1979, quando, secondo i Buggles, le radio morivano per colpa della tv

Il 1979 è un anno di svolta. Il punk ha perso in breve tempo la sua spinta propulsiva, il prog è morto e sepolto, la new wave non si sa ancora bene cosa sia e i cantautori italiani non sanno, pure loro, quale direzione prendere dopo gli anni dell’impegno a tutti i costi.

Spuntano così band improbabili, vere one-hit-wonder, che colmano il vuoto che sarà riempito, di lì a poco, dal pop di plastica degli anni Ottanta.

Una di queste band si chiama Buggles ed è formata da due inglesi, tali Trevorn Horn alla voce e al basso e Geoff Downes alle tastiere. I due sono sconosciuti ma la loro carriera, sulle macerie dei Buggles, decollerà. Entreranno, il primo fugacemente il secondo per un periodo maggiore, a far parte degli Yes, band progressive alla canna del gas in procinto di riciclarsi come gruppo pop. Ma le loro carriere, tra produzioni e sessions saranno sfavillanti.

I Buggles pubblicano, in quell’anno epocale, una canzone dal tono profetico: “Video killed the radio star”. Sono i primi anni della musica in televisione, i videoclip hanno cominciato a circolare dopo “Bohemian rhapsody” dei Queen e MTV nascerà di lì a poco, nel 1981.

Le radio sembrano condannate a morte. Invece non sarà così. La radiofonia, nel mondo, dopo un primo momento di disorientamento comincerà a crescere a dismisura, approderà in video e poi, grazie al web tornerà ai fasti degli anni Settanta, come sta accadendo ora con le migliaia di “radio libere” che si affacciano sulla rete.

Sbagliarono profezia in Buggles, ma non la canzone. Che resta una delle cose più belle e divertenti di quell’anno di passaggio.

 

Ferdinando Molteni

 

https://www.youtube.com/watch?v=W8r-tXRLazs