Biden presidente: «Finalmente una speranza per la tutela dell’ambiente»

Accademia Kronos ha seguito con apprensione le elezioni USA, perché se avesse vinto Trump si sarebbero perse per sempre le speranze di fermare o rallentare il drammatico aumento dei gas serra in atmosfera e quindi il tentativo di evitare la tanto temuta catastrofe climatica planetaria.

In effetti Donald Trump era uscito dal trattato sul clima di Parigi e aveva duramente attaccato noi ambientalisti definendoci: “fanatici isterici dalla natura”. Nel frattempo aveva dato l’OK all’uso del fracking, ossia il pompaggio del petrolio attraverso la controversa tecnica di fratturazione idraulica, che spesso causa l’inquinamento delle falde freatiche e terremoti locali, come già avvenuti in molte aree dove si sono effettuate del Nord America le trivellazioni (fino a 3000 metri di profondità). Per fortuna qui da noi in Italia  per il principio di precauzione, è vietata ogni attività legata al fracking.

Ultima “chicca” di Trump nei confronti dell’ambiente e del mondo animale è stata quella di revocare il precedente divieto imposto da Obama per le riserve nazionali dove era vietato in maniera assoluta cacciare o catturare animali. Lo scorso luglio infatti ha autorizzato alla folta schiera di “bravi” cacciatori americani di entrare nelle riserve naturali dell’Alaska sparando e utilizzando anche esche e trappole. Pertanto dal 9 luglio la fauna selvatica dell’Alaska non è più protetta, può quindi essere uccisa in modi molteplici e raccapriccianti, si possono utilizzate esche per stanare gli orsi in letargo, si possono sterminare intere cucciolate di lupo direttamente nelle loro tane, si può sparare ai caribù mentre nuotano e sarà consentito fare fuoco da praticamente qualsiasi mezzo: auto, aeroplani, barche e motoslitte.

Insomma Trump in tutto il suo mandato elettorale è riuscito a trasformarsi “nell’Uomo Nero dell’Ambiente” e ad incarnare quella parte di americani (per fortuna ancora minoranza), che si sentono ancora i “gloriosi” Cowboy, sterminatori di indiani e di bufali.

Per nostra fortuna ora Joe Biden riprenderà in mano la filosofia ambientalista di Obama e cercherà sicuramente di ridare speranza per la tutela della natura a noi ambientalisti. In effetti ha già affermato pubblicamente che rientrerà nell’accordo di Parigi sul clima e nell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità).

Veniamo ora alla vera storia di AK con La Casa Bianca

A gennaio 2009, la commissione aggiudicatrice del premio internazionale “Un Bosco per Kyoto 2008/9” alla sua 4^ edizione, presieduta dalla scienziata-entomologa prof.ssa Anna Maria Fausto, per la sezione internazionale decise di assegnare tale riconoscimento alla Cancelliera Angela Merkel, ai ministri dell’ambiente di Finlandia, Islanda e Svezia e infine al neo eletto alla Casa Bianca Barack Obama. Per i primi candidati il riconoscimento scaturiva dall’aver dimostrato con i fatti di perseguire una attenta politica di salvaguardia ambientale nei loro Paesi e l’avvio di produzione energetica da fonti rinnovabili. Il riconoscimento per Obama era legato alle sue dichiarazioni ufficiali in favore della riduzione delle emissioni di gas serra nel suo Paese, nonché l’avvio di una nuova politica di tutela ambientale in tutti gli Stati Uniti d’America.

Ma mentre a ritirare i riconoscimenti dei vari Stati europei al Campidoglio di Roma erano giunti alla cerimonia del 13 gennaio 2009 i relativi ambasciatori e, addirittura per la Merkel il suo Segretario, per il neo Presidente USA nessun segno, un completo silenzio. Agli organizzatori di Accademia Kronos ciò era sembrato un rifiuto del presidente USA ad accettare il nostro riconoscimento e invece, dopo quasi due settimane dalla cerimonia in Campidoglio, inaspettata, arrivò l’autorizzazione direttamente dalla Casa Bianca all’ambasciata di Roma per ritirare il premio ”Un Bosco per Kyoto”.

La giustificazione per il ritardo della comunicazione da parte dei funzionari dell’Ambasciata Americana di Roma, fu che il Presidente Obama, oberato di molti impegni istituzionali, non aveva avuto il tempo materiale per  rispondere e accettare il riconoscimento di “Un Bosco per Kyoto”. A ritirare il premio per conto del Presidente Barack Obama giunse così direttamente a Roma dagli USA una scienziata, Jean Preston, responsabile dello staff della Casa Bianca sull’ambiente e l’energia (foto).

Giovedì 12 febbraio 2009, si effettua una breve cerimonia all’Ambasciata degli Stati Uniti di Roma per la consegna ufficialmente del premio Un Bosco per Kyoto 2008/2009 assegnato al presidente Barack Obama.

Ma la storia non finisce qui, qualche mese dopo il neo Presidente USA, come è di prassi, cominciò ad invitare gli ambasciatori stranieri nel suo ufficio. Quando l’ambasciatore italiano capitò nella stanza ovale della Casa Bianca, Obama gli mostrò fiero il nostro premio internazionale “Un Bosco per Kyoto”. L’Ambasciatore italiano, evidentemente preoccupato, pensando che tale premio fosse una burla o una “furbata” tutta italiana, chiese alla Farnesina lumi in merito. I dirigenti della Farnesina, sentito il Comune di Roma, alla fine tranquillizzarono il nostro ambasciatore a Washington dicendo che il premio “Un Bosco per Kyoto” era una realtà.

 

Noi di Accademia Kronos ed altre associazioni ambientaliste nella prima fase dell’insediamento alla Casa Bianca di Donald Trump, speravamo che continuasse la politica di salvaguardia ambientale e di mitigazione climatica di Obama. Per questo motivo a gennaio del 2017 organizzammo a Roma nella famosa piazza Barberini, una manifestazione per ricordare al nuovo presidente di continuare nell’opera ambientalista di Obama.

Roma, piazza Barberini 20 gennaio 2017 all’indomani della nomina del nuovo Presidente degli USA, Donald Trump e la lettera che verrà successivamente inoltrata all’Ambasciata Americana.

La manifestazione del 20 gennaio 2017 è stata ripresa dalla stampa straniera, in particolare da “The Guardian”.

Nella lettera indirizzata al nuovo Presidente USA, come si può vedere nelle foto, poi consegnata alla vicina Ambasciata Americana, si chiedeva di sorprenderci (Surprise Us) nel senso di continuare la politica ambientalista di Obama e in particolare verso la diminuzione dei gas serra in atmosfera, rei dell’effetto serra.

Dopo poco più di un anno però ci siamo accorti amaramente che Trump non era per niente interessato a proseguire la politica ambientalista del suo predecessore, anzi! Iniziando, per la gioia di tutti i grandi petrolieri e inquinatori USA, a cancellare tutti gli accordi per l’ambiente sia a livello nazionale che internazionale, vedi l’Accordo di Parigi sul Clima, e ridicolizzando in molte occasioni le azioni pro ambiente di organizzazioni di rilievo come Greenpeace. Mentre Obama aveva previsto e quindi calendarizzato la fine dell’uso del carbone fossile, Trump invece ne aveva prolungato la vita con nuove norme. Così in breve tempo in tutti noi ambientalisti si smorzarono gli entusiasmi iniziali e si aprì una profonda delusione.

Delusioni che poi, sempre noi di Accademia Kronos, manifestammo nel 2018 a Roma in piazza del Popolo con un grande raduno, come si può vedere nelle foto.

2 dicembre 2018 – piazza Popolo. Si chiedeva al presidente Trump di rivedere le sue scelte politiche che non proteggevano più l’ambiente, ma anzi lo danneggiavano.

Ora grazie allo scampato pericolo, Accademia Kronos ha scritto al neo Presidente Biden per congratularsi e offrire la propria collaborazione nel progetto “Io Faccio La Mia Parte”.

La Redazione di AK Informa – Roma 09.11.2020

(nella foto, da sinistra a destra: l’allora Vicepresidente Giulio Signorelli, il presidente di Accademia Kronos Ennio La Malfa, la scienziata Jean Preston e Gabriele La Malfa responsabile dei rapporti internazionali di Accademia Kronos)