Recovery Fund – Clima Ambiente

Di questa futura “pioggia” di euro alla nostra povera economia tutti ne parlano, tutti sono certi che stanno per terminare i problemi che affliggono il nostro Paese, come la disoccupazione, la chiusura ed il fallimento di molte imprese piccole e grandi, nonché l’insicurezza nel nostro futuro, ecc. Stiamo parlando del Recovery Fund. Questa “pioggia di euro”, che in gran parte, comunque, dovrà essere restituita, prenderà in considerazione solo alcuni progetti da finanziare.

Detto questo ci risulta che molti nostri politici stiano pensando che l’Europa potrebbe finanziare aperture di nuove palestre, allargamento di strade, impianti turistici, nonché abbassamento delle tasse, ecc. Tutti propositi e progetti lontani “anni luce” da quello che invece l’UE intende finanziare. A leggere alcuni di questi progetti ci siamo messi le mani nei capelli e ancora una volta abbiamo capito che molti dei nostri rappresentanti al Parlamento e nelle Giunte regionali non hanno ancora le idee chiare.

A tal proposito abbiamo raggiunto telefonicamente uno dei maggiori esperti italiani nel settore dei finanziamenti europei e nella stesura di progetti finanziabili dall’UE: il dott. Alessandro Drago, che per anni ha operato a Bruxelles negli uffici per i finanziamenti comunitari ed ora funzionario alla Regione Lazio sempre nel settore finanziamenti internazionali.

D: Dott. Drago, quali sono le linee guida del Recovery Fund da seguire per ottenere i finanziamenti?
R: << In particolare sono due parole alla base dei finanziamenti che Recovery Fund può elargire sulla base di specifiche richieste da parte degli stati membri: Resilienza e Recupero >>

D: Sappiamo che resilienza nel settore ambientale e climatico vuol dire capacità di resistere e di recupero dopo eventi negativi indotti dai cambiamenti climatici. Si tratta di un cambiamento adattativo in cui noi tutti dovremo convivere. Recupero invece che vuol dire?
R: << Semplicemente ridurre al minimo gli scarti dovuti ad attività varie, faccio un esempio: nel passato quando si demoliva un fabbricato per ricostruirne uno nuovo, i laterizi ed altro materiale smantellato finivano in discarica, oggi questo non è più possibile. Parte del materiale smantellato deve essere riutilizzato nella costruzione del nuovo fabbricato e in discarica o in altro luogo per la raccolta rifiuti dovrà finirci solo una piccolissima parte, quella nell’impossibilità concreta di essere riutilizzata. >>

D: Ma stiamo parlando di Economia Circolare?
R: << Esattamente, questo è uno dei cardini su cui punta, oltre ovviamente alla resilienza, la filosofia, se così vogliamo chiamarla, del Recovery Fund. >>

D: Il Recovery Fund è quindi una sorta di banca ecologica, per iniziative di mitigazione climatica, di adattamento ai cambiamenti climatici e di messa in sicurezza del territorio nazionale esposto a siccità, alluvioni, frane ecc. è così?
R: << In un certo senso si, ma non solo. Per cui progetti fuori da queste linee non possono passare. >>

D: In tutto questo il nostro progetto per la nuova professione di geniere della protezione ambientale e climatica, che Lei già conosce, rientra in tale “filosofia”?
R: << Al cento per cento! È questo quello che l’Europa richiede, figure professionali capaci di aiutare le amministrazioni pubbliche su tutto ciò che comporta resilienza e recupero, in particolare alla luce del trend di aumento dei fenomeni legati ai cambiamenti climatici. Quindi dall’agricoltura, alla ricomposizione delle città, dalla tutela dell’ambiente naturale, all’utilizzo di energie pulite in alternativa a quelle provenienti da combustibili fossili, dall’efficientamento energetico ai trasporti su gomme, fino all’educazione ambientale. Nel campo del consumo è importante saper uscire dall’economia lineare che preleva dalla natura e poi usa e butta via ed entrare nell’economia circolare, che riutilizza anche gli scarti. Insomma questa è una bella rivoluzione partita da una nuova e più realistica Europa, ora è importante che i nostri governanti non si perdano in mille inutili progetti che nulla o poco hanno a che fare con le linee guida del Recovery Fund. >>

Fonte Aknews.it