1977, Tozzi e la canzone che piacerà a tutti (anche se non tutti lo ammetteranno)

 

1977. L’Europa è attraversata dalla furia del punk che passeggia sulle rovine del prog e di tutta la musica rock suonata fino a quel momento. Gente come Genesis, Pink Floyd, McCartney, Elton John si trasforma, in un batter d’occhio, in un fossile musicale.
Eppure in Italia succede una cosa inaspettata. E in controtendenza. Un cantante torinese di 25 anni – Umberto Tozzi – propone una canzone destinata a mandare in crisi tutto il sistema. La canzone s’intitola semplicemente: “Ti amo”.
Sì, perché quel giro armonico facile facile (do maggiore, la minore, re minore, sol settima), quello che imparano tutti i chitarristi alla prima lezione, arricchito dalle parole di Giancarlo Bigazzi, spiazza tutti.
Perché “Ti amo” piace proprio a tutti. Anche ai rocchettari duri e puri che lo ammetteranno solo decenni dopo.
In ogni caso, la canzone ha un successo travolgente: primo posto in Italia, Francia e Svizzera e in classifica, per settimane, in quasi tutti gli altri paesi europei. Ovviamente nella versione originale, in italiano. Poi arriveranno le cover, in un discreto numero di lingue diverse.
Tozzi veniva dal rock e al rock guarderà spesso, nella sua carriera. Ma quella ballata ipnotica e ripetitiva, che si appiccica alle orecchie dopo il primo ascolto, lo accompagnerà per tutta la sua lunga e gloriosa carriera.
Come una condanna. O una benedizione.

Ferdinando Molteni