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La terra si fa storia, Pigna e Castelvittorio crocevia tra Islam e Occidente

Antichi e oscuri riti iniziatici, remota cattolicità, simboli templari, esoterismo medievale. Argomenti che sovente fanno storcere il naso agli storici sempre severi con quelle che considerano solo supposizioni o, peggio, dicerie di paese. Da tempo, tuttavia, le ricerche degli studiosi “eretici” sembrano puntate particolarmente sui paesi di Pigna e Castelvittorio. Tra i cultori a caccia di una sorta di “cerchio magico”, evidentemente, si è fatta strada l’ipotesi secondo la quale nell’Alta Val Nervia ci siano tracce consistenti del passaggio, dell’insediamento, dell’opera dei Cavalieri Combattenti, ossia di un gruppo di Templari di ritorno dalle Crociate.

Consistenti quanto? Va da sé che il sapore misterioso per remote ritualità, antiche magìe e simbologie esoteriche, tanto decantate tra l’Anno Mille e il Rinascimento, siano considerate un po’ poco per procedere su qualche traccia rigorosa sui segreti grandi e piccoli della milites templi. Partiamo quindi da qualche dato. Ancora recentemente la curiosità di alcuni esperti si è soffermata soprattutto sul monogramma di Cristo “IHS” adottato ufficialmente nel XVI secolo da Sant’Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù approvata da papa Paolo III nel 1540. Il monogramma è visibile su due portali in pietra della Colla a Pigna, una delle piazze più affascinanti e misteriose della Liguria, e nel vicino paese di Castelvittorio. Un’influenza gesuita sul posto, quindi? Tracce in qualche modo riconducibili ai Cavalieri Combattenti in cerca di nuovi proseliti? L’unica presenza finora storicamente accertata di Ordini religiosi nella vallata alle spalle di Ventimiglia, è quella dei Padri Benedettini nell’Alto medioevo, ossia ben quattro secoli prima del 1500 i quali, con il loro ora et labora, hanno contribuito fattivamente a introdurre l’olivicoltura in queste campagne. Tuttavia il monogramma “IHS” è ben visibile nei luoghi pubblici dei due paesi della Val Nervia, così come altri simboli dello scudo, già templare, crociato. Un’altra: sono “codici” quelli racchiusi nelle incisioni pignasche e castelluzze su pietre scolpite dei due paesi? Su queste, oltre al monogramma di Gesù e dei cavalieri templari, ne figura una con cinque fiori di cinque petali, probabilmente la “rosa” utilizzata in oscuri riti di iniziazione o forse divinatori, con la data che indica l’anno 1550. E, a completare il bouquet in pietra, in alcuni casi figura pure – inquietante – la testa del diavolo cornuto, che parrebbe ricondurre alla figura dell’angelo caduto dal Cielo dopo la cacciata. Segni di investiture effettuate, forse tracce di riti iniziatici eseguiti su persone del posto? O, ancora: nella vallata può esservi un legame, una sorta di fil rouge, tra le vicende Alto medievali e quelle rinascimentali?

VENTIMIGLIA, MONACO E PROVENZA. Alla ricerca di altri elementi, allarghiamo per un momento l’orizzonte. Tra lo stupore dei più, a Ventimiglia, in una chiesa sconsacrata recentemente sono stati celebrati i 900 anni dell’Ordine Templare alla presenza di molti adepti. Perché proprio nella città di confine? Ancora: nel 2010 a Montecarlo, ad opera del consulente finanziario internazionale milanese, Domizio Cipriani è stato riattivato l’Ordine Sovrano dei Templari, e lui ne viene nominato Gran Priore Magistrale. E infine, il Principauté de Monaco ospita pure l’Ordre d’Oriente Grande Maison Magistrale d’Initiation. Ancora l’iniziazione. Solo coincidenze geografiche? Tre tracce che fanno pensare all’estremo Ponente ligure e alla costa franco-monegasca come ad una location di qualcosa ancora che sfugge agli storici ortodossi, ma di esoterico anche se così reale. In una lunga galoppata tra Alto Medioevo e Rinascimento. Terre di confine che si fanno storia. Ancora una traccia da analizzare è il fatto documentato della presenza per un lungo periodo – attorno all’Anno Mille – di una folta e ben organizzata enclave musulmana sul territorio sul quale attualmente sorgono Saint-Tropez e Saint-Rafael, nell’odierna Costa Azzurra. In sostanza predoni dotati di una flottiglia di imbarcazioni impiegate per diverse scorribande sulle coste della Liguria. Quindi è ipotizzabile che la possibile presenza, l’attività, pure il proselitismo dei Templari sul confine tra Francia e Italia, abbiano costituito una sorta di “barriera” fisica, un argine militare alle possibili incursioni dei mori, oltreché crocevia culturale tra la tradizione islamica e quella cristiana-romana del tempo.

PIGNA. Ma altri segni, altri reperti aspettano di essere compresi, interpretati. Come ad esempio il rosone scolpito in marmo bianco della stessa parrocchiale di San Michele Arcangelo, al centro di Pigna. E’ molto grande. Collocato sopra l’ingresso principale della chiesa sul quale figura soprattutto la scultura del Santo patrono che trafigge Satana con la lancia. In questo caso sono da individuare i segni dei petali così cari agli studiosi. Anche perché si tratta di disegni che, sorprendentemente, troviamo identici in alcuni edifici della Cappadocia turca. In una sorta di cammino culturale, e di antiche tradizioni rimaste scolpite nel tempo.

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