1967, quando la stessa canzone poteva finire due volte nella stessa classifica

Ci sono classifiche che meriterebbero di essere analizzate da un saggio di musicologia.

Come quella della fine di settembre del 1967.

La hit parade di quella settimana è pazzesca.

La top-ten è fatta quasi tutta da canzoni memorabili. Andiamo a caso: al decimo posto ci sono i Nomadi con “Dio è morto”, al quarto Mina con “La banda”, al quinto (in discesa) Adriano Celentano con “La coppia più bella del mondo”, al settimo (in lieve flessione) c’è Fausto Leali con “A chi”. Al secondo posto c’è la più luminosa canzone di Al Bano, quella sulla quale costruirà tutta la sua folgorante carriera: “Nel sole”.

Ma la cosa incredibile, di questa classifica, è che ci sia la stessa identica canzone (al primo e al sesto posto) cantata da artisti diversi e in due lingue diverse.

Non sappiamo quante altre volte sia successo nella storia della hit-parade italiana, ma in quella fine di settembre del ’67 al primo posto c’era quel sontuoso capolavoro di derivazione bachiana intitolato “A whiter shade of pale” interpretato dagli inglesi Procol Harum e, al sesto, la versione italiana – “Senza luce” – nell’interpretazione dei formidabili Dik Dik.

Due versioni della stessa canzone nella stessa classifica. Ma che canzone.

 

Ferdinando Molteni