“Livello di vita soddisfacente”, Dove finisce il non detto?

Livello di vita soddisfacente – Le risposte della Psic

LA DOMANDA DI OGGI è:

Dove finisce il non detto?

Per non detto mi riferisco a quelle parole che non siamo riusciti a dire, a quei pensieri che non sono stati esternati, alle emozioni non espresse, ai gesti che non hanno avuto compiutezza; a quella parte di noi che non ha trovato spazio mentale e fisico in cui vivere, perché non è stata coltivata quando eravamo bambini e da grandi è stato poi difficile trovare il modo per comunicarla, per mille valide ragioni.

Il non detto si sviluppa nelle relazioni che intratteniamo ed in cui siamo inseriti: familiari, amicali, sentimentali, lavorative …

Si trasforma in uno stato di malessere che inquina la vita di tutti i giorni. Sia quando ne abbiamo consapevolezza, sia quando erroneamente si pensa che non ci riguardi o non ci interessi; quindi pensiamo di averla messa via. Invece dentro di noi, talvolta più nell’ombra, si trasforma in un mostro che rovina la quotidianità. Per esempio, assumendo la forma dell’ansia, della depressione …

Ci sono anche le varianti in cui il corpo si fa portavoce. Quindi si prende lui la briga di cercare di farci capire che c’è qualcosa che non va; magari lo esprime attraverso il male ad una gamba, il mal di stomaco, il mal di testa…

Il non detto aziona anche forme di dipendenza da sostanza: droghe ed alcool che all’istante sembrano la soluzione più efficace per mettere a tacere una angoscia interiore persistente. O altre forme tra cui anche la dipendenza da lavoro in cui attraverso il legame con l’attività lavorativa si tiene a bada il disagio che si vive in casa o nella coppia.

Negli studi degli avvocati e nelle aule del tribunale trova la sua esplicitazione il non detto inerente alle crisi di coppia, ai dissapori della vita familiare, ai litigi con il vicinato.

Nelle famiglie può ridurre anche i figli sull’orlo del caos mentale quando diventa segreto o spegne lo sguardo vitale dei suddetti quando un genitore disturbato non ha consapevolezza del suo stato.

Crea muri di incomunicabilità tra le coppie che in alcuni casi porteranno la vita di coppia alla crisi non risolvibile e poi alla morte.

Consiglio caldamente di andare dallo psicologo perché, anche se si continua a pensare che chi va dallo psicologo sia anche matto, fornisce la chiave di lettura di quel non detto così faticoso con cui diventa impossibile convivere, pena lo spegnersi dentro ed il non vivere!

Alla prossima puntata, e ricordatevi che la rubrica della Psic ha cadenza quindicinale!

Se avete domande mi trovate via e-mail: info@giovannaferro.it

Giovanna Ferro, psicologa-psicoterapeuta