I tesori del museo diocesano di Albenga on line

L’emergenza Covid non ferma l’attività del Museo diocesano di Albenga che prosegue via web. La pagina è raggiungibile anche attraverso il sito della diocesi di Albenga–Imperia all’indirizzo museo.diocesidialbengaimperia.it. e contiene tutte le informazioni per poter visitare il complesso costituito dal battistero paleocristiano e dal Museo diocesano.

Tra le storie raccontate sulla pagina web il restauro delle 16 anfore pertinenti al battistero albenganese. Si tratta di manufatti particolarmente importanti nel panorama archeologico ligure perché rappresentano «l’unico insieme noto recuperato da un contesto tardo antico della città di Albingaunum».

Le anfore rivestono poi un ulteriore interesse storico per le condizioni di ritrovamento: infatti sono state recuperate in occasione delle demolizioni della cupola e dei tettucci laterali del Battistero avvenute agli inizi del XX secolo sotto la direzione di Alfredo D’Andrade (Lisbona, 1839 – Genova, 1915), all’epoca Direttore dell’Ufficio Regionale per la Conservazione dei Monumenti.

Le preziose anfore, databili tra la fine del V e gli inizi del VI sec., erano state trasferite alcuni anni fa dal Battistero ad un deposito della Curia Diocesana per le precarie condizioni di conservazione: la presenza di un consistente strato di particellato atmosferico, segni di corrosione determinata dai supporti metallici in cui erano inseriti e soprattutto l’abbondanza di sali nel corpo ceramico ed efflorescenze superficiali che avevano prodotto dei distacchi significativi, hanno reso necessario un intervento di restauro.

Il lavoro, svolto dal Laboratorio Docilia s.n.c di Bertolotto G. & C. di Torino, si perfezionerà con la predisposizione di opportuni supporti e la sistemazione delle anfore nella sala archeologica «Nino Lamboglia». Il Museo Diocesano di Albenga conserva al suo interno una ricca collezione di opere d’arte che attraversa più di mille anni di storia. Percorrendo le sue stanze si possono ammirare reperti paleocristiani, dipinti medievali, arazzi cinquecenteschi, fino ad arrivare alle statue settecentesche. Le gemme della collezione sono i tre dipinti: il «Martirio di S. Caterina d’Alessandria» realizzato da Guido Reni, il «Miracolo di S. Verano» di Giovanni Lanfranco e il «S. Giovanni nel deserto» copia antica di Caravaggio.