1972, gli italiani scoprono il “Pop corn” (a 45 giri)

Le classifiche dei dischi, una volta, rappresentavano, più che il gusto dominante, le vendite effettive dei microsolchi.

Insieme a canzoni destinate a restare, ce n’erano di quelle che si sarebbero dimenticate e tante, infine, legate ad eventi d’occasione, programmi televisivi o film. E poi c’erano i successi incomprensibili, come quello di cui parleremo oggi.
La classifica della metà di ottobre 1972 è, da questo punto di vista, molto interessante. Ci sono pezzi notevoli come “Rocket man” di Elton John al nono posto e “Gioco di bimba” delle Orme all’ottavo. Il pop leggero leggero andava forte, nelle classifiche dei primi Settanta. In questa ci sono i Pooh con “Noi due nel mondo e nell’anima” (settima posizione), i Bee Gees con “Run to me” (quinta posizione), Gilbert O’Sullivan con “Alone again” (quarto posto) e “Viaggio di un poeta” dei Dik Dik al decimo posto.
L’unica canzone davvero “impegnata”, come si diceva allora è, probabilmente e paradossalmente, “Un albero di trenta piani” di Adriano Celentano.
Ma sono le prime tre posizioni che colpiscono. Sono tre brani strumentali. In vetta c’è il tema de “Il padrino” nella versione di Santo & Johnny e al terzo la malinconica tastiera del Guardiano del Faro che esegue “Il gabbiano infelice”.
Al secondo, invece, incontriamo una fantomatica band chiamata La Strana Società che dominerà quei mesi con un motivetto che ancora oggi ci perseguita: “Pop corn”, peraltro scritto non da loro ma da un compositore tedesco-statunitense.
Un disco che finì nelle case di centinaia di migliaia di italiani e che ora si è riversato sulle bancarelle dei tanti mercatini dell’usato che costellano l’Italia.
Un successo incomprensibile, che forse ci dice qualcosa di un’Italia più ingenua e… leggera.

Ferdinando Molteni