1978, “The disco song” scala le classifiche del mondo

Blondie at the Sunset Marquis in West Hollywood, CA. April 24, 1978. Nigel Harrison, Frank Infante, Clem Burke, Debbie Harry, Chris Stein, Jimmy Destri (Photo by: Armando Gallo/Getty Images)

 

Che le classifiche italiane dei dischi non siano esattamente un esempio di limpidezza lo sanno tutti. E da sempre. Nel 1978 esce in tutto il mondo una canzone che farà ballare il pianeta, “Heart of glass” dei Blondie, gruppo americano guidato dalla bellissima Deborah Harry e dall’allora suo compagno di vita Chris Stein. Arriva prima nella classifica di Billboard negli Stati Uniti, prima in Australia, Austria, Germania, Canada, Nuova Zelanda, Svizzera. In Italia, dove tutti ma proprio tutti la ballavano, arriva all’ottavo posto.
I Blondie – emersi pochi anni prima dalla scena indipendente di New York – avevano in realtà una forte inclinazione pop e poco erano legati ai punk cui spesso venivano associati. Le loro canzoni erano semplici, spesso con rimandi agli anni Sessanta, cantate dalla voce inconfondibile della Harry e sostenute dal lavoro di uno dei migliori batteristi di quel periodo, Clem Burke.
Nel 1978 pubblicano uno dei loro album migliori, “Parallel lines” che contiene pezzi come “Hanging on the telephone”, cover di un originale dei Nerves, “One way o another”, “Picture this” e “Sunday girl”. Un vero contenitore di singoli arricchito da quella che per un po’ i musicisti aveva chiamato “The disco song”, ovvero “Heart of glass”.
Sì, perché il pezzo, scritto alcuni anni prima e che diventerà, come detto, un successo mondiale, è in puro stile disco, anche se la batteria potente di Burke si fa sentire eccome.
Il video che lo accompagnerà ci consegna una Deborah Harry all’apice della bellezza e del fascino e ci offre un viaggio nella New York di fine anni Settanta, con la prima inquadratura e l’ultima dedicate alle Torri Gemelle che ne erano il simbolo. La band, svogliata come al solito quando si trattava di esibirsi in play-back, “suona” su una pista che ricorda quella dello Studio 54 e gioca con una “mirror ball”, immancabile nei locali da ballo dell’epoca.
Il pezzo darà una piccola svolta alla carriera del gruppo che si avvicinerà alle atmosfere di moda dell’epoca finendo per collaborare con il padre della disco-music europea Giorgio Moroder.

Ferdinando Molteni