L’Almanacco musicale di Radio Studio 107 Milano, il compleanno di Ritchie Blackmore

Oggi è il compleanno di Ritchie Blackmore, nome completo Richard Hugh Blackmore, chitarrista inglese fra i più celebri e influenti della storia del rock, ritenuto fra i più importanti per aver contribuito sotto diversi aspetti e/o generi musicali alla definizione della chitarra hard rock ed heavy metal.

Ha militato nei Deep Purple e nei Rainbow, gruppi da lui fondati; dal 1997 è impegnato nel progetto Blackmore’s Night, assieme alla moglie Candice Night. Dopo aver fatto parte di alcune band giovanili amatoriali come i Dominators, nel 1961 approda nei Mike Dee & the Jaywalkers, il suo primo complesso professionale, presto scritturato dall’agenzia George Cooper Organization. Con questa formazione Blackmore registra il primo singolo “Stolen Hours / My Blue Heaven” per la Decca Records, che però rimarrà inedito, inoltre ha la possibilità di accompagnare Gene Vincent in tre concerti.

Nell’aprile del 1962, dopo un’intensa tournée, il gruppo si scioglie, ma dal maggio all’ottobre successivo Blackmore sostituisce Bernie Watson negli Screaming Lord Sutch & the Savages: ha quindi la prima grande occasione per mostrare il suo già notevole talento con una band di ottimi elementi. Questa esperienza sarà fondamentale per la sua crescita come musicista nonché come uomo di spettacolo, in quanto dal leader del gruppo Ritchie apprende molti segreti del mestiere per tenere avvinta l’attenzione del pubblico. Concluso il suo periodo con i Savages, il chitarrista entra subito negli Outlaws, al tempo ritenuti uno dei migliori gruppi rock britannici, coi quali rimarrà fino all’inizio del 1964. Questa band, dal repertorio dapprima esclusivamente strumentale, effettua numerose tournée sia da attrazione principale quanto collettive, dove ha tra l’altro occasione di fungere da band di supporto per solisti del calibro di Jerry Lee Lewis e Gene Vincent.

Prima di lasciare la band per formare i Wild Ones, ovvero il complesso fisso di Heinz Burt, il chitarrista fa in tempo ad incidere il singolo “Keep A-Knocking / Shake With Me“: secondo il celebre deejay britannico John Peel, il lato B del 45 giri rappresenta il primo esempio di heavy metal apparso su disco. Con i Wild Ones, (in seguito rinominati Wild Boys), suona dall’Aprile 1964 al Febbraio 1965, prendendo parte all’incisione del brano “Questions I Can’t Answer“, pubblicato nel Novembre 1964; separatosi artisticamente da Burt milita per circa un mese con i Neil Christian & The Crusaders, gruppo nel quale incontra Arvid Andersen e Jimmy Evans, futuri sodali in vari progetti artistici. Nel marzo successivo rientra nei Savages portando con sé Andersen e Evans, per poi uscirne nuovamente circa due mesi dopo, facendo in tempo a prendere parte alle registrazioni del singolo “The Train Kept A Rollin’ / Honey Hush” con la produzione ancora di Joe Meek, ed uscito per la CBS nel giugno dello stesso anno. Successivamente collabora, con alcuni ex membri degli Outlaws, all’incisione di vari brani sotto la produzione di Derek Lawrence, ex collaboratore di Meek; con la denominazione di Sessions, registra “To Know Him Is to Love Him” col trio femminile inglese delle Mermaids, prodotto da Kim Fowley. Altri singoli incisi in questo periodo sono “Satan’s Holiday / Earth Shaker“, (il lato B è il primo brano ufficialmente attribuito a Blackmore come autore, pubblicati a nome Lancasters, e “Little Brown Jug / Getaway“, realizzato a nome del solo chitarrista: sia “Satan’s Holiday” quanto “Getaway” sono cover non dichiarate del classico “In the Hall of the Mountain King“, tanto caro al musicista inglese. Inizia successivamente una stretta collaborazione con i colleghi Andersen e Evans dapprima come band di supporto di Jerry Lee Lewis per un ingaggio di quattro settimane allo Star-Club di Amburgo); quindi i tre musicisti rientrati in Inghilterra e ribattezzatisi The Three Musketeers costituiscono un power trio ante litteram, col quale tornano nella città marittima tedesca per esibirsi nuovamente nel locale che aveva visto gli esordi dei Beatles nonché al Top Ten fino al Gennaio 1966.

Segue un periodo altalenante tra soggiorni in patria, alternati a brevi ritorni in Germania, caratterizzato dalla partecipazione ad alcune incisioni, sempre sotto la direzione di Derek Lawrence, per conto terzi, tra i quali il cantante Ronnie Jones e i Soul Brothers; in seguito i tre rientrano nei Crusaders, andando in tournée tra l’aprile e il luglio successivo. Poco dopo, su invito del batterista Ian Broad, ex sodale nei Wild Boys, Blackmore giunge in Italia con Andersen ed il giovane chitarrista ritmico Billy Gray, per un previsto ingaggio di un mese in un locale di Riccione, che però viene subito annullato. Spostatisi a Milano, i quattro, battezzatisi The Trip, vengono scritturati come gruppo d’accompagnamento di Riki Maiocchi, da poco divenuto solista, per una serie di concerti. Sulla durata del soggiorno italiano di Blackmore e sulle esibizioni di questo periodo esistono versioni discordanti: secondo Andersen solo in una serata il complesso accompagnò l’ex componente dei Camaleonti, effettuandone il resto senza il cantante, mentre per il numero di Novembre 1966 della rivista Noi Giovani, i quattro avrebbero suonato come backing band a Maiocchi per una tournée durante tutto il mese precedente (ottobre), in locali come il meneghino Paips o il torinese Le Roi; infine il chitarrista si ricorda di aver suonato in Italia solo per tre settimane. Lasciati i compagni, per il ritorno forzato a Londra, determinato dalla richiesta di divorzio da parte della prima moglie, Ritchie dapprima rifiuta nuovamente di diventare membro fisso dei New Tornados, quasi certamente limitandosi ad incidere con loro due brani, “No More You and Me” ed “Early Bird” rimasti inediti per circa 25 anni, quindi nel dicembre suona per la terza volta nei Savages, rinominatisi Lord Caesar Sutch & The Roman Empire; con quest’ultimi apre alcuni concerti dei Cream e va in tour in Svezia dal gennaio all’inizio di febbraio del 1967.

Per la terza volta nuovamente nei Crusaders, si reca ancora in tournée in Germania, (aprile dello stesso anno), dove decide di trattenersi per quasi un anno, durante il quale registra “My Baby Left Me” e “Yakety Yak” per la casa discografica Deutsche Vogue, che verranno pubblicati come singoli nel 1968, esclusivamente sul mercato tedesco. In questa fase il chitarrista soggiorna ad Amburgo convivendo con la spogliarellista Bärbel “Babs” Hardie, che diverrà poi la sua seconda moglie; inizialmente si limita a partecipare ad alcune jam session con i gruppi in cartellone allo Star Club, successivamente fonda una propria band, i Mandrake Root, della quale da principio fa parte il batterista Ricky Munro. Il complesso subisce numerosi cambi di formazione, senza mai esibirsi dal vivo, come unica testimonianza della sua esistenza rimane il brano omonimo, che verrà successivamente inserito nel primo album dei Deep Purple. Sciolto il gruppo, Blackmore rientra nella capitale britannica nell’inverno del 1967 accettando l’offerta di Chris Curtis, ex batterista dei Searchers, in cerca di validi musicisti per dar vita ai Roundabout, progetto nel quale è coinvolto anche il tastierista Jon Lord. A causa di seri disturbi psichici, Curtis è costretto ad abbandonare il mondo della musica, così i due rimasti soli decidono di fondare la loro band, cercando altri musicisti per completare l’organico. Nel 1968, ad appena 23 anni, fonda i Deep Purple insieme a Rod Evans (voce), Ian Paice (batteria), Jon Lord (tastiere) e Nick Simper (basso).

La band è destinata a diventare insieme ai Led Zeppelin uno dei gruppi creatori dell’hard rock e con anche i Black Sabbath uno dei precursori dell’heavy metal. Nel 1975, Blackmore abbandona i Deep Purple e crea il suo nuovo progetto: i Rainbow. Anche questo gruppo è destinato alla fortuna e ospiterà, tra i vari musicisti che vi militeranno, anche Ronnie James Dio. Nel 1984 i Deep Purple si riuniscono e Blackmore scioglie i Rainbow per ritornarvi. Il nuovo debutto sarà segnato da “Perfect Strangers“. Tuttavia, nel ’94 sempre per una lite con Gillan si ritira definitivamente dalla band e ricrea i Rainbow. La reunion dura solo un anno, ma porta all’album “Stranger in Us All“. Dal 1997 sino ad oggi si dedica insieme a Candice Night al gruppo dei Blackmore’s Night, il cui nome deriva da un gioco di parole tra il suo cognome e quello della moglie.


Roberto Davi
Radiostudio107Milano