Si ritorna a scuola, ma non mancano le proteste

Tra nuove ordinanze, ricorsi al Tar e proteste di studenti e genitori, si torna oggi a scuola in presenza in altre 4 Regioni: dopo settimane di Didattica a distanza al 100%, rientrano in classe – gradualmente nel corso della settimana, e sempre con una percentuale massima di presenza quasi ovunque del 50% – gli studenti delle seconde-terze medie e delle superiori di Lombardia (di nuovo “arancione” dopo la polemica con l’Iss), Liguria, Marche, Umbria e Campania (solo le medie). In totale è coinvolto quasi 1 milione di ragazzi.

Con i rientri di questa settimana, come spiega Askanews.it, salgono a 14 le Regioni che hanno ripreso – se pur con difficoltà e in molti istituti “a singhiozzo” – le lezioni in aula: i primi a tornare a scuola dopo le vacanze di Natale erano stati gli studenti delle Province autonome di Trento e Bolzano (il 7 gennaio), seguiti da quelli di Valle d’Aosta, Toscana e Abruzzo (l’11 gennaio) e infine di Lazio, Emilia-Romagna, Piemonte e Molise (18 gennaio).Tra una settimana, come già stabilito, dovrebbe essere la volta di Friuli Venezia Giulia, Basilicata, Veneto, Sardegna, Calabria, Campania (solo superiori) e Puglia. A quel punto, da febbraio, tutta la scuola italiana potrebbe quindi tornare in presenza (mantenendo sempre la percentuale del 50%) come non accadeva da mesi.Sempre che qualche Regione non diventi nel frattempo “rossa”, come è ora la Sicilia, l’unica per ora esclusa dai rientri, dove infatti nelle seconde e terze medie e alle superiori proseguirà la Dad al 100% fino a quando non tornerà almeno “arancione”.

Ma non sarà solo il giorno del ritorno della campanella per molti studenti. Per chiedere “un adeguato finanziamento della scuola pubblica tramite il Recovery Fund, affinché gli slogan sulla Next Generation non siano solo retorica politica”, oggi il comitato Priorità Alla Scuola, insieme ai COBAS Scuola, ha organizzato presidi, manifestazioni e assemblee pubbliche in 24 città, davanti agli Uffici scolastici regionali e provinciali.

A Roma il sit-in clou, davanti al Ministero dell’Istruzione in Viale Trastevere dalle ore 16. Le mobilitazioni si svolgono anche a Firenze, Milano, Bologna, Genova, Napoli, Cremona, Prato, Bari, Massa Carrara, Salerno, Modena, Reggio Emilia, La Spezia, Pisa, Trieste, Mantova, Catania, Siracusa, Ancona, Vicenza, Padova, Venezia, Parma.“Oggi 25 gennaio – hanno spiegato gli organizzatori – è il giorno in cui chiudono le iscrizioni alle scuole per l’anno scolastico 2021-22. Questa data rappresenta l’occasione giusta per porre fine alle cosiddette ‘classi pollaio’, la riduzione del numero di alunni per classe è una condizione prioritaria per garantire una scuola di qualità per tutti, insieme all’incremento degli spazi scolastici e dell’organico di docenti e personale ATA”.“È necessaria una completa inversione di tendenza rispetto agli ultimi decenni”, con una “revisione immediata dei criteri per la formazione delle nuove classi fissando a venti il tetto massimo di studenti per classe. Inoltre, si chiede: il potenziamento del trasporto locale dedicato agli studenti; screening costanti in tutte le scuole superiori sul modello della Regione Toscana; un accesso rapido ai tamponi per tutta la popolazione scolastica e un tracciamento efficace all’interno delle scuole; l’inserimento del personale scolastico ad alto rischio come prioritario nella fase 1 dell’agenda vaccinale; l’investimento finanziario di fondi del Recovery Fund e della legge di Bilancio per una riduzione significativa del numero di alunni per classe e per il conseguente ampliamento dell’organico docenti e ATA, con una tempestiva stabilizzazione dei precari; l’investimento finanziario di fondi del Recovery Fund e della legge di Bilancio per l’edilizia scolastica; il ripristino delle infermerie in tutte le scuole”, concludono i comitati organizzatori.