Livello di vita soddisfacente: “A chi importa dei giovani?”

I giovani di oggi sono chiamati brutalmente a fare i conti con la realtà socioeconomica che li circonda a causa del Covid.
Se per esempio sono figli di quei lavoratori che rientrano nel settore dei servizi, del commercio e dell’artigianato, se sono figli di quella schiera di italiani che il lavoro lo hanno già perso,
dubito possano avere dentro la loro mente serenità o riceverla dai genitori affossati nella disperazione quotidiana. Sarà poi anche difficile che possano crearsi una loro immagine lavorativa futura a cui tendere, senza che vengano loro le lacrime agli occhi.
Sì, i ragazzi hanno fiducia nel futuro e si sentono sempre molto capaci, ma dobbiamo riconoscere loro che non gli stiamo lasciando un mondo carino che possa andare incontro ai loro sogni.
Hanno accesso agli psicofarmaci, il cui uso smodato in famiglia, fa si che li si ritrovi dentro il pensile della cucina a portata di mano, neanche nell’armadietto in bagno come ai vecchi tempi. La questione più preoccupante oltre l’accesso facilitato è il modello familiare che ricevono: se stai male, se hai un po’ d’ansia, butti giù qualche pillola e tutto si risolve!
Pochi offrono loro il modello in cui l’essere umano è anche in grado di gestire le emozioni che possono causare malessere, senza per forza doversi stordire o fare sopraffare dal dolore.
D’altro canto è difficile anche trovare spazi di sostegno psicologico facilmente fruibili!
Hanno vissuto in questi ultimi mesi molto più a stretto contatto con i vari componenti della famiglia, sempre causa Covid, ma invece di sperimentare un clima familiare effervescente, brioso, hanno assorbito la tensione della relazione tra i loro genitori.
È stata sbattuta addosso a loro in quantità massiccia (non a piccole dosi come quando gli adulti stavano fuori casa per lavoro e per sport a lungo) la conflittualità accesa tra coniugi, partner, senza pensare minimamente a filtrarla per tutelarli. Hanno sentito parole di cui gli adulti sicuramente dovrebbero vergognarsi, ma non lo fanno, anzi fanno sentire colpevoli i ragazzi di quello che accade tra loro genitori.
Sono costretti a ritrovarsi in piazze spoglie, senza manco un albero, perché nelle città mancano spazi aperti adibiti ai giovani, nonostante si investano parecchie risorse in progetti architettonici all’avanguardia. Ma saranno sempre più importanti gli spazi per i parcheggi, che non quelli per i ragazzi.
Come sostiene anche Matteo Lancini: < Vi abbiamo rubato il futuro...Noi adulti facciamo in fretta ad accusare. Proprio noi che in questi ultimi anni non siamo stati in grado di assumerci la responsabilità di garantire a voi giovani, e probabilmente anche ai vostri figli, un presente stabile e un futuro non troppo fosco. Perché una grande crisi di valori ci ha portato a privilegiare il profitto, l’individualismo, l’audience, a concentrarci su un’etica affettiva valida solo per la nostra famiglia, per il nostro caro piccolo nucleo. Progressivamente ci siamo disinteressati degli altri …>

Alla prossima puntata, e ricordatevi che la rubrica della Psic ha cadenza quindicinale!
Se avete domande mi trovate via e-mail: info@giovannaferro.it
Giovanna Ferro, psicologa-psicoterapeuta