Disabile senza diritti, chiesto l’intervento di Asl e Comune

“Ho ricevuto, nei giorni scorsi, un appello dalla mamma di un disabile: ‘Sono disperata, non posso lasciare a casa mio figlio disabile, con problemi di mobilità e a rischio di crisi epilettiche, nemmeno per andare dal medico a prendere le ricette per le sue patologie o a fare la spesa. Sono vedova e ringrazio Dio per essere ancora in forza da prendermi cura di mio figlio 24 ore al giorno. Ho chiesto aiuto ai servizi sociali, all’Asl, ma mi è stato detto che non ne ho diritto. Eppure non posso lasciare mio figlio da solo, temo che abbia una crisi epilettica, mentre sono fuori casa. Avrebbe bisogno di un pò di assistenza, due o tre ore alla settimana, ma per lui non ci sono servizi domiciliari’: conosco questa madre, conosco suo figlio che ha quasi trent’anni, è un ragazzo che ha molte possibilità intellettuali, è un grande tifoso del calcio (mi pare interista sfegatato) ma per la sua disabilità motoria non ha avuto aiuti alla sua crescita conoscitive. Non solo la mamma, vedova, ha ricevuto dei no dalle Istituzioni, nonostante la sentenza della Corte Costituzionale che dice che l’aiuto alla disabilità è al di fuori dal reddito (in questo caso parliamo, comunque, di 280 euro al mese), ma c’è un altro problema. Questo ragazzo, per cercare un inserimento sociale, è stato nel passato inserito in una struttura di Andora. Benissimo, ma oggi potrebbe essere accolto nella struttura Anffas di Albenga, più comoda per la famiglia, ma anche per la gestione del ragazzo che, non dimentichiamolo, ha problemi motori, ma certo non mentali. L’Asl2, per voce della Struttura complessa Assistenza anziani e disabili, ha detto che il ragazzo deve cambiare struttura, ma sempre ad Andora, e chissenefrega se il giovane disabile, ogni giorno in sella alla sua carrozzina, deve affrontare un viaggio di 50 km, andata e ritorno, a bordo di un pulmino comunale che potrebbe essere impiegato per altri servizi sul territorio ingauno. Perchè? Forse perchè Anffas accoglie solo minori? Ecco, non è vero, questa prestigiosa struttura assistenziale diurna, fiore all’occhiello di Albenga, accoglie anche e soprattutto maggiorenni. E allora, perchè non accoglierlo ad Albenga, più comodo per la mamma e per i suoi parenti, dove vi è la possibilità di socializzare con persone che abitano nella stessa città? Forse per un mero calcolo economico? L’assistenza ai disabili non è mai subordinata alla disponibilità di risorse pubbliche, lo ha detto a chiare lettere il Consiglio di Stato con la sentenza n. 1/2020, aprendo la strada a un principio innovativo, anche se già suggerito dalla Corte Costituzionale (sentenza 80/2010) e applicato dai Tar (ad esempio Tar Napoli, sentenza 5668/2019). Spero l’Asl2 torni sui suoi passi e avvii le procedure per “l’immediato inserimento del giovane disabile e non autosufficiente nel Centro Anfass di Albenga, al fine di permetterne la tempestiva fruizione come già avviene per altri sette cittadini albenganesi adulti”: così Eraldo Ciangherotti, capogruppo di Forza Italia in Consiglio comunale ad Albenga e assessore provinciale.