L’editoriale/Vento e tanti soldi

Investire nella greeneconomy non è più una novità.
Il sogno sta divenendo realtà, in tutto il mondo (o quasi) stiamo compiendo passi significativi: da una economia basata esclusivamente sugli idrocarburi e modelli inquinanti finalmente si investe in modo strutturale sull’economia verde-sostenibile.

Il Recovery Fund Europeo mette sul piatto750 miliardi di € di cui il 35% dedicato all’ambiente. Gli investitori (fondi e privati, anche quotati in borsa) stanno investendo “sull’economia verde”

“LA CRESCITA INFELICE” derisa fino ad ieri, anche perchè non compresa, trova sempre più spazio in Italia e nel mondo, vedi ENEL che in modo diretto, ma anche avvalendosi di importanti collaborazioni, sta investendo moltissimo sulla produzione di energia verde: acqua, vento e sole, sono le materie prime utilizzate, gratuite e non inquinanti.
ERG, della famiglia Garrone, da tempo ha convertito i propri investimenti da attività inquinanti alla produzione di energia tramite l’installazione di migliaia di pale eoliche, diventando una delle realtà più importanti in Europa.

A tal proposito è da sottolineare come siano in arrivo le nuove e più efficienti generazioni di pale eoliche, che andranno a sostituire tutto il parco eolico mondiale, vecchio e poco redditizio.
Boris Johnson (per una volta attento e lungimirante) sta pensando ad un Regno Unito sempre più verde, e con l’intenzione di far divenire il suo paese “L’Arabia Saudita del vento” (cfr Secolo XIX del 15 novembre 2020), ha promesso forti investimenti statali.

Gli Stati Uniti d’America, al di là delle apparenze, stanno investendo nell’energia rinnovabile e scommettendo sul futuro verde: crescita, lavoro, salute e ambiente. Non può permettersi di perdere la grande sfida con la Cina.

Non sfugge a nessuno che si debba abbattere l’inquinamento e, con esso, la temperatura della terra.
Da poco si è scoperto che le aree inquinate sono facilmente aggredibili dai virus, e certe malattie sono molto più presenti, come evidenziato in molteplici articoli scientifici divulgati da Accademia Kronos tramite il suo notiziario.

In questo scenario si inseriscono le aziende che si occupano di economia circolare, fondamentali per il riutilizzo dei troppi rifiuti che produciamo. Senza di esse l’economia verde non ha futuro!!
Il cambiamento è realtà, il futuro è ben presente, vediamo che succede, ma quello che vedo è un grande salto: l’economia lineare cede il passo all’economia circolare, e non è poco.


Franco Floris, presidente nazionale di Accademia Kronos