Sei il mio angelo. Quando l’amore si misura a schiaffi

 

Ringrazio innanzitutto Alessandro Chiabra, graphic designer, per l’immagine e il titolo, dell’evento che è andato in onda nella prima puntata di Radio Psic.

Lo stesso titolo che sto usando anche per questo articolo, in cui andrò ad esporre alcune considerazioni sul perché le donne si incastrino nella relazione con l’uomo che agirà poi su di loro violenza, ed in momenti acuti le porterà anche alla morte.

Lo schiaffo non è di certo l’unità di misura della relazione affettiva, eppure, è ancora troppo presente anche nei casi di violenza. Schiaffo fisico o schiaffo all’anima della donna.

L’uomo appare come angelo, salvo poi rivelare la sua altra natura.

Chi come me lavora nell’ambito della violenza familiare sa bene che è inevitabile che la donna non riesca a scappare al primo ceffone.

Incitarle a farlo subito, etichettarle come delle incapaci perché non riescono a farlo non contrasterà il problema della violenza, anzi le farà sentire ancora più incapaci e più sole.

Coloro che spingono le donne ad aprirsi, a parlare, a denunciare, non si rendono conto di quanto sia pericoloso per loro raccontare questi segreti. Non sanno che il segreto protegge in modo concreto la vittima.

Molti ben intenzionati nei loro tentativi di aiutare la donna non sono consapevoli delle molte lealtà contradditorie che si intrecciano nella sua vita e nel suo racconto.

Rinunciare al segreto vuol dire affrontare una terribile crisi di perdita di controllo su cui si è costruita la loro identità, su cui hanno basato il loro senso di sicurezza anche se labile, parte della loro vita, sin da quando erano piccole.

Il racconto della violenza subita suscita solo senso di colpa, vergogna e la sensazione di stare violando la realtà familiare, e questo intreccio emotivo non può che ricondurla a sentirsi ancora sbagliata (questa volta per mano sua).

(Parole estratte da <Donne che si fanno male>)

La parte più complessa del cambiamento nel percorso di psicoterapia è proprio quella di attivare dentro la donna la consapevolezza che può essere responsabile della sua vita, della sua felicità, del suo grado di benessere personale. Potrà iniziare a spendere più energie per i suoi bisogni, per coltivare dentro un autentico senso di amor proprio.

Ma ci vuole davvero tanto tempo, mesi a volte anche anni.

Altro punto fondamentale è che le donne si perdono, perdono il contatto con loro stesse.Anche questo tipo di processo va avanti per tanto tempo, sotto gli occhi di familiari ed amiche che non si rendono troppo conto.

Il rapporto più importante, ossia quelle con loro stesse, non riescono più ad ascoltarlo.

Quando si perde il contatto con il proprio mondo interiore, diminuisce l’energia vitale, ci si spegne; si avverte dentro un senso di vuoto che fa sentire pure scollegate ed è forse per questo motivo che si sta dentro relazioni sbagliate.

Si perde fiducia nelle proprie capacità, finendo per sentirsi delle disadattate.

Queste ed altre considerazioni le ho trovate riguardo l’albo illustrato <Confesso che ho desiderato>

Confesso riporta alla mente il concetto di peccato, di grave errore, qualcosa che non si sarebbe dovuto commettere; a tal punto arriva la disistimanelle donne. Anche grazie al condizionamento socioculturale di cui siamo tutti responsabili.

Sono vulnerabili a tal punto di esporsi alla manipolazione degli altri, all’interno della relazione affettiva, che gestiranno la loro vita.

L’unico modo per vincere lo smarrimento è cercare di recuperare e coltivare quel desiderio, i sogni, il progetto di vita, intesi come adesione alla vita, calore espansione.

È importante imparare a sentirsi in diritto di esprimere i desideri, di sentirsi anche felici, come se si esprimesse una nuova sé stessa, anche per uscire da una relazione di violenza. Bisogna farsi aiutare e darsi tempo, tanto tempo.

Consiglio di regalarvi tra amiche sedute dipsicoterapia, oltre ai pomeriggi alle terme, perché l’anima deve essere curata. Spegnersi dentro è terribile, bisogna imparare a contrastare questo fenomeno socioculturale di portata tale da indurre molte donne a non proteggersi, talvolta anche a morire!

Giovanna Ferro