Una storia, due amori e un anno di guai

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Capitolo 2

Non credo avessero mai parlato di separarsi, a cinquant’anni più o meno e con un matrimonio che durava da circa venti, un figlio grande e il lavoro di entrambi e le passioni oramai diverse e la stanchezza delle salite della vita.

Si fa prima a scivolare nella routine piuttosto che mettere in discussione tutto. Si fa prima a spegnersi lentamente piuttosto che bruciare di voglia di vivere, è molto più facile, dannatamente più facile.

Lorenzo spingeva sui pedali, era partito come tutti i sabati verso le 7,30 e come tutti i sabati si era alzato alle 6. Rituale classico: colazione, bagno e poi via. Ogni venerdì dedicava almeno un’oretta alla preparazione del mezzo meccanico (la bicicletta), poi sistemava il vestiario in sala, caricava l’I Pod con brani scelti a seconda dell’umore, inseriva il random poi si faceva gli affari suoi per il resto della serata.

  • Stasera mangi a casa?
  • No, vado da mia sorella, non mi aspettare, domani vai in bici?…
  • Yes, come tutti i sabati, problemi? …
  • Assolutamente no, ti chiedo solo di fare piano e lasciarmi dormire visto che è anche il mio giorno libero, vorrei riposarmi…
  • Nessun problema, tranquilla
  • Si tranquilla…. Ricordati che ci sono da sistemare le cose in garage, e rifare questo e aggiustare quello e…

“E perché non smetti di parlare e ti togli dai coglioni” pensava Lorenzo mentre colei che aveva sposato senza ricordarsene il motivo, gli stilava l’elenco delle cose che si aspettava da lui in quel week-end e che sapeva già che non avrebbe fatto… perché farle poi….

Quella mattina si sentiva in forma, aveva già percorso una trentina di Km ad una media dei 25 orari, le gambe giravano che era una meraviglia, la musica lo spingeva e lo cullava. Vide in lontananza la galleria sull’Aurelia alla fine della quale, dopo una curva secca a destra cominciava la salita che dal mare lo avrebbe portato al Forte del Melogno, 15 Km con pendenza media notevole e tratti che toglievano il respiro. Era caldo per essere aprile ed una leggera brezza soffiava alle sue spalle, per i ciclisti il vento è importante, lo sentono quando cambia direzione, lo amano quando li accompagna e lo stramaledicono quando sembra che li voglia spingere indietro, quella mattina era perfetto come tutto il resto. Lorenzo controllò il computerino fissato al manubrio, rallentò e svoltò a destra, stava per cominciare la salita ed allora si levò gli occhiali da sole e se li sistemò nella tasca posteriore della maglietta, poi si aprì leggermente la cerniera per avere un po’ di fresco e riprese a pedalare. La salita del Melogno, come molte altre salite, d’altronde, vuole rispetto specialmente da quei ciclisti che come Lorenzo non sono dotati di un fisico da scalatore. Dicesi “fisico da scalatore” un fisico longilineo e non tanto alto, ecco Lorenzo con i suoi 185 cm e soprattutto i suoi 95 Kg rappresentava l’opposto e quindi partiva piano, su ogni tipo di salita. In termine tecnico “saliva con il suo passo” il che voleva dire che scalava tutto quello che c’era da scalare tra corone davanti e coroncine dietro e si teneva solo un ulteriore cambio a favore in caso di crisi di zuccheri o pensieri sbagliati.

Ci sono diverse strade da percorrere per scalare il Colle del Melogno e nessuna di queste è facile. Si può salire da Borgio Verezzi, panorama splendido e variegato ma… alla fine della salita bisogna affrontare un tratto in discesa prima di intersecare la statale del Melogno, e questo dispendio di energia che Lorenzo amava chiamare ‘’salita inutile’’ non faceva per lui. Si può salire partendo da Pietra Ligure e passare per l’abitato di Bardino, oppure, la strada più diretta, salire da Finale Ligure e farsela tutta, la salita ed era quello che stava facendo il nostro eroe in quella splendida mattinata di aprile. Salire da Finale vuol dire affrontare subito diverse brutte situazioni, la presenza del casello autostradale include un traffico estivo e primaverile di automezzi notevole e questo non è bello per chi deve pedalare in salita, il lungo rettilineo con pendenza media del 6 per cento costringe Lorenzo allo sguardo basso per non subire la maledetta sensazione di impotenza che comporta una perdita di concentrazione… detta in parole povere, la voglia di girare la bicicletta e tornarsene a casa. Bisogna resistere, lasciarsi guidare dai pensieri, isolarsi dal mondo e sentire solo la musica, scandire il numero di pedalate e mantenere il ritmo, ci vuole testa, resistenza e costanza, e soprattutto non cadere nella tentazione di inseguire quelli che, sempre in bici ma molto più preparati fisicamente, ti superano invitandoti a seguirli. Sarebbe un gravissimo errore cadere nel tranello…

Prima tappa il baretto di Gorra, Lorenzo ci arriva dopo aver patito le pene dell’inferno, ogni volta è così, forma splendida fino all’imbocco della salita, qualsiasi salita, e poi l’inferno. Arrivare al bar vuol dire sosta, caffè con brioche coca cola, per recuperare gli zuccheri perduti, e gran finale con una bella sigaretta seduto al tavolino, occasione per tirare fuori il telefonino e controllare eventuali chiamate o messaggi che, al sabato mattina, vogliono dire essenzialmente rotture di coglioni. Ed infatti, come volevasi dimostrare, su WhatsApp compare una notifica di Bruno che recita testualmente….

  • È scoppiato un casino, appena puoi chiama-

Bruno era il suo amico d’infanzia, uno di quegli amici che ti ritrovi nella tua vita senza averli scelti ma che ti accompagnano passo passo, a volte ne sei estasiato, altre volte meno ma credo sia così un po’ per tutti…

Lorenzo guarda distrattamente l’ora sul display del cellulare, sono quasi le 11,00 e sa che se chiama ora si rovina l’uscita in bici ma sa anche che se non chiama se la rovina lo stesso, oramai la concentrazione è andata in merda e poi comunque per rientrare a casa voltando la bici, ci vorrà ancora un’ora e mezza buona, tanto vale finirla lì e chiamare…

Paga il dovuto alla ragazza dietro al banco e si appoggia al telaio della bici per comporre il numero, Bruno risponde dopo pochi squilli

-Ciao Lo… scusa se ti rompo di sabato mattina… dove sei, in bici?

-Beh, direi che c’ero prima che qualcuno mi sfracassasse i marroni

-Scusa ancora ma è scoppiato un bel casino… ti ricordi quella denuncia per ritardato pagamento di quei due collaboratori dell’estate scorsa…

-Certo, l’abbiamo chiusa con l’intervento di Claudia no?

-Così pensavo anche io ma invece…

-Invece cosa, hai intenzione di parlare o no…

-…guarda, è meglio se nel pomeriggio fai un salto da me che ti spiego …

-Ma è sabato …cosa straminchia possiamo fare secondo te…

-Beh, ci sono cose da discutere, ho già sentito Claudia che arriva verso le 15,00…. È lei che mi ha chiesto espressamente se c’eri anche tu e quindi ti ho chiamato…

-Ok, torno a casa, doccia, mi faccio un panino e vengo da te, vengo a casa tua o in ufficio?

-Meglio in ufficio a questo punto…ci vediamo lì, ti aspetto, a dopo Lo

– A dopo Bruno…

 

 

Chiuse il telefono, montò in bici, cercò il tasto play dell’I Pod e partì…

Durante il viaggio di ritorno Lorenzo si gustò il consueto panorama della riviera, gli strapiombi di Capo Noli a picco sul mare di un azzurro così intenso da sembrare finto, pedalava senza sforzo mentre un’enormità di pensieri gli attraversavano la mente, e le canzoni si susseguivano e la bellezza della sua terra gli passava sotto le ruote della bici. Si ritrovò a sorridere, gli capitava spesso mentre pedalava, gli capitava spesso di perdersi nei ricordi di quante volte, in età e situazioni differenti, aveva trascorso quella strada: da piccoli suo padre portava lui e suo fratello a spiaggia in una piccola insenatura nascosta ai più prima di Varigotti. Poi con gli amici e ragazze, sempre su quella spiaggia… la sua Vespa… le notti passate a gridare e bere… La strada era diversa, le persone erano diverse, lui stesso era diverso, a volte i ricordi gli facevano così male da non riuscire a smettere di pensarli, altre volte erano leggeri come la brezza che muoveva in quel momento.

Spotorno, il rettilineo del Merello, ultimo barlume di bellezza prima della salita di Torre del Mare che gli avrebbe, come tutte le volte, tagliato le gambe, ma ora lì, prima della salita maledetta, Lorenzo si godeva il panorama delle ragazze che correvano sul lungomare… una serie di ‘’…tette, culi e code di cavallo…’’ che letteralmente toglieva il fiato, peccato che Lorenzo di fiato non ne avesse più…