La vita cuori e like, le emoji, la dittatura dello smartphone tutto raccontato da Coppola

Writer-director Gia Coppola poses for a portrait in promotion of her upcoming film "Palo Alto," on Thursday, April 24, 2014 in New York. (Photo by Victoria Will/Invision/AP)

La vita cuori e like, le emoji, la dittatura dello smartphone, il valore della vita misurato con l’indice dei follower, pazienza se non hai talento perché quello che conta è l’apparenza. E’ la dittatura, ci piaccia o no, della social media generation, di influencer buoni a tutto, pronti a darti le dritte su come cucinare, come vestirti, come giocare, che musica ascoltare. E solo così sei nel Mainstream, in fondo nel tuo tempo. Gia Coppola, 33 anni, un nonno che si chiama Francis Ford, una zia che si chiama Sofia, dunque il cinema nel sangue, è a Venezia (dove aveva presentato nel 2013 Palo Alto) con il suo secondo film. E’ in concorso ad Orizzonti con Mainstream, un film applaudito poco fa alla premiere, presente la regista e la sua protagonista Maya Thurman (figlia di Uma e di Ethan Hawke) mentre in collegamento c’è Nat Wolff, assente il protagonista Andrew Garfield.
“Ho voluto raccontare una storia immersa nella cultura della mia generazione e dei ventenni di oggi, la manipolazione, l’influenza dei social, ho cominciato ad esplorare quel mondo e confesso che ero piena di pregiudizi che via via sono svaniti.
Con questo racconto ho provato ad entrare in quella che è la dimensione culturale del nostro tempo ma ci tengo a dire che non ci sono giudizi. Eravamo io e il mio cast pronti a detestare queste persone, ma poi li abbiamo solo rappresentati”. Al centro c’è Instagram, Youtube, TikTok, i video vuoti, divertenti, spiritosi, senza capo né coda che ipnotizzano i ragazzi di oggi, magari orientano il loro modo di essere, di vestire, di truccarsi, elevano a personalità dei nullatalenti e sono pronti a cambiare idolo con un’onda di pollici giù.