra la fama e l’oblìo. Ma che restano canzoni bellissime. E non si saprebbe dire perché.

 

Nel 1983 un gruppo fino ad allora mai sentito nominare – i Freur – e che poco si sentirà nominare negli anni successivi, pubblica un album intitolato “Doot-Doot” che contiene una canzone con lo stesso nome.

 

La band viene da Cardiff ed è composta da Karl Hyde (voce, chitarre), Rick Smith (tastiere), Alfie Thomas (basso, tastiere), Bryn Burrows (percussioni) e John Warwicker (tastiere).

 

L’immagine che propongono di loro stessi è quella di moda all’epoca: abiti sgargianti, pose un po’ sopra le righe, pettinature improbabili.

 

Il disco, dicevamo, contiene una canzone intitolata “Doot-Doot”, che si apre con una drum-machine che sostiene una chitarra elettrica e poi l’ossessiva introduzione corale – che peraltro è anche il ritornello – che dice semplicemente «doot-doot». Infine arrivano le parole. Che non significano nulla. Sono buttate lì a caso e ciascuno può leggerci quello che vuole.

 

«Cosa c’è in un nome? / faccia su un palco / dove sei ora? / La memoria svanisce, fai un inchino / qui al buio / guardando lo schermo / guardali cadere / la scena finale
/ E andiamo doot-doot…».

La canzone è un continuo crescendo, con l’intervento – forse tardivo ma efficace – della batteria. Qualche potente colpo di tom e poi il rullante. Niente cassa. E poi ancora le tastiere e la chitarra che disegnano, loro sole, una meravigliosa, semplice e indimenticabile melodia. Mentre le voci distanti dei Freur continuano a ripetere, all’infinito, «doot-doot, doot-doot, doot-doot».

Sarà l’evanescenza del testo o la potente bellezza delle armonie o quella melodia finale, ma la canzone arriva al pubblico. Non a tutto, s’intende. Ma arriva.

Sarà un buon successo, ma non risparmierà ai Freur la condanna delle tenebre, proprio quelle a cui maldestramente accennavano nel testo della canzone. Che è, tuttavia ancora oggi, una delizia per le orecchie.

Ferdinando Molteni

 

https://www.youtube.com/watch?v=aexff90ZWiQ