Le risposte della psic. “Siamo consapevoli che Natale è la complessità delle famiglie?”

Ci stiamo avvicinando alle festività natalizie, espressione di un certo tipo o meglio qualità di spirito religioso, e manifestazione del senso di appartenenza ad un determinato gruppo familiare.
La consapevolezza di dover soddisfare il bisogno di un legame familiare non è sempre ben nitida, l’importanza del senso di appartenenza che ci arriva dagli altri non sempre trova in noi stessi la sua adeguata collocazione mentale ed affettiva, in modo tale da poter sviluppare un buon livello di equilibrio personale.
La famiglia o meglio le famiglie sono indispensabili ed importanti per farci crescere bene ed equilibrati; alcune famiglie non si possono scegliere, da altre è complesso venirne via senza prima aver pagato un conto personale molto elevato.
Il Natale è anche questo, un evento abbinato alle famiglie.
Un evento su cui spesso si scatena “l’animo del moralista (uso a mio piacimento un pensiero di Recalcati che ho letto recentemente) che si infervora nel condannare proprio chi realizza il suo fantasma inconscio”, e che “per difendersi dal godimento” (che desidera e insegue ma poi reprime) “si erge a giudice senza macchia”.
Da una parte vede il male di coloro che, quelle famiglie che litigano, che fanno fatica anche a stare tutti insieme, che esprimono le differenze individuali e riescono anche a dirsi che qualche componente non è per niente facile da gestire per la sua condotta malefica verso gli altri, quindi, sarebbe da tagliare via.
Dall’altra parte tutto il bene del mondo in casa sua, in cui forzatamente esprime serenità e amore natalizio, dopo aver costruito una robusta e saldamente falsa cortina mentale, moraleggiante appunto!
Riflettendo sul Natale non posso non pensare anche ai primi cinquant’anni della legge sul divorzio, su come abbia contribuito al modificarsi del pensiero sui modelli di famiglie e su come abbia permesso di tutelare diversamente da quanto avveniva in precedenza entrambi i coniugi.
La legge andrebbe aggiornata in base al cambiamento socioculturale, e soprattutto preparati diversamente gli operatori che a vario titolo ruotano attorno alle famiglie, tra cui giudici, avvocati, assistenti sociali e psicologi. Anche relativamente al divorzio l’animo del moralista si scatena preponetemene, salvo poi utilizzare la possibilità della separazione.
Da aggiornare anche i presupposti su cui fondare la relazione matrimoniale e il patto delle coppie, soprattutto la parte non esplicitata inconsapevolmente!
Trovo illuminanti queste parole tratte da una lezione di Donatella Di Cesare . All’interno della coppia i partner dovrebbero imparare a “rispondere agli altri, degli altri” per comunicare anche la propria fragilità, i propri limiti, che fanno comunque parte del bagaglio umano.
A questo punto sarebbe davvero un Natale consapevole della complessità delle relazioni umane e per chi ha optato per questa scelta, anche delle famiglie.

Alla prossima puntata, e ricordatevi che la rubrica della Psic ha cadenza quindicinale!
Se avete domande mi trovate via e-mail: info@giovannaferro.it
Giovanna Ferro, psicologa-psicoterapeuta