1977, Enzo Carella e il “Malamore” del più grande cantautore sconosciuto d’Italia

Cosa succede quando un genio della melodia incontra un genio della parola? In genere un miracolo, una meraviglia, qualcosa di mai visto o, per meglio dire, di inaudito. Ed è quello che è successo, nel 1976, quando Enzo Carella (il melodista) e Pasquale Panella (il paroliere) cominciano a collaborare per una canzone intitolata “Fosse vero”.

Ma la piena consapevolezza di quanto potevano fare i due l’avemmo l’anno dopo, nel 1977, quando uscì un album intitolato “Vocazione”. Quel 33 giri, dietro una bella e strana copertina, conteneva una manciata di canzoni bellissime e un capolavoro che poteva (a avrebbe dovuto) diventare il successo del secolo: “Malamore”.

“Malamore” è una di quelle canzoni perfette che capitano solo ai grandi artigiani della musica, come in effetti era Enzo Carella. L’unico – a nostro parere – a rivaleggiare in freschezza e talento con quel gigante della scrittura pop che era Lucio Battisti.

“Malamore” passò in radio e attirò sul cantautore romano qualche attenzione. Molti scoprirono il suo talento e il suo stile, così lunare, delicato, venato di jazz e pop leggerissimo, qualcosa a metà tra Renato Zero, Steely Dan e, appunto, Lucio.

Di Enzo Carella si parlò per un paio d’anno. Nel ’79 sembrò sfiorare il grande successo con la fantastica “Barbara”, seconda al Festival di Sanremo quando però il Festival non contava più niente. “Barbara” si sentiva, in radio e nei juke-box, ma finita la (debole) eco sanremese non se ne parlò più.

E non si parlò più del più grande cantautore italiano sconosciuto, nonostante nel 1981 avesse licenzi un album come “Sfinge”, ricchissimo di idee e buoni pezzi.

Comporrà ancora bellissime canzoni, Carella, sempre con Panella, fino alla scomparsa, nel 2017. Ma il momento era ormai passato. Tanto da trasformarlo in una sorta di oggetto di culto per intenditori, appassionati di canzone d’autore e soprattutto musicisti.

Perché non diventò il più grande di tutti? Perché non diventò l’autentico erede di Battisti? Perché oggi pochi si ricordano di Enzo Carella?

Difficile rispondere. Forse perché era quel mezzo metro avanti agli altri che, in Italia, è sempre un problema?

P.S. Per scrivere questo pezzo l’autore ha riascoltato gli album di Carella dal 1977 al 1981 ed è sfiorato dal dubbio che proprio Lucio Battisti – nella serie degli album bianchi – mentre scriveva con Panella avesse in mente proprio le incredibili canzoni di Enzo Carella.

 

Ferdinando Molteni

 

https://www.youtube.com/watch?v=BWDJqYSFgsY