1979, Branduardi e le sue canzoni che arrivano da lontano

I cantanti hanno spesso saccheggiato il passato. Pensiamo ai Led Zeppelin con il blues delle origini, oppure i mille gruppi pop degli anni Sessanta e Settanta che hanno fatto proprie le melodie del Barocco europeo (il “Canone” di Pachelbel, seconda metà del Seicento, è all’origine di decine di canzoni) per non dimenticare i “debiti” di artisti come Zucchero e, appunto, Branduardi.

Angelo Branduardi, nel 1979, pubblica un album di grande successo: “Cogli la prima mela”. Il disco è chiuso da un lungo e bellissimo brano intitolato “Ninna nanna”. E’ una canzone che racconta una storia terribile, quella di un neonato abbandonato in una culla galleggiante sul mare e della madre che spera di essersene finalmente liberata.

Branduardi la propone da par suo. Assai bene, in modo accorato e convincente e con strumenti adeguati come il bouzouki irlandese che contrappunta la lunga coda del pezzo.

La canzone, che pure Branduardi si attribuisce, non è sua, ma è una ballata scozzese cantata migliaia di volte ed incisa – per una sua diffusione planetaria – da Joan Baez con il titolo di “Mary Hamilton” nel 1960.

Lo stesso Branduardi, chissà perché, la riproporrà con minime modifiche nel testo e con lo stesso titolo della versione della Baez nel suo disco “Il rovo e la rosa” del 2013.

In ogni caso, la canzone risale alla prima metà del Cinquecento e fu probabilmente composta da un italiano, Davide Rizzio, segretario e amante della regina Maria Stuart fatto poi uccidere, nel marzo del 1566, dal marito di lei.

Una melodia bellissima e struggente e una storia degna di un romanzo nero alle quali molti, e da ultimo Branduardi, si sono abbeverati.

 Ferdinando Molteni

 

https://www.youtube.com/watch?v=9BqQXaGGi3U