“Go World Channel”, il nuovo canale per le agenzie di viaggio

Nasce Go World Channel, nuovo canale creato per le agenzie di viaggio e presente sul sito goword.it con tantissimi contenuti multimediali dell’azienda.

Go World Channel racchiude oltre 400 video clip e reportage su tutte le destinazioni del mondo suddivise per Paese, una Press Room con le interviste del Presidente del Gruppo andate in onda sulle reti nazionali e una selezione degli articoli più belli della rassegna stampa.

Le agenzie di viaggio potranno utilizzare i video di Go World Channel inserendoli come link nelle proposte di viaggio, nelle loro presentazioni di viaggi di gruppo o individuali e pubblicandoli nelle loro pagine social.

Su Go World Channel è disponibile anche un’Area Corporate con gli spot televisivi più importanti andati in onda su Sky e National Geographic Channel, oltre alle migliori puntate del programma televisivo Go Travellers in onda sul circuito di ETV Marche (canale 12 del digitale terrestre).

Go Travellers è un format televisivo creato da Ludovico Scortichini nel 2017 e riconfermato per tutto il 2021, dedicato alla scoperta di tante destinazioni con informazioni, suggerimenti per l’organizzazione del viaggio e bellissimi video sui Paesi.

“Noi di Go World siamo sempre in movimento e questo momento di pausa forzata ai viaggi sta rendendo possibile la realizzazione di molti progetti che avevamo nel cassetto come Go World Channel, il nostro nuovo canale pensato per garantire agli agenti di viaggio un accesso semplice e immediato a tutti i nostri contenuti multimediali” afferma Ludovico Scortichini, Presidente del Gruppo. “Il link di Go World Channel sarà inserito da settimana prossima in tutti i preventivi che invieremo agli agenti di viaggio”.
 

Ligabue e Elisa, il grande ritorno

Gente, con questo mio articolo, sono a raccontarvi del ritorno sulle scene musicali di due grandissimi artisti del panorama musicale italiano. Sto parlando di Luciano Ligabue ed Elisa.
Era il 2006 quando i due artisti hanno duettato nella loro storica e fantastica “Gli ostacoli del cuore”. Ligabue ha svelato tramite i suoi canali social che sarà proprio Elisa l’artista con cui duetterà per l’unico featuring contenuto nel disco “7” e nella raccolta “77+7”, ovvero due nuove creazioni di Luciano Ligabue, con cui si celebreranno i 30 anni di straordinaria carriera del rocker di Correggio, in uscita il 4 dicembre 2020.

Il nuovo duetto tra Ligabue ed Elisa si chiama “VOLENTE O NOLENTE” e sarà disponibile come singolo in tutte le radio dal 20 novembre 2020. In queste ore, all’annuncio social di Ligabue, ha fatto seguito quello di Elisa che ha voluto sentitamente ringraziare l’amico Luciano per la nuova opportunità e ricordare con tanta emozione le due collaborazioni precedenti. I due artisti infatti, oltre che nel duetto “Gli ostacoli del cuore”, avevano collaborato in passato anche per il brano “A modo tuo”.

Chiudo questo mio breve articolo con un pensiero personale e cioè dicendovi che la scelta dei due artisti di cantare ancora una volta insieme è stato per me un grandissimo e graditissimo regalo, visto che li apprezzo moltissimo da sempre. Quindi…. GRAZIE LIGABUE ed ELISA per le stupende emozioni che farete provare a me e a tutti coloro che vi ascolteranno.

Stefano Pietta

Crollano i consumi, Confcommercio lancia l’allarme

Confcommercio lancia un nuovo allarme per i consumi , scesi ad ottobre, secondo ‘indice congiunturale calcolato dall’associazione dell’8,1% rispetto allo stesso mese del 2019. Il rallentamento, ha interessato in misura più immediata e significativa la filiera del turismo, servizi ricreativi (-73,2%), alberghi (-60%), bar e ristoranti (-38%). Per il mese di novembre si stima una riduzione del Pil del 7,7% su ottobre e del 12,1% nel confronto annuo.

Secondo Confcommercio , le dinamiche registrate negli ultimi due mesi, a meno di un eccezionale, ma improbabile, recupero a dicembre, portano a stimare preliminarmente una decrescita congiunturale del Pil nel quarto trimestre superiore al 4%. Queste valutazioni non comporterebbero modifiche nella dinamica complessiva del Pil per il 2020 (tra il -9% e il -9,5%), grazie a un terzo trimestre decisamente più favorevole rispetto alle stime, ma implicherebbero un’entrata ben peggiore nel 2021, facendo svanire le più ottimistiche previsioni di rimbalzo statistico per l’anno prossimo.

Con gli AC DC a tutto rock con “Power Up”

Come un scarica elettrica. I fan degli Ac Dc aspettavano con trepidazione “Power Up”. Un lavoro discografico della band australiana iniziato circa due anni fa, quando i membri del gruppo sono stati immortalati fuori gli studi di registrazione di Warehouse, a Vancouver.

Le 12 canzoni sono state scritte dai due Young: Angus, oggi 65enne, le ha pescate fra quelle scritte e mai pubblicate, risalenti essenzialmente al periodo fra il 2000 e il 2008. “Abbiamo sempre avuto un mucchio di tracce rimaste lì e sono tutte grandi pezzi”, hanno spiegato in un’intervista.

Diciassettesimo album di una carriera leggendaria (oltre duecento milioni di dischi venduti), iniziata nel 1973 nel nome della corrente elettrica e riuscita già a sopravvivere alla morte nel 1980 del primo cantante Bon Scott, «Power up» arriva a sei anni da «Rock or bust», presentando la line-up ormai stabile, nonostante tutto, dai tempi di «Back in black» (1980), guidata dalla chitarra solista di Angus Young con l’aggiunta alla chitarra ritmica del nipote Stevie Young (63 anni).

Tra le diverse versioni del disco, su cd e su vinile, c’è anche un cofanetto in cui, premendo il bottone sul dorso, si illumina il logo AC/DC mentre esplode il suono di «Shot in the dark».

Al via le prenotazioni per l’estate 2021: Corsica Ferries regala flessibilità

Frequenza, tariffe competitive, comfort, qualità, affidabilità, miglioramento costante del servizio e dell’offerta sono le caratteristiche principali della Compagnia delle Navi Gialle, che apre le prenotazioni per la stagione 2021, regalando la flessibilità.

Per chi prenota subito le prossime vacanze per Sardegna, Corsica, Baleari e Sicilia, l’opzione Tariffa Flex  è gratuita e il biglietto sarà modificabile senza penali, per altre date e altre linee, e rimborsabile.

Un viaggio sereno inizia da una tariffa flessibile!

Per prenotazioni, condizioni e informazioni: www.corsica-ferries.it

Metal Carter, “Armata Mimetica” feat. Young Signorino è il nuovo estratto da “Fresh Kill”

Armata Mimetica” feat. Young Signorino è il nuovo singolo e video di Metal Carter, quarto estratto da “Fresh Kill”, l’ultimo album dell’iconico rapper romano pubblicato lo scorso 30 ottobre per Time To Kill Records.

Volevo coinvolgere un ragazzo unico e amato delle nuove generazioni –commenta Metal Carter-, qualcuno che non fosse però uno stretto rappresentante del mondo Hip-Hop. Ho sempre apprezzato il suo lavoro da musicista e il suo modo porsi artisticamente, e dopo averlo conosciuto di persona mi sono ulteriormente convinto che una collaborazione sarebbe stata una buona idea e così è stato. Lo stimo anche perché è stato uno dei primi a sperimentare e a rappresentare il nuovo filone trap/drill/new wave. Ci accomuna, poi, il fatto di essere fuori dagli schemi, le nostre sono personalità che se ne fregano delle mode”.

Il beat dall’atmosfera epica, si sviluppa potente e lineare, dove sonorità da giorno del giudizio accompagnano le rime dei due MC con il ritornello affidato al suadente flow di Signorino. Il testo è in linea con il resto dell’album, la crudezza dell’immaginario dark e evil tipico del Death Lord racconta tematiche dove emerge la necessità di giustizia e di rivalsa.  ù

Nel videoclip diretto da Federico Bensi per Thunderslap, Metal Carter è protagonista delle scene dove per tutta la durata del video viene pedinato da un sicario pronto ad ucciderlo. Ma a fine della storia il killer si rende conto che non può assolutamente mettersi contro quest’ultimo. Nel playback del ritornello compare poi l’immagine inconfondibile di Young Signorino, che attraverso una serie di camei quasi onirici fa da contrappunto alle strofe del “Sergente Di Metallo”.

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Val Nervia misteriosa, Pigna e Varazze legate nel segno del Beato Jacopo

La Loggia tardo-medievale con piazza Castello a Pigna, la piazza principale di Castelvittorio. Sono i siti dell’Alta Val Nervia finiti recentemente sotto la lente degli studiosi a caccia di una sorta di “cerchio magico” dal sapore misterioso su remote ritualità, antiche magìe, simbologie esoteriche. A stuzzicare la curiosità di alcuni esperti è soprattutto il monogramma di Cristo “IHS” adottato nel XVI secolo da Sant’Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù approvata da papa Paolo III nel 1540. Il monogramma è visibile su due portali in pietra della Colla a Pigna, una delle piazze più affascinanti e misteriose della Liguria. Un’influenza gesuita sul posto, quindi? L’unica presenza finora storicamente accertata di Ordini religiosi nella vallata alle spalle di Ventimiglia, è quella dei Padri Benedettini nell’Alto medioevo, ossia circa quattro secoli prima del 1500 i quali, con il loro ora et labora, hanno contribuito fattivamente a introdurre l’olivicoltura in queste campagne. Ma il monogramma “IHS” è ben visibile nei luoghi pubblici dei due paesi della Val Nervia, così come altri simboli dello scudo, già templare, crociato. E tanto basta per stuzzicare  la curiosità degli studiosi.

Le ricerche, ancorché difficili, proseguono. Un legame, seppur generico, del giovane cavaliere Iñigo Lopez (nome originario di Ignacio di Loyola) con la Liguria è tuttavia accertato. Nel 1521, nell’assedio al castello di Pamplona ad opera dei francesi, da combattente al servizio di don Antonio Manrique, duca di Najera e viceré di Navarra, viene ferito ad una gamba. Trasportato nella sua casa di Loyola, subì due dolorose operazioni, nonostante le quali fu costretto a zoppicare per tutta la vita. Ma, proprio nel momento della sofferenza, Domine Iddio operò nel plasmare l’anima di quell’irrequieto giovane. Durante la lunga convalescenza, non trovando in casa libri cavallereschi e poemi a lui graditi, prese a leggere, prima svogliatamente e poi con attenzione, due testi che gli procurò la cognata: la “Vita di Cristo” di Lodolfo Cartusiano e la “Legenda Aurea” (La vita dei santi) di Jacopo da Varagine (1230-1298). Dalla meditazione di queste letture, si convinse che l’unico vero Signore al quale poteva dedicare la fedeltà di cavaliere, era Gesù stesso. Il Beato Jacopo di Varazze, appare quindi un chiaro anello di congiunzione tra il cavaliere basco, prossimo santo della cristianità, e il territorio ligure. Un legame culturale, ascetico, di conversione attraverso lo studio di testi cristiani. Ma null’altro. All’abbazia benedettina di Monserrat, il futuro protagonista della Riforma cattolica nel XVI secolo fece una confessione generale, si spogliò degli abiti cavallereschi pronunciando voto di castità perpetua. Ancora un cenno ai benedettini, ma niente di un’opera gesuita nell’angusta valle Nervia intemelia. Comunque un’altra traccia che ci riporta nell’entroterra tra i “codici” racchiusi nelle incisioni pignasche e castelluzze sulle pietre scolpite dei due paesi. Sulle quali, oltre al monogramma di Gesù e dei cavalieri templari, ne figura una con cinque fiori di cinque petali, probabilmente la “rosa” utilizzata in oscuri riti di iniziazione o forse divinatori, con la data che indica l’anno 1550. E, a completare il bouquet fiorito, la testa del diavolo cornuto, che parrebbe ricondurre alla figura dell’angelo caduto dal Cielo. Un po’ poco per chiunque. Ma tracce meritevoli di approfondimenti per studiosi a caccia di riferimenti storici più consistenti.

Giorgio Caudano, insegnante e storico locale, è generalmente scettico sulle tante interpretazioni esoteriche che fioriscono come i fiori a cinque petali sparsi qua e là. “Ognuno sembra dare le proprie interpretazioni di fronte a queste antiche tracce. Tutte rispettabili, sia chiaro. Io sostengo che qualche ulteriore approfondimento storico-umanistico, vada comunque fatto prima di arrivare alle conclusioni. E secondo me, bisognerebbe cominciare dall’antica chiesa romanica di Sant’Tommaso di Pigna, antecedente alla parrocchiale di San Michele, nei cui resti figurano alcuni reperti degni di nota”. Il riferimento è ad alcune formelle di terra rossa incastonate nell’intonaco dell’antico luogo di culto che risale ai primi insediamenti nel paese (secoli XI-XII). Secondo alcuni studiosi, infatti, quei reperti potrebbero far pensare a qualche spedizione locale di ritorno da una Crociata in Terrasanta. Ex voto? Bottino di saccheggi? Chissà.

Ma a Sant’Tommaso ci sono altri elementi degni di nota. Si tratta dell’allineamento della luce del sole tra le navate nei giorni del solstizio. Un fenomeno che potrebbe indicare una sorta di grande asse globale tra i luoghi di culto dedicato a questo Santo. E ciò in un’epoca in cui astronomia e geografia erano soltanto scienze nascenti.   Ancora, un’indagine archeologica potrebbe restituire l’immagine di una cripta dalla complessità rara per il Ponente (affine a quella di San Paragorio a Noli) e magari chiarire la cronologia del ragguardevole edificio, ancora piuttosto problematica anche per l’assenza di documenti, per cui del tutto ipotetica è una sua origine benedettina. Misteri profondi, affascinanti. Altro che riti esoterici e acrobazie interpretative. Qui ci vorrebbero archeologi e storici specializzati.

Ma altri segni, altri reperti aspettano di essere compresi, interpretati. Come il rosone scolpito in marmo bianco della stessa parrocchiale di San Michele Arcangelo, al centro del paese. E’ enorme. Collocato sopra l’ingresso principale della chiesa sul quale figura soprattutto la scultura del Santo patrono che uccide Satana con la lancia. “In questo caso – spiega Caudano – ci sono da individuare i segni dei petali così cari agli studiosi. Anche perché si tratta di disegni che, ad esempio, troviamo identici in alcuni edifici della Cappadocia turca. Più che di riti, direi che si tratti di una sorta di cammino culturale”.

E infine: sotto la Loggia medievale di Pigna, appesa alla colonna centrale, c’è un misterioso anello, apparentemente usato dai proprietari di bestiame per legare i propri animali in un momento di sosta. Qui siamo nel campo dei “si dice” di paese: l’anello, secondo testimonianze orali non controllate, sarebbe invece stato usato – in epoca remota – per legarvi persone da sottoporre a pubblica fustigazione, e particolarmente, le mogli infedeli da parte dei mariti traditi. Una barbarie difficile da ricostruire, anche perché la Loggia di Pigna è stata gran parte distrutta da un bombardamento nella Seconda guerra mondiale, e ricostruita dopo il 1945. L’anello, quindi, non è sicuramente un manufatto antico, e non è detto neppure che ne sia stato ricollocato uno allo stesso posto al momento della ricostruzione della piazza coperta. Un altro fatto truculento nella stessa Loggia è invece stato tramandato, e storicamente verificato, dall’epoca napoleonica. Riguarda la vicenda di un pericoloso brigante soprannominato Batitun, catturato e ucciso dai soldati dopo alterne vicende e scorrerie con grande allarme sociale in tutta la vallata. Infine, a severo monito per chiunque, le guardie decisero di decapitare il cadavere dell’uomo, e di esporre la sua testa proprio sotto la piazza coperta di Pigna.

Angelo Verrando

 

 

 

La lezione di Awanagana: “Per favore non bistrattate la lingua italiana”

Una bice, una storia. Lui é Awanagana che per anni ha accompagnato le giornate degli ascoltatori della mitica Radio Montecarlo. In un post su Facebook tira le orecchie a chi non rispetta la nostra lingua. “Perdonatemi questo ennesimo sfogo…. ma non sopporto che la lingua italiana venga bistrattata da persone che ostentano ed usano ad oltranza lingue straniere barbare che molto probabilmente non conoscono. Perché nei telegiornali, nelle radio, nelle pubblicità vengono usate parole straniere? Quando spesso e volentieri queste persone sbagliano i congiuntivi della propria lingua? Vorrei ribadire che “media” è una parola latina e che si pronuncia come si scrive! “Media” anche se davanti c’è la parola “mass”. Un appello a studiare i congiuntivi anche ai responsabili di coloro che traducono et a coloro che doppiano gli sceneggiati, i film. Scusatemi ma stimo che sia una cosa buona e giusta la mia osservazione e ripeto che mi rifiuto di leggere, seguire pubblicità ed articoli in altra lingua che non sia l’ italiano perché ritengo che non siano rivolti a me e che quindi non comprerò ciò che viene proposto”.

Foto tratta dal profilo Facebook di Awanagana

“Voice Anatomy”, il ritorno di Pino Insegno su Rai 2

Un format originale tutto incentrato sulla voce e le sue declinazioni: è “Voice Anatomy”, in onda da martedì 17 novembre alle 23.55 su Rai2. A condurlo è Pino Insegno, attore, comico, doppiatore, una delle più belle voci del cinema italiano ed internazionale.

Tra ironia e serietà, “Voice Anatomy” sarà un grande viaggio alla scoperta del mondo della voce, delle sue potenzialità e delle sue infinite sfaccettature.
Insieme a Pino Insegno molti personaggi famosi, italiani e internazionali, grandi testimonial “vocali” ed esperti del settore che spiegheranno come superare un problema legato alla voce e come rieducarla con consigli e suggerimenti.

Divulgazione, intrattenimento e comicità saranno le tre direttrici di “Voice Anatomy” grazie alla complicità di un nutrito gruppo persone che giocano e lavorano con la voce, come il soundteller Albert Hera, uno dei più grandi vocologi al mondo, l’imitatore Claudio Lauretta, il campione di Human Beatbox Azel Cuna, il medico Franco Fussi, la performer Roberta Siciliano e il suo coreografo Claudio Ferraro, l’influencer e doppiatore The Merluzz, il professore di dizione Andrea Papalotti, il duo comico de Le Coliche e il noto cabarettista Max Paiella.
Ospiti della prima puntata: Andrea Bocelli, Luca Ward e Francesco Pannofino. La musica del programma sarà interamente live, affidata al gruppo Cluster, una formazione di 6 elementi esclusivamente vocale. Nella prima puntata si esibirà con loro il giovane rapper Shade.

“Voice Anatomy” è un format originale ideato da Dario Di Gennaro e Gian Marco Di Gennaro con Alessia Navarro, David Abatecola e Fabio Appetito. La regia è di Francesco Ebner, capo autore Dario di Gennaro, capoprogetto Vittorio Gaudiani.

Padova si fa bella con i suoi 50 mila alberi

Anche in tempi difficili come questi, la cura del patrimonio arboreo cittadino non si ferma.
Il Comune di Padova, infatti, è all’opera costantemente, nonostante le limitazioni imposte dall’emergenza sanitaria in atto, nel proteggere, mantenere, curare e rafforzare il grande patrimonio verde urbano, composto da più di 49.000 alberi.

Per celebrarlo e riconoscerne l’ingente valore per la collettività anche quest’anno l’Amministrazione promuove alcune iniziative nell’ambito della Giornata nazionale degli alberi, che cade il 21 novembre.
Il programma prevede la mostra “UrbArt – semi d’arte nei quartieri”, in programma fino al 22 novembre al Cortile Pensile di Palazzo Moroni, con cui viene raccontata, attraverso gli scatti di alcuni fotografi, la prima edizione del progetto “UrbArt – dare nuova forma alla città”, che ha permesso di trasformare in sculture artistiche 15 ceppaie di alberi destinati all’abbattimento in luoghi in cui non era possibile piantare altre piante. La mostra, a cura delle associazioni Teatro invisibile e Marga pura, è all’aperto e visitabile ogni giorno fino alle ore 19:00, nel rispetto della normativa anti-Covid vigente.
Dal momento che tale normativa ha reso impossibile organizzare le consuete iniziative per dare evidenza alla mostra, come ad esempio un vero e proprio evento inaugurale, probabilmente essa sarà replicata la prossima primavera, quando auspicabilmente sarà possibile permettere di visitarla ad un maggior numero di concittadini.

Al centro del programma ci sono poi tre iniziative di messa a dimora di nuovi alberi che riguardano il Parco dei Salici, il Parco Basso Isonzo e piazza Caduti della Resistenza. Nel dettaglio, il Parco dei Salici è stato oggetto di un importante intervento di riqualificazione progettato dal Gruppo 124 guidato da Renzo Piano, che ha dato una nuova fisionomia al parco con la creazione, al centro dell’ampio spazio verde, di una grande ellissi formata da più di 160 alberi, ognuno dotato di un proprio particolare tutore in legno che può fungere anche da seduta. Il progetto prevede inoltre la realizzazione di un padiglione in legno da utilizzare come area palcoscenico per eventi e per iniziative della comunità.
Una simbolica inaugurazione del parco, senza purtroppo la partecipazione del pubblico, è prevista nella mattinata di sabato 21 novembre, con l’assessora al verde Chiara Gallani e il coordinatore del gruppo di architetti progettisti Edoardo Narne.

Nuovi alberi anche al Parco Basso Isonzo, in particolare all’interno del Campo dei girasoli, dove saranno messi a dimora circa dieci piante per ombreggiare un vialetto pedonale ed aumentare il capitale verde dell’area.
Sia al Parco dei Salici che al Parco del Basso Isonzo verranno predisposti i siti per la piantumazione di due-tre alberi che saranno però “lasciati indietro” e piantati effettivamente appena la situazione epidemica lo permetterà, coinvolgendo i cittadini in eventi pubblici per celebrare una nuova “rinascita” di primavera, vegetale e non solo.

L’ultimo intervento, infine, riguarda piazza Caduti della Resistenza dove, il 21 novembre, alle ore 9:30, saranno messi a dimora cinque nuovi alberi per concludere il progetto di riqualificazione della piazza, portato avanti attraverso un percorso partecipativo che ha coinvolto i residenti e le associazioni del territorio. Anche qui l’inaugurazione avverrà in forma simbolica, con l’assessora Chiara Gallani e un ristretto numero di rappresentanti delle associazioni.

Spazio anche all’approfondimento scientifico con il seminario “Alberi in città: dal vivaio al marciapiede. Criteri di scelta delle specie”, organizzato dal Tesaf (Dipartimento territorio e sistemi agro-forestali dell’Università di Padova) in collaborazione con il Settore Verde, Parchi e Agricoltura Urbana del Comune e gli ordini professionali. Il seminario si terrà venerdì 20 novembre, dalle ore 9 :00 alle 13:00 e sarà trasmesso in diretta streaming dalla Sala Zairo della sede dell’Ordine degli Architetti di Padova su YouTube.
Infine, alla ludoteca comunale Ambarabà, un pomeriggio di divertimento e di educazione ambientale con una serie di laboratori sul tema dell’albero previsti per sabato 21 novembre, dalle ore 15.:0 alle 18:30. L’ingresso alla ludoteca è, per le limitazioni imposte dalla pandemia, contingentato e su prenotazione obbligatoria da effettuarsi tramite il form online all’indirizzo www.coopterra.it/prenotazione_ludoteca.

Dichiarazione di Chiara Gallani, assessora al verde: “Purtroppo quest’anno la situazione sanitaria generale impone forti limitazioni alla nostra voglia di “festeggiare” adeguatamente gli alberi, fonti di vita, benessere, biodiversità e coesione sociale. A malincuore, dobbiamo infatti responsabilmente riconoscere che, in vista della Giornata nazionale degli alberi, le condizioni ci impongono di definire un programma in versione ridotta rispetto alle precedenti edizioni e di svolgere in forma simbolica e “privata” le messe a dimora programmate e gli interventi di riqualificazione urbana basati sul verde che avevamo immaginato in forma pubblica, come eventi gioiosi di festa e condivisione. L’impegno del Comune sul fronte del rafforzamento del verde urbano va comunque avanti e sappiamo che avremo modo, una volta finita l’emergenza, di ritornare sui luoghi dove in questi giorni stanno lavorando soltanto i nostri tecnici – al Parco dei Salici e al Parco Basso Isonzo, ad esempio – per fare festa insieme ed abbracciare i nostri nuovi e preziosi “compagni di viaggio”, che dobbiamo imparare tutti a conoscere meglio.
Gli alberi infatti sono esseri viventi meravigliosi e utilissimi ma dobbiamo sempre ricordare che, come tutti i viventi, hanno un loro ciclo di vita e sono soggetti a malattie, traumi, etc. Di conseguenza possono rappresentare un pericolo per cose e persone, in caso di schianto o di caduta di branche.
Per prevenire inutili rischi e migliorare la sicurezza di parchi e aree stradali cittadine, il Comune mette in campo costantemente fondi e interventi di conservazione e riassetto del patrimonio arboreo, come i recenti 400.000 euro dedicati a verifiche di stabilità e interventi di manutenzione in tutta la città. Accanto all’impegno dell’Amministrazione è doveroso però sottolineare l’importanza di far crescere un’adeguata conoscenza degli alberi e una diffusa consapevolezza dei pericoli che essi possono rappresentare in determinate condizioni, al fine di favorire i corretti comportamenti da tenere in caso, ad esempio, di forte maltempo, di temporali o vento forte, fenomeni atmosferici purtroppo sempre più frequenti a causa del cambiamento climatico“.

Col lockdown caffè storici in affanno, allarme della Fipe

L’emergenza sanitaria provocata dal Coronavirus, che ha già sconquassato sia l’economia che il tessuto sociale del Paese, rischia di travolgere persino la nostra storia. Tra le attività maggiormente penalizzate da questo drammatico 2020, infatti, ci sono proprio i caffè nati tra il XVIII e il XX secolo lungo tutta la penisola. Luoghi d’incontro per artisti, intellettuali e politici che, seduti ai loro tavolini, tra un espresso e un amaro, hanno letteralmente scritto pezzi della nostra storia recente.

“Da Roma a Venezia, da Firenze a Napoli, il crollo dei flussi turistici sta mettendo in ginocchio queste attività – sottolinea Aldo Cursano, vicepresidente vicario di Fipe-Confcommercio, la Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi – ma noi non possiamo permettere che questo accada. Questi non sono soltanto locali ma veri e propri monumenti: un patrimonio materiale e immateriale del nostro Paese che, come tale, è interesse di tutti quanti tutelare e difendere. Ecco perché è essenziale creare un fondo ad hoc per sostenere i caffè storici e prevedere una fiscalità dedicata che consenta un abbattimento della tassazione locale, Tari e suolo pubblico, e nazionale”.
Anche perché per questo tipo di attività, la crisi galoppa e i danni crescono esponenzialmente a causa dei costi altissimi che i gestori sono costretti a sostenere.

“Oggi come oggi i nostri due caffè perdono complessivamente l’80% di fatturato – racconta Marco Valenza, titolare di Paszkowski e Caffè Gilli, locali storici nel cuore di Firenze -. E non potrebbe essere altrimenti visto che il 90% della nostra clientela è sempre stata composta da turisti, italiani e stranieri, che attualmente sono impossibilitati a spostarsi. Ciò che però rende insostenibile la crisi sono i costi: da un lato abbiamo la responsabilità di 95 dipendenti e delle loro famiglie. Dall’altro dobbiamo fare i conti con affitti monstre”.
Una situazione che accomuna buona parte dei caffè storici, i cui locali sono vincolati dal ministero dei Beni culturali e questo rende necessario, per ogni tipo di intervento, ottenere il nulla osta della Soprintendenza.

“Il paradosso – aggiunge Valenza – è che, nonostante sia interesse di tutti preservare questi luoghi, la manutenzione ordinaria e straordinaria è sempre a carico dei gestori. Come se non bastasse, quando si è deciso di abbattere l’Imu su questo tipo di edifici, ne hanno beneficiato i proprietari, ovvero chi vive di rendita, non certo chi li valorizza con il proprio lavoro quotidiano”.
“Quello che noi cerchiamo di fare nei nostri locali – fa eco Massimiliano Rosati, titolare del Gran Caffè Gambrinus di Napoli – è fornire un’esperienza ai nostri clienti. Per farlo abbiamo bisogno di fare investimenti massicci, in particolare sul personale: da me lavorano 40 persone, tutti professionisti di primissimo livello. Questo, come è ovvio fa lievitare le spese. Ma non si tratta di un costo, bensì di un investimento sulla qualità”.
Città diverse, dunque, ma problemi e obiettivi comuni. Ed ecco che, se la gestione dell’emergenza rimane la priorità per tutti, Raffaele Alajmo, titolare di molti locali di Venezia tra cui il Caffè Quadri di piazza San Marco, prova a fare un ulteriore passo in avanti.

“Questa stagione è stata un disastro – spiega – nei mesi in cui abbiamo lavorato di più, luglio e agosto, abbiamo perso il 75% dei nostri fatturati, anche perché abbiamo rispettato al millimetro le prescrizioni imposte dalle misure di distanziamento. Il nostro plateatico è passato da 240 a 110 posti. I mesi estivi sono stati però solo una breve parentesi in mezzo a un anno che ci ha visto perdere l’85% dei volumi d’affari”.

“Nessuna sorpresa – prosegue Alajmo – visto che solo l’1-2% dei veneziani frequenta il locale a fronte di un 98% di turisti. Un mondo che, quando tornerà, sarà comunque molto cambiato. Ecco perché noi dobbiamo aprire una discussione sul futuro dei caffè storici: come potremo risultare attrattivi tra 10 anni per gli under 30? Come potremo rendere sostenibile il nostro modello di business se prima non riusciremo a ridurre costi fissi e vincoli?”.

Una riflessione di lungo periodo da avviare al più presto per dare un futuro ad attività che danno lavoro a migliaia di persone e garantiscono qualità all’offerta enogastronomica e turistica nazionale.