Arte, premio Tarquinia a Silvia Celeste Calcagno

L’albisolese Silvia Celeste Calcagno ha vinto il prestigioso «Premio Tarquinia». Artista di Celle Ligure, ma attiva ad Albissola Marina ha vinto il prestigioso premio «Città di Tarquinia-Vasco Palombini» indirizzato ad eccellenti personalità artistiche nel campo della scultura ceramica.

L’artista è stata, infatti, protagonista della mostra «Italia: una generazione», a cura di Flaminio Gualdoni. Silvia Celeste Calcagno si è aggiudicata il premio con l’opera «Zero», un’installazione di grandi dimensioni ( 230 x 400) studiata appositamente per l’abside di San Pancrazio. Così descrive Flaminio Gualdoni la ricerca di Silvia Celeste Calcagno nel catalogo edito Archeoares: «Silvia Celeste Calcagno ragiona da sempre, e qui con un’operazione di decifrazione del luogo architettonico stesso, sul doppio registro della sostanza materiale e dell’immagine come apparenza, come pelle che, dai tempi della brocchetta cretese di Gurnià, si eccita nel tentare una misura diversa dal corpo».

La giuria che ha indicato nell’opera della Calcagno la migliore era composta da Claudia Casali, direttrice del Museo internazionale delle ceramiche in Faenza; Mariastella Margozzi, soprintendente del Polo museale della Puglia e storica dell’arte già direttrice della Galleria nazionale d’arte moderna di Roma; Massimiliano Tonelli, direttore della rivista «Artribune»; Ugo La Pietra, scultore ceramista di fama internazionale e Paola Palombini, rappresentante della famiglia erogatrice del premio.

Il riconoscimento (5 mila euro nella forma del premio-acquisto) è stato assegnato presso l’Auditorium San Pancrazio di Tarquinia dove è allestita la mostra delle opere partecipanti. Questa la motivazione del premio. «E’ stato particolarmente apprezzato il lavoro e l’impegno nella realizzazione di una installazione “site specific”, in diaologo con la spiritualità del luogo».

La mostra «Italia: una generazione» ha visto protagonisti, oltre a Silvia Celeste Calcagno, Andrea Salvatori, Sissi, POL Paolo Polloniato e Nero/Alessandro Neretti e rappresenta uno spaccato della produzione ceramica contemporanea voluto da Flaminio Gualdoni che ha saputo mettere insieme cinque artisti, di cui tre Premi Faenza (tra cui la stessa Calcagno), le cui produzioni si differenziano nettamente, anche perché frutto di personalità dissimili.