HomeFood & WineLa Ue stoppa il cibo made in Italy, protesta Coldiretti

La Ue stoppa il cibo made in Italy, protesta Coldiretti

L’Italia ha bloccato il documento di conclusioni del Consiglio Agricoltura UE che avrebbe accelerato l’adozione di un sistema di etichettatura a colori sul modello del Nutriscore francese che danneggia le produzioni Made in Italy e non informa correttamente i consumatori. E’ quanto afferma la Coldiretti nell’esprimere apprezzamento per la presa di posizione del Ministro delle Politiche Agricole Teresa Bellanova che si è opposta insieme ai colleghi della Repubblica Ceca e Grecia, con il sostegno di altri Paesi. Il documento presentato ai Ministri, avrebbe costituito un approccio poco ambizioso anche per quanto riguarda l’obbligo di indicazione di origine obbligatoria, limitandosi a citare solamente il latte e le carni mentre l’obiettivo della trasparenza sulla provenienza degli alimenti deve riguardare tutti i prodotti.

 “E’ un passo importante – affermano il Presidente di Coldiretti Liguria Gianluca Boeri e il Delegato Confederale Bruno Rivarossa – per fermare l’attacco a prodotti alimentari nazionali, che corrono il rischio del via libera nell’Ue all’etichetta nutrizionale a colori, la quale boccia ingiustamente quasi l’85% in valore del Made in Italy a denominazione di origine (Dop/Igp), che la stessa UE dovrebbe invece tutelare e valorizzare soprattutto nel tempo del Covid. Purtroppo l’etichettatura nutriscore, come quella a semaforo adottata in Gran Bretagna, influenza il consumatore, penalizzando produzioni naturali, come appunto il nostro olio DOP Riviera Ligure, in favore di prodotti con ingredienti di sintesi e a basso costo, spacciati per più salutari. È inaccettabile considerare per tutela del consumatore un sistema fuorviante, discriminatorio ed incompleto che invece di informarlo cerca di orientarlo verso cibi spazzatura con edulcoranti al posto dello zucchero, sfavorendo elisir di lunga vita da secoli presenti sulle nostre tavole. In un momento difficile per l’economia dobbiamo portare sul mercato il valore aggiunto della trasparenza, estendendo l’obbligo di indicare in etichetta il Paese d’origine di tutti gli alimenti, e combattere così la concorrenza sleale alle produzioni d’eccellenza dei nostri territori”.

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