HomeCulturaGiuseppe Catozzella scrive "Italiana", la storia di Maria Oliverio

Giuseppe Catozzella scrive “Italiana”, la storia di Maria Oliverio

Giuseppe Catozzella racconta le tante anime di Italiana

Italiana è innanzitutto la storia di una donna. Maria Oliverio è una donna che cerca il coraggio per inseguire il sogno della sua liberazione, per combattere per diventare se stessa, per chiedersi chi è destinata a essere. Ma Maria è anche una donna che non ha paura di camminare sul confine che in lei separa il bene dal male, di chiedersi fino a che punto sia giusto spingersi per inseguire la libertà. La storia di Maria è quella di una donna che frequenta entrambi, il bene e il male, e ci lascia domandando a noi chi siamo.

Italiana è anche e contemporaneamente la storia di un Paese che combatte per diventare se stesso, e quel Paese è il nostro, l’Italia, sempre sul punto di trovare la sua identità. Italiana è un romanzo basato su documenti d’archivio e ricostruisce, buttandosi nella Storia e attraverso la vita reale di una donna e di suo marito, i mesi che hanno portato all’Unità d’Italia e alla guerra civile italiana, durata anni dopo l’Unità.
Questa guerra è il nostro rimosso nazionale e collettivo, l’origine dei nostri mali e delle nostre virtù, su questa si basa per negativo il nostro carattere nazionale, e come tutti i rimossi ci vive dentro e finisce col comandarci: è lì che dobbiamo tornare per liberarci.

Ma Italiana è anche – e forse soprattutto – la storia di una donna in rivolta e così, attraverso di lei, è la storia della nostra rivolta, quella di cui ci siamo dimenticati ma di cui, nel fondo del nostro animo, sentiamo il richiamo. La rivolta, anzi, è la nostra parte più originaria, quella in cui davanti al mondo imponiamo chi siamo. Italiana è la storia di una ragazza, che poi diventa donna, che trova il coraggio di combattere per cambiare il suo mondo, e col suo mondo di cambiare tutto il mondo. Italiana è la storia di una ragazza che ha il coraggio di immaginare un mondo diverso e più giusto.

L’idea del romanzo è nata nell’autore molti anni fa, nel sé bambino, quando la nonna gli raccontò le gesta di una sua ava che aveva militato come brigantessa.
Si è spalancato così il mondo dei tanti leggendari combattenti che avevano colorato di ardore e coraggio le storie di molte famiglie del Sud, “stambecchi” in lotta contro “le forze contrarie delle civette”, soldati di una guerra in qualche modo ignorata.

Scoprire l’avventura umana di Ciccilla ci consente di comprendere la multiforme storia dei briganti, figure controverse che da alcuni sono innalzati come eroi, da altri vengono condannati come assassini.
Il libro è costruito su una solida operazione di documentazione storica: Catozzella ha consultato tutti i documenti che parlano di Maria Oliverio, dagli articoli che Alexandre Dumas le dedicò su L’Indipendente agli studi di Peppino Curcio e ai faldoni dei processi istruiti tra il 1864 e il 1875 contro di lei e la banda di Monaco.

È nata così una narrazione storica che vibra di giustizia, di sangue e di speranza.

Vediamo Ciccilla crescere, fiorire, soffrire e soprattutto imparare ad amare in un mondo in cui l’amore era solo per i deboli e i malati. Una donna che ricomincia ogni volta daccapo per diventare finalmente se stessa. Per diventare una delle prime italiane.

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