1970, quando “In the summertime” dominava la classifica in autunno

Esattamente cinquant’anni fa – era il 7 novembre 1970 – la classifica italiana smentiva, in modo clamoroso, quanto era successo nel mondo durante tutto l’anno.

Dischi incredibili come “Bridge over troubled water” di Simon e Garfunkel, “In rock” dei Deep Purple, “Let it be” dei Beatles, “Abraxas” di Santana, “Led Zeppelin III”, “Atom” dei Floyd, “After the gold rush” di Neil Young, “Moondance” di Van the Man, “Paranoid” dei Black Sabbath, il passo d’addio di Hendrix con l’incredibile “Band of Gypsys”, l’immenso “All things must pass” di George Harrison, il primo album solo di Macca e l’elenco potrebbe continuare (esce pure “Layla” dei Derek and the Dominos per dire) era come se non fossero usciti. O quasi.

A novembre, in classifica in Italia, c’è – a raccontare quell’anno incredibile – solo l’improbabile “Lookin’ out my back door” dei Creedence Clearwater Revival al nono posto. Uno dei pezzi (trascurabili) del pur eccellente “Cosmo’s factory”.

Tutto il resto della classifica sembra arrivare da un altro pianeta: “Midnight” della George Baker Selection, “Fly me to the earth” di Wallace Collection, “Yellow river” di Christie, “Neanderthal man” di Hotlegs e “Sympathy” di Rare Bird.

Gente di cui abbiamo perso le tracce da decenni.

Di buono resta poco: due italiani (Morandi con “Al bar si muore” e la formidabile Ornella nazionale con “L’appuntamento”) e i pur notevoli Aphrodite’s Child con la bella “Spring summer winter and fall”.

Tuttavia, alle quattro stagioni della band greca di Demis Roussos, gli italiani preferirono, in quell’autunno mezzo secolo fa, l’estate dei Mungo Jerry.

Una sciocchezza – “In the summertime” – che tuttavia cantiamo ancora oggi.

Come spesso accade con le sciocchezze.

 

Ferdinando Molteni