1974, Cocciante batte tutti, ma Baglioni e Alan Sorrenti non stanno a guardare

Italian singer-songwriter, composer and musician Riccardo Cocciante posing for a photo shooting. Italy, 1974

Due capolavori leggeri da pregiati, una cover spaziale, due fratelli (ma che non cantano insieme) e qualche pop song carina ma dimenticata. E’ questa la classifica della penultima settimana di novembre del 1974.
Ci sono curiosità – “Snoopy” di Johnny Sax per dire – e un riempipista come “Rock your baby” di George McCrae che si fanno avanti in mezzo ai fratelli Bella: Gianni (autentico genio di scrittura pop che finalmente molti cominciano a rivalutare) che canta “Più ci penso” e Marcella (straordinaria interprete che avrebbe meritato maggiori fortune) che lancia “Nessuno mai”, un gioiellino disco, scritto dal fratello, che diventerà un successo internazionale nell’interpretazione dei Boney M.

Ma la cosa che forse colpisce di più, in questa hit parade autunnale è la presenza di Alan Sorrenti e della sua versione del classico napoletano “Dicitencello vuje”. Interpretazione strepitosa, ruvida ed elettrica, potente e suggestiva. Una delle cose migliori uscite quell’anno.

Ma la testa della classifica, al di là dei gusti e delle mode, è da far tremare i polsi. Se al numero due c’è Claudio Baglioni con “E tu” (per dire) al primo compare Riccardo Cocciante (un pressocché sconosciuto italo-francese-vietnamita) con il suo capolavoro “Bella senz’anima”.

Prima o poi bisognerà raccontare la storia di quelle canzoni d’autore ma spesso snobbate dagli stessi amanti dei cantautori, scritte divinamente ma ignorate dalla critica, almeno quella dell’epoca, solo perché dedicate alla tematica amorosa e non all’impegno politico che allora andava di moda e vendeva.
Cocciante fece tanto altro. E bene. Poi trascurò le canzoni. Tuttavia la fama imperitura la deve, probabilmente, a questi pochi minuti di musica scritti negli anni Settanta.

Ferdinando Molteni