Livello di vita soddisfacente «Che cosa c’entra il Covid con l’inquietudine?»

Si scongiura la chiusura totale, definita con il termine lockdown; le persone vengono invitate giustamente a non uscire di casa mentre i locali possono tenere aperto. Appare un paradosso, il commerciante per esempio pensa di non essere più in grado di usare la testa o forse semplicemente è preso in giro?

I lavoratori autonomi sono immersi nella insicurezza totale, pensano a come vivranno, a come pagheranno, chi si occuperà banalmente della spesa e delle bollette. Sì, loro sono abituati a fondare la loro esistenza sulla capacità intrinseca di gestirsi, e dovranno farlo anche questa volta.

I ristoratori vedono i loro locali simil deserti: a pranzo non ci sono gli studenti né i dipendenti pubblici. A proposito ma voi pensate veramente che i nostri dipendenti pubblici, con tutto il rispetto per la categoria, con i mezzi che lo stato gli mette a disposizione e con il bagaglio mentale di cui sono in possesso, riescano davvero a fornire i sevizi che noi cittadini richiediamo tramite lo smart working?

Persone più quotate di me dichiarano che ci vorrebbero anni per fornire i lavoratori degli opportuni mezzi per effettuare un servizio di lavoro a distanza almeno adeguato. Invece noi, in pochi mesi, secondo quanto affermano i politici saremmo pronti?

Altro discorso è quello che riguarda la sanità, ma quello che sta succedendo è sotto gli occhi di tutti e non mi sembra il caso di infierire ancora di più.

La sera giustamente sarebbe opportuno anche per una questione di salute cenare alle ore 19, per andare a dormire tranquilli ed evitare incubi per aver ingurgitato troppo cibo. Infatti, gli incubi notturni non sono una bella esperienza quando attivano pensieri repressi o che si pensava di aver cancellato dalla propria mente.

La scuola legittimamente non poteva occuparsi della gestione, ad esempio, degli insegnati che immancabilmente a settembre spariscono nel nulla; perché anticipare vorrebbe dire essere operativi. Questa attività anticipatoria manderebbe in tilt il funzionamento di una istituzione, come quella scolastica, che va avanti da decenni sempre con lo stesso paradigma.

Sempre in tema scuola la didattica a distanza mi sembra un atto di molestia per i professori e quindi anche per gli allievi.

L’estate è stata trascorsa in vacanza, con proliferare di foto delle migliori mete turistiche, quasi in prevalenza italiane, perché si sa che la nostra amata Italia è quasi imbattibile per monumenti, accoglienza, per non parlare poi del cibo!

Noi italiani siamo fantastici, per noi i problemi spariscono quando ci dicono che non ci sono più; salvo poi preoccuparsi ed indignarsi con veemenza quando come per magia il problema ritorna.

<Come conclusione mi sarebbe molto piaciuto un bel discorso sul futuro. Solo che io sul futuro c’ho ben poco da dire… No, ora finalmente io non ho futuro. Ora io preferisco pensare che ciò che mi spinge fuori sia solo una conseguenza o meglio una forza che è alle mie spalle. Davanti c’è soltanto uno spazio vuoto. L’importante è guardarlo attentamente questo spazio vuoto, come se da un momento all’altro le cose potessero uscire dal silenzio e rivelarsi.> G.Gaber Il futuro del 1981

Chi vincerà tra Covid ed i cittadini?

Alla prossima puntata, e ricordatevi che la rubrica della Psic ha cadenza quindicinale!

Se avete domande mi trovate via e-mail: info@giovannaferro.it

Giovanna Ferro, psicologa-psicoterapeuta