1976, Le Orme capiscono che il prog è morto e scrivono il loro capolavoro

Se dovessi stilare la classifica delle più belle canzoni italiane di tutti i tempi, probabilmente ci dovrei mettere dentro anche questa. Magari al decimo posto. Ma sarebbe in classifica. “Canzone d’amore” delle Orme.

È il 1976 e il prog, come genere musicale, sta esalando gli ultimi respiri. Tutte le grandi band del periodo – PFM, Banco e Orme – si guardano intorno, disorientate. Sanno che la loro stagione sta per finire e che a qualcosa debbono pur aggrapparsi.

La Premiata sta per pubblicare il pasticciato “Jet lag”, canto del cigno della loro stagione internazionale, cui seguirà il ritorno in Italia (da tutti i punti di vista) che la porterà dopo due album interessanti (“Passpartù” scritto con Gianfranco Manfredi e, soprattutto, “Suonare suonare”) alla collaborazione con Fabrizio de André.

Anche il Banco del Mutuo Soccorso sta entrando in una crisi di disorientamento più che d’ispirazione che, dopo qualche album di prog crepuscolare (“Come in un’ultima cena” e “… di terra”) li porterà a lavorare, con pure un cambio di denominazione (da BMS a Banco) in ambiti decisamente pop.

Le Orme, in un certo senso, anticipano questa tendenza ma lo fanno con grande classe. Pubblicano un 45 giri destinato al circuito radiofonico, che parteciperà anche al Festivalbar del 1976, intitolato, appunto, “Canzone d’amore”.

Il pezzo è, a tutti gli effetti, un capolavoro. Un testo in apparenza banale sorretto da una straordinaria tessitura armonica e da suoni e ritmiche davvero notevoli. Ma è già lontano, quel capolavoro, anni luce dal prog che aveva reso celebre la band. Anche l’album delle Orme di quello stesso anno – “Verità nascoste” – che tra l’altro non contiene il singolo in oggetto, mostra evidenti segni di insofferenza verso il prog tradizionale e un deciso ritorno alla forma canzone tradizionale.

Gli anni successivi saranno fatti di alti e bassi per il gruppo di Pagliuca e Tagliapietra, ma “Canzone d’amore” resterà come un piccolo isolato diamante incastonato nella stagione crepuscolare del prog.

 

Ferdinando Molteni

 

https://www.youtube.com/watch?v=C8YbntSy1v8