1968, McCartney dedica una delle sue più belle canzoni d’amore… alla sua cagnetta Martha

Le canzoni – quelle belle – hanno un’arma segreta: cioè quella di dire cose che non sembrano, di sviare l’ascoltatore, di trasformare, per esempio, una simpatica cagnolina in una bellissima ragazza. O viceversa.

Nel 1968, Paul McCartney interpreta e incide, nel cosiddetto e meraviglioso “White album” dei Beatles una deliziosa canzone d’amore.

Del resto, cosa si potrebbe pensare davanti a queste parole: «Martha mia cara, anche se passo le mie giornate a chiacchierare, per favore, ricordati di me. Martha, amore mio, non dimenticarmi. Martha mia cara, tieni la testa alta, sciocca ragazza».

“Martha my dear” è davvero bella. Un lampo di dolcezza che dura solo 2 minuti e 28 secondi. Old-fashioned e cantata da Paulie con grande convinzione.

Un gioco, evidentemente. Al punto che lo stesso McCartney, tempo dopo, ammetterà: «Sembrerebbe scritta per una ragazza di nome Martha, ma quella Martha è una femmina di Bobtail». Ovvero, la sua adorata cagnolina.

Non sono poche le canzoni che, apparentemente dedicate ad una lei o ad un lui sono in realtà rivolte ad animali di compagnia e che sono finite nella nostra memoria.

Un caso recente (e controverso) è quello di Miguel Bosé con “Se tu non torni” che, secondo molti, sarebbe dedicata al suo cane. A sentirla non sembrerebbe, tanto è bella e commovente. Eppure sembra proprio così.

Anche se poi, in una canzone bella, ciascuno di noi può trovarci cosa vuole: una lei, un lui e persino un cane.

 

Ferdinando Molteni