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Covid, “Quando l’amore coniugale è l’esempio che rafforza l’amore per la vita anche nelle difficoltà”

Il cambiamento causa Covid
“Quando l’amore coniugale è l’esempio che rafforza l’amore per la vita anche nelle difficoltà”
“Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e saranno una sola carne” (Dal libro della Genesi 2,24). Dio ci apre il cuore e ci immerge nella bellezza immensa del rapporto coniugale, una storia in due, che apre all’altro, che ci fa diventare una cosa sola, che ci fa accarezzare la bellezza più grande, la certezza più attesa: amare ed essere amati. Per non dimenticare che cambiare, a volte, potrebbe essere anche la possibilità di una vita più autentica, senza fronzoli, ridotta, non in senso dispregiativo, all’essenziale. Una storia eroica, seppur quotidiana, nascosta, quasi invisibile ai più, è quella di Vittorino e Tina, una coppia che da più di trent’anni lotta, sì lotta davvero, tra la cecità di lui e il tumore di lei da parecchi anni. Tina racconta così, per la prima volta allo studio medico che la segue, che cosa voglia dire il cambiamento: “Mi chiamo Tina, ho 55 anni, vivo a Torino. Sono una paziente oncologica dal 2013, da quando mi hanno diagnosticato un tumore al seno; poi nel 2016 ho replicato, con un tumore all’ovaio. Nel 2020, ho fatto terno, con un tumore in una zona poco ben definita tra milza, stomaco e pancreas. Sono stata operata tutte le volte; ho fatto cicli di chemio e radioterapia ogni volta. In questi sette anni ho cambiato ospedali, medici, diagnosi, cure. Più e più volte. Il mio aspetto è cambiato spesso. La mia normalità era diventata il mio mutamento continuo, il mio peregrinare da un assetto fisico e mentale, ad un altro. Sul ciglio di un equilibrio che non sapevo sempre se avrei mantenuto. E poi ancora… gli effetti collaterali onnipresenti, gli imprevisti legati alle varie chemio che il mio corpo non sopportava sempre, gli errori medici durante le operazioni. Tu lotti per la sopravvivenza e ti aspetti che tutto il mondo lotti per la tua sopravvivenza. Invece, non è detto che medici e medicine ti rendano la vita facile. Sei tu, pur nella sofferenza, a doverti incastrare di continuo. A dover cercare la soluzione più giusta per te. A decidere di chi fidarti, per esempio; a chi affidarti. C’è sempre lo spiraglio di vita, nella lotta, che ti guida perché tu possa averla vinta. Che ti fa rimanere lucida e consapevole. Nonostante tutto e tutti. È da non credere quante risorse abbiamo. E c’è una cosa che ho imparato. E la riassumerò con il
vecchio aforisma: la vita non è aspettare che smetta di piovere ma ballare sotto la pioggia. A meno che tu non voglia aspettare che finisca di piovere, per fare quattro passi. Ma dipende com’è la tua vita. Avrei aspettato molto a lungo sotto un porticato, ecco. Avrei camminato davvero poco. I miei tre tumori, gli ultimi otto anni a vomitare, perder peso, capelli, discutere a volte con medici o personale sanitario non sono state le uniche difficoltà. Ho un marito con cui sono sposata da 35 anni; anche lui ha la sua bella dose di pioggia, perché lui ha la retinite pigmentosa. E ha quasi completamente perso l’uso della vista. Anche il suo cane guida, Penelope, dopo qualche anno, è diventata non vedente. Anche lei ha la retinite pigmentosa. Ma non mi piace pensarci come una famiglia con un marito quasi cieco, una moglie alle prese con un tumore che fa il giro d’Italia tra gli organi del suo corpo e un cane cieco accucciato sotto il tavolo. Siamo una famiglia che reagisce, noi! Siamo una famiglia che balla sotto la pioggia. Noi due, le nostre figlie e i nostri due cani! Essí, perché a Penelope si è aggiunto Spritz, un altro cane guida che porta tutti noi a spasso. Continuiamo a viaggiare, continuiamo a guardare al mondo con occhi diversi, entrambi, con un animo diverso. Ognuno con i suoi mezzi, ma abbiamo continuato a vivere e a condividere la gioia di esserci, di esserci entrambi e di esserci insieme. Sono una persona solare, vivace, ottimista. E sono grata e felice di avere questo atteggiamento mentale e spirituale che mi ha permesso di chiudere gli occhi e saltare sempre gli ostacoli senza mai guardare quanti fossero e quanto grandi. Dovevo farcela! E ce la faccio ancora. È la mia cura migliore: nel difetto e nell’imperfezione vederne comunque un miracolo! Non ho neanche voglia di aspettare che esca l’arcobaleno. Canto sotto la pioggia. E mi va proprio bene così!”. Nel corso di una delle chiusure in zona rossa, Vittorino si è trovato solo a casa, coraggiosamente, senza Tina che era in ospedale per combattere contro il suo tumore. “Gesù disse: <<Io sono venuto in questo mondo per giudicare, perché coloro che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi>>. Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: <<Siamo forse ciechi anche noi?>>. Gesù rispose loro: <<Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane>>. (GV 9, 30-41). Alla luce di quanto raccontato da Tina, possiamo forse non provare ad accogliere il cambiamento cercando di accettare e vedere l’ostacolo e provare con ottimismo a trovare delle soluzioni? Epoca di cambiamento o cambiamento d’epoca?

Maria Teresa Vivino 

 

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