Una storia, due amori e un anno di guai – Lorenzo –

Tutto quello che ho scritto è frutto della mia fantasia.

Non ci sono riferimenti a fatti o a persone realmente esistiti.

Probabilmente qualche lettore proietterà e si rivedrà nelle mie parole; non perché io sia un genio, ma perché le vite di tutti gli esseri umani secondo me sono in connessione.

E tutti noi esseri umani abbiamo pensieri ed emozioni molto simili.

Certamente ho faticato nell’immergermi nel dolore e nel caos di certe storie; ma riuscire ad esprimerlo in parole mi ha reso felice!

Confido serviranno a qualcuno come incitamento a riprendere in mano le fila della storia della sua vita.

F.P.Giomar

 

F.P. Giomar

UNA STORIA, DUE AMORI ED UN ANNO DI GUAI

LORENZO

In tutta sincerità, non avrei mai pensato di dover fare i conti con il passato, di dovermi fermare a pensare, di dover ripercorrere sentieri nascosti dai rovi del tempo perduto.

Non ho mai pensato alla solitudine come ad una colpa, non ho mai rinnegato situazioni lontane, ho navigato a vista attraverso la mia vita a volte superando gli ostacoli improvvisi e a volte aggirandoli. Ho lasciato dietro a me una serie infinita di tentativi, mi sono nascosto per non farmi trovare, ho aspettato dietro l’angolo che il vento cessasse di seminare tempesta, ho camminato a testa alta ed ho strisciato per terra con la stessa convinzione. Sono stato debole, spesso ipocrita, raramente fermo e deciso ma ho vissuto. Ho corso a perdifiato dietro ai miei sogni, ed anche se mi sono sempre sfuggiti, non ho mai smesso di rincorrerli.

Come un ciclista in piedi sui pedali, con la fatica che ti prende alla gola e non ti fa respirare, cerchi con lo sguardo il prossimo tornante e giuri a te stesso di arrivarci per fermarti, per smettere di pedalare, ma una volta lì, sposti il limite della sofferenza e chiedi alle tue gambe, ai tuoi polmoni, al tuo cuore a te stesso, di continuare, di continuare a spingere, di continuare a vivere. Vedi la cima poche curve più avanti, scali il rapporto per avere l’illusione che sia tutto più facile ma è solo un ingranaggio che si sposta, un palliativo…una droga. Un modo per non pensare come la musica che il tuo I-pod ti scarica nel cervello attraverso due minuscole cuffiette che sembrano parte di te, onde sonore che ti attraversano e ti spingono a continuare.

 Come in tutte le salite anche in quelle che chiamiamo in modo diverso, c’è sempre una musica che ti fa uscire vincitore, che è lì per te, per i tuoi momenti scuri o luminosi, coraggiosi o vigliacchi “…attimi e secoli, lacrime e brividi…” gridava il Liga dal palco mentre la folla reagiva, ondeggiava, alzarsi sui pedali per spingere e gettare il proprio cuore oltre l’ostacolo invisibile della propria insoddisfazione, per portare le gambe dove la strada smette di salire, dove i muscoli smettono di gridare, dove arriva il silenzio della solitudine, la felicità del proprio sorriso puntato sul mondo. Puoi essere d’ovunque, con qualsiasi persona a fianco, puoi stare gridando o ascoltando distrattamente le sue scuse, le sue bugie…puoi stare mentendo come io ho fatto spesso, puoi stare godendo rabbiosamente la tua voglia di sesso, puoi stare dicendo tutto o il contrario di tutto… – Ti amo…Ti odio…Non penso che sia una buona idea…Scusa per ieri…Appena posso ti telefono…Addio…- puoi stare facendo qualsiasi cosa, in qualsiasi momento, ma dentro di te c’è sempre una musica che ti detta il ritmo del  respiro, parole che ti accompagnano come amici dimenticati nel tempo che ti prendono per mano.

Anche adesso, seduto alla scrivania con la raccomandata in mano, mi accorgo quasi per caso della musica che esce dalle casse. Quando sono nello studio a lavorare, metto sempre nel lettore un Mp3 che contiene una decina di cd vari, ne ho preparati per tutti i gusti, dalle collezioni complete di gruppi, alle selezioni varie di generi musicali. Non scrivo sulle copertine i titoli degli album contenuti, non voglio rovinarmi la sorpresa, preferisco fidarmi del “random” del lettore che non sbaglia mai, sembra conoscermi. Capita così che sto chiudendo un contratto e lui mi fa partire i Green Day, litigo con qualche cliente e alle mie spalle ecco i vecchi Clash che mi spingono, apro la raccomandata…

” …gentile fornitore…a causa della crisi che ha colpito il nostro settore e la nostra azienda…. Siamo costretti nostro malgrado a rivedere la sua posizione… la ringraziamo comunque…” poche parole per dire che basta, dopo dieci anni si chiude. Colpa della crisi, dei fatturati che non tornano, della sede americana che decide di chiudere il ramo d’azienda.

Punto, una lettera e ci si ritrova a quasi cinquant’anni, a doversi riciclare, rimettersi in gioco, cercare un altro lavoro… anche adesso la musica mi accompagna, non la stavo sentendo e lei alza il volume. Un rumore di onde che si infrangono sulla scogliera, alzo la testa e mi ritrovo a gridare…

“Only love can make it rain

The way the beach is kissed by the sea

Only love can make it rain

Like the sweat of lovers

Laying in the fields

 

Love Reign O’er me……

 

Ed ora…

Ora ricordo tutto, ora il passato si mischia con il presente, ora sento le vene che pulsano sangue, sento i ricordi e rivedo visi che pensavo non avrei visto mai più. Sto tornando indietro, un Dorian Gray al contrario che non riesco a fermare, un tunnel nero e senza forma che mi avvolge dove tutto non sembra avere senso, dove gli oggetti mi girano intorno vorticosamente insieme alle idee, ai progetti, alle risate, a tutte le frasi dette, ai libri letti, alla musica sentita, gridata capita e scordata. Le pareti della stanza prendono vita e mi stringono in un abbraccio mortale, hanno visi di donne bellissime che si accarezzano languidamente mentre mi guardano, sono solo fantasmi del mio tempo lontano, sono solo incubi che svaniscono con la luce del mattino. Ora i visi si trasformano, prendono ognuno una stessa forma, uno stesso sorriso, una stessa persona.